Perché iniziare a scrivere è stato come abbattere un muro.

E come Medium potrebbe essere il mio prossimo scheletro.

Questo è il mio primo post su Medium. Eppure la mia storia con la scrittura è complessa quanto silenziosa.

Capitolo uno. “I viaggi di Intshebe”

Ho partorito l’idea di scrivere un blog parecchi mesi fa. Ho iniziato con Blogger. “I viaggi di Intshebe” parla di un uomo che viaggia in tutte le epoche del mondo, esplorando tutte le decisioni, tutte le possibilità possibili. Una sorta di quarta dimensione dell’animo umano. Il blog è ancora online, non ho intenzione di abbandonare l’idea, contiene solo il primo testo che ho riscritto due volte, e che ha dovuto subire due traslochi, da Blogger a Wordpress, e poi da Wordpress a Tumblr.

Cosa è accaduto?

Ho sempre considerato l’idea di scrivere un blog come un obiettivo da raggiungere. Aprire “I viaggi di Intshebe” in qualche modo ha colmato il mio desiderio. Ho aperto un blog, scritto il primo articolo, ho dimostrato a me stesso di poterlo fare.

Questo non significa che il mio interesse verso il “I viaggi di Intshebe” è diminuito, anzi.

Capitolo due. “Padronanza”

Ho smesso di scrivere “I viaggi di Intshebe”, sentivo che le mie dita non erano abbastanza allenate per un progetto così impegnativo. Testi non facili, ed io, novellino tra le lettere, sentivo di dover accantonare il progetto, per poi recuperare la mia creatura più in là nel tempo.

Ho accantonato “I viaggi di Intshebe”, ma la mia voglia di scrivere era più forte che mai.

Nasce “Padronanza”, un Blog in cui avrei dovuto scrivere di ciò che amo, dei miei Life Hack, di ciò che utilizzo e di come lo utilizzo, delle relazioni tra uomini. Anche qui scrivo il primo articolo, lastricato di buone intenzioni, e abbandonato in solitudine.

“Padronanza” nasce come lo spazio in cui poter riflettere. Questo semplicemente non funziona. Non sono mai stato capace di scrivere un diario personale, la pressione di dover aggiornare un blog pieno di riflessioni mi sembrava come scrivere un diario, un diario accessibile a chiunque nella rete. 
È chiaro che l’idea non è stata delle migliori, ma sentivo di dover trovare un compromesso, qualcosa che mi permettesse di scrivere, di essere letto, senza alcuna pressione.

Capitolo tre. Medium.

Questo capitolo nasce qui. Quindi mi rivolgo direttamente al diretto interessato.

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Caro Medium. Vendendo come mi sono comportato nel web probabilmente avrai paura di me. 
Potrei abbandonarti, scegliere di portare i miei articoli in un altra dimensione, dimenticarti.

Le mie dita potrebbero deluderti, eppure dovrai fidarti di me, perché ho capito dove ho sbagliato.

Io non ho bisogno di uno spazio tutto per me. Ho bisogno di un gruppo per comunicare, e tu, caro amico verde, hai creato una community di persone che scrivono, e leggono, e scrivono di ciò che hanno letto. 
Semplicemente non voglio trovarmi sperduto nel web.
Carissimo Medium, ti dico la verità, anche io ho paura di fallire, di non riuscirci, di dover ammettere a me stesso che scrivere non mi riguarda. 
Ma sono molto fiducioso, perché da questo via vai di idee, progetti accantonati e parole buttate giù, c’è qualcosa che ho imparato:

Non esistono fallimenti, esistono solo momenti sbagliati per provarci.

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