Un’estensione di noi stessi, oggi più che mai
Valeria Capettini
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Ho trovato estremamente interessante il confronto semplice ma perfettamente calzante che Valeria fa tra lo spazio reale, fisico, conquistato sul tram e lo spazio virtuale creato da Spotify. Allo stesso tempo è confronto e sovrapposizione, come se Spotify fosse una parte in più del suo corpo, un ulteriore “strumento fisico” che la aiuta nella naturale operazione mattutina del volersene stare per i fatti propri. Non c’è divisione, c’è compenetrazione tra l’app virtuale che però entra realmente nel reale.

Anche io lo trovo ironico e ben scritto nonostante il jazz non sia mai riuscito a far breccia nel mio cuore.