Servitore, e non aguzzino

Un mio caro amico diceva che l’80% dei problemi si risolvono con una risata. Personalmente credo che la maggior parte dei problemi siano causati da intoppi nella comunicazione: non ci si ascolta, o si ascolta avendo già una risposta pronta in bocca, o si parla stando anchilosati sulle proprie posizioni, senza predisporsi alla possibilità di cambiarle. Se fossimo tutti più attenti a ciò che gli altri hanno da dire, vedendo l’altro come un elemento di ricchezza, se “perdessimo” del tempo a riflettere prima di parlare, le parole sarebbero nostro servitore, e non aguzzino.
Mi chiamo Alessandra, sono nata in Perù e ho trascorso gli anni d’infanzia tra Perù, Brasile e Italia. Da ormai due terzi della mia vita sono tornata italiana a tempo pieno, tra le Marche, Roma, Firenze e Milano. Amo leggere, amo le diverse culture, scovare nuove parole e adoro le lingue. Sono cresciuta mescolandole e mi ci perdo volentieri dentro, confondendole e rispettandole al contempo.
Non a caso ho studiato Lingue e letterature, e dopo essermi divertita a studiare i libri, mi sono messa a correggerli: lavoro in editoria da vari anni. Da un anno pieno però il mio lavoro principale è nell’ambito della comunicazione, e così che sia in un modo o in un altro sempre con le parole ho a che fare.
Si dice che ogni italiano abbia scritto almeno un libro, che tiene nascosto nel cassetto (sono pochi i folli che hanno il coraggio di tentare il mercato editoriale italiano per pubblicarlo). Io non ho mai avuto il desiderio di scrivere, forse perché preferisco raccontare a voce e dialogare nel racconto (i miei monologhi mi annoiano). Almeno finora. Ora che la comunicazione avviene online, che invece di dirci le cose le scriviamo, e andiamo incontro a tragici — quanto, talvolta, patetici — malintesi, ora che cerchiamo solo briciole di informazioni a pillole — una sorta di power food comunicativo: broccolo concentrato.
Vorrei ascoltare le voci polifoniche del mondo perennemente connesso, ascoltarle, rifletterci, elaborarle. Provare ad aggiungere un’altra voce a questa polifonia, sperando di abbellire — almeno un poco — la sonata.
E in questo ascolto, dialogo, nella sintesi del coro di voci la mia vita — e forse anche la tua — ne sarà illuminata.
