Roma: un impero fondato sull'asilo e l’integrazione

“L’assoluta preponderanza di figure di profughi nelle storie sull'origine di Roma. I miti romani degli inizi sono, molto spesso, miti che hanno a che vedere con esuli, con figure bandite dalla loro terra d’origine, per le quali l’area dove un giorno sorgerà la città è un luogo di rifugio, magari con un passato torbido e spesso in fuga dalla giustizia”
(dall'introduzione a Un’Altra Storia di Roma - Origo Gentes Romanae - a cura di Mario Lentano).

Gli incontri casuali spesso segnano le nostre vite in modo profondo. E’ questo il caso del mio incontro - qualche giorno fa in libreria - con un piccolo libro che mi ha letteralmente chiamato: l’edizione curata da Mario Lentano dell’Origo Gentes Romanae, di autore anonimo.

Anzitutto ho scoperto che la storia delle origini di Roma, come tutti la conosciamo dai testi di Virgilio, è solo una delle versioni che gli stessi Romani tramandavano. Numitore cede la corona al fratello Amulio, in cambio di grandi ricchezze? Rea Silvia stuprata dallo zio Amulio, e non da Marte? Remo era un po’ tardo? La Lupa era in realtà Acca Laurentia, moglie del pastore Faustolo e donna di facili costumi (da cui i Lupanari)? La storia prende vita, si trasforma, escono fuori risvolti inattesi e - per certi versi - anche più coerenti.

Ma la cosa che mi ha colpito di più, vuoi forse per l’attualità del tema, è quella riportata nelle poche righe che ho citato all'inizio, tratte dalla bella introduzione proprio del curatore dell’edizione. A partire dal nome della regione, Lazio, che deriva da Latere (= nascondere) da cui Latium, questa era una terra di esuli, rifugiati, latitanti in fuga dai propri paesi e in cerca - appunto - di un rifugio sicuro. Tant'è che ai piedi del Campidoglio c’era l’Asylum, dove chiunque - libero o schiavo che fosse - poteva trovare rifugio e protezione.

Secondo la tradizione, i primi latitanti che trovarono rifugio nel Lazio furono, a seconda della versione, Saturno e Giano: il primo scacciato dai figli (e a buon diritto, visto che li mangiava); il secondo forse da identificare con l’eroe greco Ione, figlio illegittimo di Apollo e della principessa ateniese Creusa il quale, dopo un’infanzia difficile, si trasferisce nel Lazio per sfuggire al proprio destino.
Poi gli Aborigeni: forse discendenti di coloro che - per sfuggire al diluvio universale - si rifugiarono sulle montagne (ab + ore, dal greco “monti”), o forse solo un popolo errante (Aberrigeni, quindi erranti).
Fu Evandro il primo a stabilirsi sul colle Palatino, dopo aver abbandonato l’Arcadia per aver ucciso il padre (o forse la madre, in altre versioni).
E poi arriviamo a Enea, altro esule e - oltretutto - forse proprio il traditore che aprì le porte di Troia agli Achei e ne decretò così la caduta (altra bella sorpresa: ma come, Enea un traditore? E quindi Ulisse non ha meriti?).

Insomma, lo stesso Virgilio parla di razza mista, di un popolo nato dalla fusione di tanti, dove ognuno ha portato il proprio contributo per arrivare a creare quell'impero che tutti conosciamo e che andava dunque tanto fiero delle proprie origini, che ha saputo gestire nei secoli l’appartenenza a Roma, ossia la cittadinanza, in modo strategico, per premiare un alleato o per legare un nemico vinto con un vincolo indissolubile e renderlo così amico.

Come si fa a non pensare allo stridente contrasto del momento attuale: di là, una scelta consapevole di integrazione e accoglienza che ha prodotto la nascita di un grande impero; qui invece il ritorno alla difesa di tradizioni locali che ormai sono anacronistiche e prive di qualsiasi valore e utilità.

La scelta dell’integrazione, dell’accoglienza del diverso, del lontano, dell’altro, è una strategia che la vita su questo pianeta ha adottato fin dagli inizi. E’ una precisa strategia dettata dall'esigenza di difendersi dai virus: modificare il codice genetico ad ogni nuova generazione, questo è l’obiettivo della riproduzione mediante unione tra individui diversi della stessa specie, ed è la scelta adottata praticamente da tutte le forme di vita conosciute, animali o vegetali. Solo così, dall'incontro con il diverso, la specie migliora, evolve, si rinnova.

E la specie “Uomo” non sfugge a questa regola: i “prodotti migliori” della nostra specie non sono certo i nati da unioni tra consanguinei o parenti, tutt'altro, tant'è che abbiamo una serie di tabù che ci tutelano dalle unioni tra individui con un legame di parentela troppo stretto. E invece, guardiamo con ammirazione i figli di genitori di etnie diverse.

Ma pensiamo semplicemente all'impatto che alcuni figli o nipoti di immigrati negli USA hanno prodotto sulla nostra economia attuale (e mondiale):
- Steve Jobs (Apple): Siriano di 2° generazione
- Sergey Brin (Google): Russo, 1° generazione
- Larry Ellison (Oracle): Russo, 2° generazione
- Jeff Bezos (Amazon): Cubano, 2° generazione
- Jerry Yang (Yahoo): Taiwan, 1 generazione
e la lista sarebbe molto, molto lunga.

E’ proprio l’integrazione, la fusione delle diversità che ha reso alcune specie così forti, alcune nazioni così importanti e che ha fatto di Roma il centro di un grande impero.

Concludo con una bella argomentazione che ho letto a favore della tolleranza e dell’integrazione e contro il razzismo: oggi siamo circa 7,5 miliardi; ognuno di noi ha due genitori, 4 nonni, 8 bisnonni. In teoria, andando a ritroso negli anni, la popolazione mondiale dovrebbe aumentare. E invece no: ai tempi della nascita di Gesù, per esempio, eravamo probabilmente 200 milioni, 50 milioni nell'anno 1000 A.C. Va da se che, se oggi siamo oltre 7 miliardi, abbiamo tutti un certo grado di parentela.