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Questo è un ritorno, beh a dir la verità non è un vero e proprio ritorno. Piuttosto un iniziare a scrivere seriamente. I miei primi post era superficiali, per nulla interessanti. Tralascio le varie spiegazioni di quel tempo che fu.

Ora è tutto differente. La visione delle cose, più chiara. La ricercatezza delle cose in modo differente, concentrare la propria energia sulle piccole cose che ci circondato.

Mettersi su una panchina ad occhi chiusi, durante una giornata estiva, con una leggera brezza, in silenzio completo ad ascoltare ciò che ci circonda, è un esercizio meraviglioso. Forse è una cosa complessa da fare proprio oggi che siamo circondati da estremi stimoli, da interessi variegati, dall’essere costantemente connessi per eseguire il nostro compito quotidiano di comunicare col mondo esterno. Dare risposte a tutti, conoscere persone, essere socievoli, essere costantemente sorridenti.

Black Hole Sun

Alla fine la ricerca costante della frase d’effetto da mettere sullo stato di Whattsapp, dell’essere cordiali, programmati per essere amichevoli a tutti i costi.

Vi chiederete: e tu? non sei mai stato così?

Certo! In certi momenti ero anche sotto, avevo sempre più tempo per gli altri, piuttosto che per me stesso, mi sentivo quasi in debito con gli altri, dovevo dare soluzioni, essere di aiuto per gli altri, dovevo rispondere in tempi brevi, essere sorridente, cortese, cordiale..avere grande cuore non è facile.

Provate ad immaginare la seguente situazione, durante un naufragio state per saltare sulla scialuppa, ma vedi persone che all’apparenza soffrono più di te, e li fai salire prima, e via dicendo, fai salire sempre più persone, e tu rimani sulla nave che affonda.

Alla fine rimani sempre sulla nave, che sempre di più affonda, e nessuno cede il suo posto per te, e ti guardi attorno e non vedi nessuno che ora, finite le scialuppe, ti può aiutare.

Ecco, ho finito di rimanere da solo. Una sensazione brutta, angosciante. Rimanere soli è il punto di partenza per una riscoperta di noi stessi. Meglio che essere in compagnia di persone che ti fanno stare da solo.

La nostra semplice compagnia è la miglior situazione possibile. Senza contare sull’aiuto di chi ha una personalità non allineata alla nostra, è il più bel regalo che potremmo farci per il nostro sostentamento, per la nostra sopravvivenza in questa società piena di ansietà.

Il tempo prendiamocelo, il nostro tempo, il nostro silenzio, il nostro essere. Rimaniamo pieni di noi stessi, delle nostre volontà, senza dipendere dai giudizi degl’altri; dipendiamo da noi stessi.

Il progresso ci ha reso amebe intellettuali, non capaci di guardare negl’occhi le persone, constantemente intenti a postare, a rispondere, a controllare gli Stati altrui. Non alzando lo sguardo di chi invece merita attenzione. Non guardiamo davanti a noi, ma in basso. Illuminati da uno schermo touch. Questa è la nostra società basata sull’immediatezza.

Sì è ad un concerto, e perennemente al telefono per imprimere gli attimi nella memoria fisica materiale nel mentre non alziamo lo sguardo per osservare ciò che abbiamo di fronte, non ci godiamo il momento, percependo tutte le sensazioni, i colori, i suoni. La nostra mente è concetrata su altro; sul post, sulla chat.

La situazione a cena è perennemente assurda. Una coppia parla meno e chatta di più. Quanti di noi ha visto coppiette più intenti a ‘parlare’ con qualcuno tramite il telefono piuttosto che parlare con chi si ha di fronte. Non entra in causa l’educazione, ma per un fatto di abitudine. Controllare se qualcuno ci ha mandato un messaggio. E’ l’attività principale.

Questa è una scena che ho vissuto a parti inverse.

Ritornare alla vecchia e normale abitudine, di non essere per forza sempre sorridenti, non per forza essere sempre socievoli. Essere anche di poche parole, malmostosi, irati, senza voglia di parlare, oppure essere giosi, allegri, essere quello che in quel momento ci sentiamo di essere.

Non legati a quello che gli altri pretendono da noi. Rimanere da soli, è essere con persone che non ti conoscono, che ti fanno stare da solo. Pensiamo prima a ciò che il nostro essere vuole in quel momento. Vuoi uscire di scena: fallo, vuoi parlare: fallo, vuoi ridere: fallo, vuoi rimanere su un prato in silenzio: fallo. Fai le cose per tuo conto, senza gli altri, la più bella cosa è essere noi stessi nei confronti del nostro io.

Una parentesi la apro relativamente alla volontà di scrivere online tutto ciò, ebbene metto in modo pubblico dei miei pensieri, e meramente mi potrei allineare come tutti quanti. L’ansia di pubblicare, di condividere ciò che ci piace, senza tenere il segreto o il pensiero per noi. La scelta è stata ponderata, e scriverò solo considerazioni che tutti posso fare, senza millantare una conoscenza superiore, che per altro non possiedo. Non sono certo l’essere migliore su questa Terra, anzi, pieno di difetti di rimetto alla mercè di cosa le persone possono pensare di me, ma è l’approccio che è differente rispetto il passato.

Scrivo e apro quella piccola porta su me stesso, senza farmi influenzare dei giudizi. Rispettando me stesso, senza influenza. È solo una piccola parentesi di miei pensieri, mere constatazioni nulla di più.

Detto ciò manteniamo il nostro sano egoismo verso noi stessi. Non rendiamoci prostitute morali verso gli altri, non concediamoci alla massa delle banalità. Le più grosse banalità è seguire il progresso meramente, senza distinzione, senza senso critico. Senza la minima coscienza necessità di staccare la testa da ciò che ci opprime, che ci deprime, a cui non riusciamo a dare un freno. Intrinseca è la volontà di non perdere le persone, ma le perdiamo in continuazione, come gli oggetti, senza neppure accorgencene. Incolpando gli altri delle nostre mancanze, rimanendo ciechi, ma infautati dall’illusione che ci rende la società, e soprattutto quello che abbiamo in mano.

Diamo importanza a chi illumina di banalità, di forzature, a chi tradisce le nostre aspettative, ci rende vivi, e tristi subito dopo. Viviamo nelle illusioni; usciamone. Non illudiamo, il nostro equilibro è fondamentale, diamo dei No decisi, rendiamo giustizia a noi stessi, solo così selezioniamo chi realmente vuole fare parte della nostra vita, e che saprà rispettare i nostri silenzi, e il nostro essere.

Altrimenti è un fallimento su tutta la linea. Cadete, e rialzatevi, conoscetevi, siate ottimisti verso voi stressi, ridete da soli, dite sciocchezze, ma ditele se vi fanno stare bene, prendete l’auto e andate in montagna, coricatevi sul prato, godetevi l’aria, i monti, il lago, l’acqua, il vento, il rumore della natura; respirate, che alla fine dei conti è la cosa necessaria per noi: Respirare.

Ah nel frattempo spegnete il cellulare, e staccatevi dal mondo. Ne trarrete solo benefici.

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