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Pulp Fiction

Questa scena tratta dal film Pulp Fiction rappresenta una buona parte di ciò che dovrebbe essere la corrispondenza tra le persone. Trovare una persona con cui ballare a piedi nudi davanti a tutti che osservano, chi scandalizzato, chi invidioso, chi non curante, chi sbalordito, o altro.

Ballare al medesimo ritmo, passi, sguardo rivolto alla propria volontà di evadere dalle convenzioni sociali. Al nostro io, che in quel momento sfoga il suo istinto di non venir ingabbiato. Alimentare il nostro essere, la nostra anima, il nostro aspetto interiore.

Mettere da parte la nostra personalità, che molte volte limita la percezione delle cose. L’ira, la gelosia, l’invidia, alimenta molte contraddizioni, inganni, crea delle notevoli incomprensioni. La frase fatta “Viviamo d’amore”, è al quanto corretta, oltre che di difficile applicazione.

Per facilitare la comprensione cito un’estratto da Wikipedia, che tutti noi conosciamo, « Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone è centrale a questo proposito: Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui. »

Il personaggio interiore, estraneato dalla quotidianità, dai ritmi frenetici, dalla tecnologia. L’uomo è nato nella natura incontaminata, e li può ritrovare il suo vero essere; la sua essenza, e la sua pace.

A mio parere da informatico, e di cui ne sono ampiamente convinto, la tecnologia che abbiamo in mano, e che osserviamo ogni santo momento della giornata, ci ha snaturato e resi ‘più molli’. Inclini alla banalità, alla poca costanza, all’indecisione quotidiana, alla regola ‘delle possibilità infinite’, all’illusione gratuita, e senza pretese.

Nonostante le notevoli innovazioni, ma si è rimasti fermi, o regrediti, nella comprensione umana. Nel proprio essere, fermando la propria natura, e aumentando l’indecisione di massa, oltre che alimentare l’odio, e l’egoismo.

Chiariamoci, questi aspetti ci sono sempre stati, non è che scopro l’acqua calda. Nei tempi moderni, rispetto al passato, a mio parere, stiamo aumentado gli aspetti negativi durante il quotidiano. Quanti di noi vedendo un amico, o un collega che ha successo, rimaniamo invidiosi, quando il nostro partner parla con una persona di nostra non conoscenza, e proviamo gelosia. Quando desideriamo una breve e intensa conoscenza delle cose e mettiamo da parte i veri affetti, rischiando di perderli. Gli affetti, come le persone non sono oggetti, inanimati. Gli oggetti si buttano, si rompono. Ricordiamoci sempre che se incidentiamo l’animo delle persone a noi vicine, influenzeremo il loro modo di essere nei nostri confronti, sia a livello positivo che negativo.

Ammettiamo un fatto, si discute di azioni politiche con una persona che reputiamo di conoscere, emergono evidenti incomprensioni, e ammettiamo che da quel momento la nostra visione di quella persona è differente. Oppure anche in altri campi, come le attività sportive, le passioni, la visione di vedere la quotidianità. Tutto ciò aumenta la percezione delle conoscenze verso chi abbiamo davanti. Modificando il relativo comportamento.

In questo caso la personalità emerge, mettendo limiti nella conoscenza, e nella coerenza di quello che siamo.

Certi non siamo degli automi, come sembra che ci vogliano far diventare. Pensate a quelle pubblicità delle famiglie felici che si alzano la mattina tutti già perfetti. Scommetto che nessuno istintivamente si alza ed è già iperattivo appena spalanca gl’occhi. Noi si lavora, si fatica, si pensa alla realizzazione personale, ai problemi della casa, della famiglia, degli amici. Ci svegliamo la mattina e l’unico pensiero è “ancora 5 minuti”. Ognuno di noi almeno una volta l’ha fatto questo pensiero. Le pubblicità, i giochi bambineschi del trono delle regine e tronisti, il gossip da Novella 2000, la rapidità delle informazioni, tutti vestiti uguali come se avessimo l’acqua in casa, tutti con la cresta perchè un determinato giocatore di calcio lo fa, tutti a giocare con l’applicazione del momento, a conoscere la gente tramite la chat, a prendere l’ebook nuovo con la retroilluminosità, ad essere esperti dell’ennesima serie tv del momento.

Ma! Nessuno che sappia fare una frase semplice col congiuntivo. Pochi sanno chi è Tesla, pochi che leggono un libro, che sanno cosa vuol dire corteggiare, che guardano gl’occhi della persona con cui si parla senza distoglierli, in pochi sanno che il cellulare lo si può bloccare, come si possono disinstallare le applicazioni, bloccare le persone virtuali, bloccare le conversazioni che sono li dentro, nel cellulare. Viviamo nell’epoca della quantità, e non della qualità.

Fermiamoci vi prego, prendiamo un caffè, o una qualiasi cosa, attorno al tavolo, guardiamoci, viviamo all’aria aperta, smontiamo la testa dal lavoro, viviamo il nostro ritmo.

Notate una cosa, alla fin dei conti finisco sempre nella medesima considerazione. Giusto, sbagliato? non lo so e non è di mia competenza.

Una cosa che odio, ma oddio non è che odio in quanto mi infervorisco, ma nel senso che non riesco a concepire, è ora questa moda di acquistare quegli orologi che monitorano ogni cosa durante la nostra giornata, soprattutto a livello di ‘movimento’, e durante l’attività fisica. Serve proprio un orologio che ce lo dica? Personalmente non lo acquisterò, come neanche un kindle, come anche iscrivermi a quelle chat di incontri, come anche trovare il tempo per un caffè, per esplorare la natura, ascoltare il silenzio, ascoltarmi, per bloccare il cellulare, ascoltarmi una prestazione di Freddie Mercury, un assolo di Ritchie Blackmore o di Buddy Rich, andate a vedere la riva del mare al tramonto, o anche di un fiume, coricatevi, e guardate l’erba e i suoi abitanti. Il mondo che ci circonda è la nostra casa, non creamocene una differente, fittizia.

Questo è il secondo articolo, e prometto che la smetto di affrontare questa tematica. Dal prossimo cambierò. :-)

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