Introduzione

Alessandro Tegagni
Jul 27, 2017 · 4 min read

Intro

L’accelleratore si abbassava, Luca correva veloce, sguardo fisso sulla strada. Voleva una sigaretta e un bicchiere di whisky di quello buono. La notte avanzava, ma il terribile bisogno di parlare forse con la persona sbagliata in quel momento, ma l’unica che poteva ascoltare certe cose.
Svolta a destra e la mente è già nel locale. Il buio era quello che ci voleva, vodka liscia per iniziare.

Eccola, si avvicina da sola, passo svelto. Lo stava aspettando. Il lavoro di cameriera le era stretto, fingeva sorrisi e parole educate, mentre dentro di lei stava scoppiando una guerra. Proprio come lui.
Avevano bisogno l’uno dell’altro. Lo avevano capito sin da subito.

“Hey, ciao, sei arrivato tardi. Credevo che non arrivassi più”, biondissima, modi delicati, sguardo penetrante. “Si, ho avuto da fare, ho bisogno di parlare.”
“Mi prendo una pausa — Hey boss posso dieci minuti?”
“Certo, anche venti, hai lavorato più del solito oggi. Te li meriti, e il giro di vodka lo offro io”
“Tu cosa vuoi? ancora Vodka” la mano di lei era già sulla spalla. Sapeva cosa doveva fare con lui per ammorbidirlo
“Per me sambuca liscio”
“Ok, ricevuto, tu vodka solita?”
“Prendo quello che prende lui”
“Andate ve li porto”

Il tavolino era uno di quelli messi all’angolo, di quelli consumati, vecchi, messi li proprio per fare numero. Sedie malconce.

“Dimmi cosa è successo”
“Lei è uscita con l’altro, mi sento nuovamente tradito. Tradita la mia fiducia, la mia speranza”
“Ascolta, se lei ha deciso così, lasciala sbattere la testa. Fallo per lei, ma soprattutto per te. Lasciala stare.”
“Tu non capisci, è l’unica che mi è entrata dentro, sento ancora il suo odore sulla mia pelle.”
“Senti Luca, da quel poco che ti conosco hai un fuoco dentro che non ho mai visto, hai passione, hai testa, tu hai quelle cose che tutti gli altri uomini non hanno; lealtà e amore vero”
“Lei non lo vede così, ma..”
“Lasciami finire, lei è là con l’altro. Tu sei qui con me. Io ti ascolto, lei no. Io ti sto guardando negl’occhi, e vedo tristezza, vedo delusione. Lei questo non lo vede perchè non vuole vederlo. Io voglio vederlo.”
“Andiamo di là, ho bisogno di luce, di stare da soli.”
“Certo, dico agl’altri di non disturbarci.”

Lo stanzino era un sotto scala, con un divano che lo staff usava per rilassarsi dal chisso delle sale superiori. Dava intimità, silenzio. Luca si sedette pesante, lei accanto a lui accavallando le gambe nude, la gonna scura era fin troppo spessa per il caldo di stagione. Agosto non stava perdonando.

“Luca, senti, è da due settimane che ci parliamo tutti i giorni, mi hai confidato ogni singola cosa. Ti ho detto come la penso. Tu la ami, si anche con ogni cellula del tuo corpo, e la delusione è colpa sua. Sono d’accordo che si è comportata da stronza con te, ma chi ci pensa a te? Tu da solo non riesci, lasciati aiutare”
“Sofia, l’unica cosa che voglio è abbracciarla, e baciarla”

Sentì la sensazione di occhi puntati addosso, si girò, e la vide osservarlo intensamente. Lei lo voleva, quella era la sera che glielo voleva dimostrare.

“Sofia aspetta..”
Le si mise a cavalcioni, e lo strinse a lei, gli bacio il capo, la fronte, labbra calde, occhi fissi, intensi.
Si abbracciarono finalmente.
“Baciami e fammi vedere che hai dentro, non limitarti con me, fallo e basta”
Lui tentennò, aveva un viso nella sua mente e nel suo cuore, ma davanti aveva un’altra persona, che stava facendo quello che lui più di ogni altra cosa aveva bisogno; passione.

“Scusa”, bevette d’un fiato il bicchiere di sambuca liscio, e la prese con tanta intensità, che lei sembrava una piuma.
Solo baci, carezze, niente sesso. Era ciò che voleva lui.
Lei era felice “Non mi importa se non l’abbiamo fatto. Mi hai dimostrato ancora una volta che persona sei. Devi essere orgoglioso di te. Lei prima o poi si pentirà di cosa sta perdendo.”
“Sofia lo sai che tra di noi non potrà mai andare avanti”
“Lo so, io non voglio che vada avanti. Non voglio legarmi, ma tu maledetto, mi prendi dal verso giusto sempre. Sono piena di difetti e vi odio voi uomini. Tu no, bastardo non riesco ad odiarti. Ho voglia di stare con te.”

Si baciarono sulla guanca prima di uscire dal locale.
Si erano fatte quasi le 5 del mattino, a breve doveva anche tornare al lavoro.
Mandò un messaggio alla sua grande delusione. Non riusciva a staccarsi da lei, non poteva e nè voleva.

Qualcosa doveva fare, qualcosa di immediato, di forte, di definitivo.
Stava scoppiando.

Il mondo doveva finire. Necessitava di quel cambiamento che da troppo tempo ambiva. Doveva dare ascolto a quella voce, che in tutte quelle notti lo incitava a tagliare fisicamente quelle teste, far sfogare il suo lato peggiore. Come se una parte di se stesso stesse scalpitando per uscire dall’isolamento.

Cercava di mantenere la calma, ma dentro di lui c’era molto altro, e questo lo spaventava.

    Alessandro Tegagni

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    sparate complete di ilarità