L’importanza dell’hashtag nell’ambito museale

I media digitali iniziano ad essere impiegati sempre più anche nell’ambito museale e si verifica così un vero e proprio cambio di paradigma in quanto i musei non vengono più considerati solamente come degli organismi di conservazione di un particolare patrimonio culturale e come degli scrigni appartati, ma come soggetti essi stessi mediatici capaci di aprire innumerevoli rapporti con il mondo esterno. È la dimensione social ad iniziare a svolgere un ruolo sempre più fondamentale in questo campo in quanto utile a promuovere, attraverso per esempio immagini, clip, canzoni e video, iniziative e progetti che consentano ai fruitori di essere sempre adeguatamente informati sulla realtà circostante. Vediamo ora brevemente qualche iniziativa italiana.

In occasione della #MuseumWeek 2016 su Twitter, il Museo dell’Orologio di Tovo S.Giacomo a Bardino Nuovo, nell’entroterra di Pietra Ligure, è entrato nella Top list dei 10 musei mondiali posizionandosi al 5° posto per numero di Tweet e questo testimonia l’intenso lavoro svolto dal Museo nell’ambito social. È sicuramente stato un grande risultato per il piccolo Museo che si trova in compagnia di musei di dimensioni notevolmente maggiori quali il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Museo del Prado di Madrid, solo per citarne alcuni tra i più importanti.

Ma cos’è il #MuseumWeek? Si tratta di un progetto lanciato nel 2014 da dodici musei parigini, in collaborazione con Twitter France, che permette, ancora oggi, di raccontare l’arte attraverso un tweet, quindi con 140 caratteri. In alcune settimane dell’anno prestabilite si lancia questo hashtag che consente a chi ha visitato almeno un museo durante quella settimana di condividere la propria esperienza e confrontarsi con altri utenti social attraverso continue risposte e reetweet. L’obiettivo è quello di creare dibattiti partecipativi riguardanti l’arte e la cultura, dando voce anche a musei che non sono ancora entrati pienamente a far parte di questo universo social. In quella settimana i social manager del museo hanno il compito di gestire il progetto su Twitter attraverso diversi temi suggeriti con un hashtag di riferimento. Da Palazzo Madama di Torino il 27 marzo di quest’anno, per esempio, è stato proposto il seguente hashtag: #MuseumNomination. Tutti i musei italiani e internazionali nominati, dovevano raccontare cos’è un museo in un video di pochi secondi, nominando, a loro volta, un’altra istituzione che doveva replicare. L’obiettivo, dicono gli organizzatori, è quello non solo di dare un’eco mondiale a questo progetto dedicato alla celebrazione dei musei, ma anche attirare un numero di visitatori ancora più ampio in maniera ludica e partecipativa.


A riprova dell’importanza della dimensione social nell’ambito museale possiamo citare un altro esempio italiano che ha fatto del web una risorsa veramente importante per rendere ancora più attiva l’interazione con il proprio pubblico. Il Museo Archeologico Nazionale delle Marche ha inaugurato, qualche anno fa, una nuova attività online che prende il nome di “#ArcheoQuiz”. Sul canale Facebook e sul profilo Twitter del museo viene postata e proposta, una volta alla settimana, una foto di un sito o di un monumento oppure di un oggetto archeologico che si trova nelle Marche e gli utenti social hanno il compito di segnalare di cosa si tratta e soprattutto dove si trova. Ognuno può dare solamente una risposta e dopo 24 ore verrà data la soluzione corretta. Alla fine del mese, poi, viene pubblicato sul blog del museo un post con alcuni interessanti approfondimenti sui soggetti delle immagini caricate. Attraverso questo gioco online, quindi, gli utenti che si trovano nelle Marche, e non solo, possono aver la possibilità di scoprire attraverso uno schermo musei e opere d’arte che prima non conoscevano. Purtroppo, però, il progetto è terminato con la fine dello stage di Francesco Ripanti, un archeologo esperto in storytelling capo — redattore di “Archeostorie”, una rivista di archeologia online.

Infine sempre nell’ambito dell’utilizzo dei media digitali in un contesto museale possiamo ricordare l’iniziativa #svegliamuseo, un progetto nato nel 2013 per “svegliare” appunto i musei italiani online, sfruttando il potere del Web per creare un effetto rete. Tale progetto cerca di incoraggiare il dialogo tra diverse comunità culturali, favorendo lo scambio di informazioni nell’ambito dei media digitali. I sostenitori del progetto contattano i professionisti che lavorano nella comunicazione dei musei di tutto il mondo per chiedere loro di condividere strategie, consigli, punti di vista e riferimenti. Chiedono poi ai musei italiani di candidarsi volontari per essere “svegliati” e per ricevere una consulenza gratuita da questi professionisti tramite gli incontri di “Svegliamuseo On Air”. Interrogano i musei che sono già presenti online in maniera attiva affinché raccontino esperienze, problematiche e progetti futuri. Per concludere vorrei citare una frase di Alessandro D’Amore, uno dei collaboratori del progetto: “Perché il museo possa essere oggetto di interesse, bisogna trovare il modo di raccontarlo, non c’è ricordo senza emozione e non c’è esperienza senza racconto”.

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