Cyberbulli

Quello che segue è una serie di link e riferimenti che intendono descrivere e definire un ambito di ricerca, quello della violenza online e del cyberbullismo tra bambini e adolescenti. Questa ricerca è stata presentata in due incontri rivolti ad insegnanti di scuola primaria e secondaria, che si sono svolti a novembre e dicembre 2016 tra Terni e Perugia.

I miei appunti non intendono essere un manuale esaustivo o una guida per insegnanti 2.0, piuttosto vogliono servire da caleidoscopio per osservare diverse sfaccettature di ciò che ci circonda. Sono rivolti in prima istanza agli insegnanti, che hanno il privilegio di avere una finestra quotidianamente aperta sulle nuove generazioni.

Le direttrici principali su cui si snoda la ricerca sono: il mondo fisico e il mondo digitale, la differenza di codici e linguaggi tra le generazioni, l’approccio consapevole e curioso verso la tecnologia e l’innovazione, la consapevolezza che la rete non è una trappola in sé, ma dato che è un prodotto dell’uomo (e che quindi può essere gestita e governata dall’uomo), è chi la utilizza che può farlo in modo lecito o illecito, scegliendo quali sentieri percorrere.

Un riferimento iconico sulla diffusione dell’odio online sul pianeta terra, nell’anno 2016.

Intro

– Da quando lo scopo di internet è violare la privacy della gente?
– Dal 6 agosto 1991.*
Futurama

*Wikipedia dice: 6 agosto 1991 — Tim Berners-Lee pubblica il primo sito World Wide Web nella rete internet, dando vita al fenomeno www.


Una premessa: parlare di bullismo o cyberbullismo è parlare di gruppi e community.

“Ci prenderemo cura l’uno dell’altro e dormiremo tutti ammucchiati” così dice Max, il protagonista del film “Nel Paese delle Creature Selvagge” diretto da Spike Jonze nel 2009 ed ispirato all’omonimo libro per bambini di Maurice Sendak.

Max pronuncia quella frase dopo esser stato incoronato re dalle creature selvagge che abitano il mondo in cui è arrivato, dopo esser scappato da una ramanzina della mamma.

Max diventerà capo di quel gruppo, ma presto si renderà conto che mantenere armonia tra i vari individui di quel gruppo non è un gioco da ragazzi. Capirà che, come nel gruppo dei mostri l’armonia è messa in pericolo dall’egoismo di uno di loro, così nella sua famiglia i suoi stessi comportamenti infantili ed egocentrici mettono in pericolo la serenità e la gioia di tutti.

Nel film, come nel libro, Max ritorna nella sua cameretta e ad aspettarlo c’è la minestra della mamma ancora calda.

Ho voluto iniziare con questo racconto perchè questo film, da sempre, ha rappresentato per me una metafora molto calzante sulle dinamiche dei gruppi. Parlare di bullismo (cyber o no) significa parlare di dinamiche consuete a qualsiasi tipo di aggregato sociale umano: classe, riunione di condominio, gruppo di amici, colleghi…


Indice

L’indice della ricerca non va letto necessariamente in modo lineare, secondo il principio dei 10 diritti del lettore di Daniel Pennac, si può leggere questi appunti in qualsiasi ordine si ritenga utile: in modo lineare, saltando di palo in frasca, leggendo solo i titoli o perdendosi nelle decine di collegamenti ipertestuali che contengono. Il punto 0 e il punto 8 sono da intendersi come inizio e fine degli incontri, nel mezzo si può spaziare di punto in punto.

0. riassunto delle puntate precedenti

1. Teorie

2. Casi

3. Vocabolario

4. Strumenti

5. Video

6. Play

7. Question time

8. Quindi?


0. riassunto delle puntate precedenti

La prima parte è una zona di ascolto e condivisione: la domanda che ho posto agli insegnanti che avevo di fronte è stata: che cosa resta degli incontri precedenti? Quali parole chiave ci rimangono in mente dall’incontro avuto con il procuratore?

Dal confronto con i docenti i temi emersi sono stati:

  • La relazione tra bullo e vittima.
  • L’ambiente scuola in cui può svilupparsi il bullismo e il contesto famiglia.
  • La necessità di creare una salda rete educativa in cui siano presenti le istituzioni, la scuola, i servizi sociali e le famiglie. Questo punto in particolare ci ha permesso di analizzare la parola rete, esiste la rete del ragno, che è una trappola, e la rete del funambolo, che è una protezione. Non è la rete in sé un’arma, piuttosto l’utilizzo che se ne fa ne può determinare le caratteristiche. Il web è una rete. L’uomo che l’utilizza può farlo per il bene dell’umanità o per le forze del male (…o per tutte le sfumature tra le due cose!).

1. Teorie

I punti chiave che raccolgono le teorie che hanno guidato la mia analisi vertono soprattutto a descrivere il mondo in cui viviamo, il concetto di mondo fisico e digitale. L’idea della connessione tra persone e tra cose, dell’onnipresenza di internet dell’always on (letteralmente “sempre online”, il concetto che a qualsiasi ora vogliamo possiamo essere raggiungibili e disponibili). Per parlare di cyberbullismo e di come teenager e bambini si approcciano all’utilizzo delle tecnologie, sia importante descrivere il contesto generale in cui siamo immersi, l’evoluzione delle modalità di comunicazione e relazione.

Internet e hyperspace: l’iperspazio letteralmente definisce uno spazio avente un numero di dimensioni geometriche superiore alle 3 dello spazio fisico. Con la diffusione della rete internet come strumento di comunicazione l’iperspazio diventa la dimensione naturale in cui siamo immersi.

Social media e community: ambienti in cui teenager e adulti definiscono le loro cerchie e relazioni. Qui un articolo molto interessante a riguardo.

L’odio online: un libro di Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica all’Università Statale di Milano che esplora il fenomeno delle espressioni d’odio online.

Parole chiave: codici di linguaggio (differenze e analogie tra parola scritta, parlata e digitale); la persistenza dei contenuti prodotti online (o la presunta persistenza, il fenomeno delle condivisioni e del copia-incolla…); lo schermo (l’idea che lo schermo del pc o un touch screen possano proteggerci e renderci più anonimi); l’ubiquità (il fatto che, grazie a smartphone e dispositivi tecnologici, ovunque siamo possiamo essere raggiungibili).

Un esercizio utile è pensare tutti questi concetti associati al cyberbullismo. Le azioni dei bulli potevano svolgersi dentro un ambiente circoscritto (la classe o la scuola, ad esempio), raggiungere un pubblico definito (i compagni di classe o di scuola ad esempio). Le azioni del cyberbullo hanno caratteristiche diverse: possono seguirti a casa o ovunque grazie ad una notifica, possono raggiungere una platea molto più grande. Le implicazioni a riguardo sono facili da immaginare.

Riferimenti utili: Danah Boyd, Daniel Miller, Il mondo nuovo guida tascabile, Jaana Juvonen, Sandra Graham


2. Casi

Di seguito una serie di esempi ed analisi di casi di cyberbullismo.

Sandra Milo: uno scherzo andato un po’ oltre (come molti episodi di bullismo)

Ask.fm: su ask un utente può porre una domanda e gli utenti possono rispondere in modo anonimo.

Tiziana Cantone: un caso che ha fatto grande scalpore. Al link un’analisi interessante.

Mario Adinolfi: vittima di cyberstalking o in cerca di popolarità? In un post molto lungo dichiara (o meglio dice) che lascia Facebook per colpa della pagina satirica Welcome to Favelas.

Violetta Bellocchio: la pubblicazione di questo articolo ha generato un “effetto curva nord” nei commenti dei giorni successivi.

Ultim’ora: 2 casi recenti dal mondo che hanno portato a tragiche conseguenze. Nel primo casolo strumento attraverso cui si propaga il bullismo è Twitter, nell’altro c’è poco di cyber, tuttavia…


3. Vocabolario

Una serie di parole di cui è utile conoscere il significato se ci si muove nell’ambiente online/offline. Anche questa lista non ha la pretesa di essere esaustiva, completa e aggiornata. Sono alcune parole attorno cui ragionare e che servono a descrivere l’ambiente in cui ci muoviamo. Sono volutamente non definite per due ragioni: stimolare la ricerca individuale e non aggrapparsi a spiegazioni univoche.

Cyberstalking

Hate speech

Revange porn

Troll

Debunking

Hacker

Flame / Flaming

Shit storm

Hype

Hot topic

Privacy

Big data

Content / User generated content

NSFW


4. Strumenti

Note di metodo: in questa ricerca il focus principale è cercare di definire il mondo in cui viviamo come un continuum di spazi fisici e digitali che si susseguono senza soluzione di continuità. Il termine cyber è da intendersi come modalità di comunicazione attraverso cui si esplicita un atto di bullismo (nell’esempio di Sandra Milo, il mezzo di comunicazione era il telefono). Per queste ragioni gli strumenti attraverso cui si può diffondere il cyberbullismo sono molteplici, difficilmente numerabili e in continua evoluzione. Dipendono molto dalle competenze e conoscenze dei singoli ragazzi. Quella che segue è una lista di strumenti di comunicazione del mondo in cui viviamo.

Siti web: piattaforme come WordPress possono essere usate in modo molto semplice.

Blog: personali o di organizzazioni.

Social network: Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, Snapchat, Ask…

Servizi di messaggistica: Whatsapp, Messanger, Telegram

In questo panorama è importante tenere sotto controllo quali strumenti sono più utilizzati dalle giovani generazioni. Per un insegnante, che ha un confronto diretto e quotidiano con le giovani generazioni, è importante conoscere i trend di utilizzo (statistiche che descrivono quali app sono più utilizzate e da chi). Spesso, come profetizzava Marshall McLhuan, “Medium is the message”, il medium è il messaggio, le tecnologie e gli strumenti condizionano i linguaggi e le espressioni. Una pagina Facebook che racconta questa distanza di codici generazionali è Mamme che usano WhatsApp, una pagina che condivide i messaggi che le mamme inviano ai propri figli su Whatsapp, è una pagina che racconta il punto di vista dei figli, mettendo in mostra le distanze di codici e linguaggi.


5. Video

Una serie di riferimenti video che parlano di bullismo, cyberbullismo e differenza di linguaggi

South Park: la stagione numero 20, attualmente in onda, racconta della scuola elementare di South Park sotto attacco troll. Chi è che prende in giro su Twitter le ragazze della scuola? Tutti i sospetti sembrano portare dritti verso Cartman, il cattivo della serie per antonomasia. Eppure…

Black Mirror: una serie inglese che parla di un prossimo futuro distopico. La fantascienza ha spesso anticipato la realtà. Il secondo episodio della seconda stagione racconta di tematiche molto in linea con gli argomenti qui trattati.

Bullied: un documentario di Mtv in cui dei ragazzi che hanno subito atti di bullismo o cyber bullismo raccontano le proprie storie. Da notare il linguaggio edulcorato e televisivo tipico di queste serie per teenager americani.

Il gamer e il terremoto: durante il terremoto in Nuova Zelanda un gamer (non troppo teen) è in diretta streaming mentre gioca ad un MMORPG e nonostante il terremoto difficilmente riesce ad “uscire” dal gioco. Non si tratta di un video a tema, ma anche qui siamo di fronte ad un fenomeno che descrive le distanze tra online e offline.

Diario di una nerd superstar: una serie americana di Mtv narrata in prima persona dalla blogger più nerd del liceo. In un episodio della seconda stagione si parla di cyberbullismo.

Unfriended: un film prodotto sempre da MTV. Una notte sei compagni di liceo ricevono un messaggio Skype da una compagna di classe che si è uccisa esattamente un anno prima.

Sasso carta forbici: uno spot spagnolo sul bullismo.

La parola all’esperto: Lukas Gym, uno Youtuber italiano molto giovane riceve minacce online, ecco come reagisce

La parola all’altro esperto: Cicciogamer89, un alro Youtuber italiano reagisce a mezzo video ad un episodio di bullismo contro i sui confronti.

La parola agli esperti amici degli esperti: due Youtuber amici degli youtuber di cui sopra esprimono la loro su qanto successo…


6. Play

Di seguito alcune attività e giochi di ruolo per sperimentare nuovi codici di comunicazione.

I ❤ social: in piccoli gruppi, in 20 minuti create un profilo in un social network che non conoscete interagendo con almeno 3 contenuti o profili di altri utenti. Debriefing collettivo sull’esperienza.

I think: prendiamo una pagina Facebook molto seguita (ad esempio quella di Gianni Morandi o Enrico Mentana). Leggiamo l’ultimo contenuto condiviso e i commenti generati. In piccoli gruppi iniziamo ad interagire con i commenti più popolari esprimendo opinioni opposte. Debriefing collettivo sull’esperienza.

Schermi: creiamo insieme una pagina. Creiamo dei profili misteriosi. Condividiamo sulla pagina un contenuto scottante circa un tema caldo. Ognuno dei partecipanti, senza rivelare la sua identità inizi a interagire con il contenuto condiviso dalla pagina. Debriefing collettivo sull’esperienza. Debriefing collettivo sull’esperienza.

Vero o Falso? Tutti i partecipanti dovranno alzarsi e andare al centro dell’aula. Si muoveranno a seconda che, per loro, l’affermazione che sentono sia vera o meno. Tre pareti distinte rappresenteranno l’area “è vero”, “non è vero” e “non so”. Dopo ogni domanda ci sarà un confronto circa le opinioni e il perché delle scelte individuali o di gruppo. Le domande riguarderanno il web e le community in generale.

Insegnanti, genitori e alunni: gioco di ruolo. Divisi in tre in tre gruppi (genitori, insegnanti e alunni) ciascun gruppo in 20 minuti discuterà circa un episodio di cyberbullismo vissuto in classe. Ogni gruppo avrà due rappresentanti che dovranno discutere dell’argomento riportando le istanze del gruppo. Debriefing collettivo sull’esperienza.


7. Question time

Domande? Suggerimenti? Feedback? Opinioni? Questo spazio è dedicato allo scambio di opinioni e domande a cui rispondere insieme. Negli incontri svolti con gli insegnanti sono emersi molti temi e riflessioni. Adesso dallo spazio fisico ci siamo spostati sul web. Commentando questo articolo possiamo continuare a parlare dell’argomento insieme.


8. Quindi

Le conclusioni di questo intervento sono dichiarate all’inizio. Per relazionarci al tema del cyberbullismo occorre mantenere vigile lo sguardo, non temere il ruolo dell’educazione e la potenza di un educatore. É necessario ricordarsi che la tecnologia è nata dall’uomo e ciascuno di noi può governare strumenti e processi tecnologici e relazionali. Le parole chiave che possono a mio avviso sintetizzare le conclusioni sono tre.

Consapevolezza: sapere dove siamo, cosa facciamo e come funziona l’ambiente (online o offline) in cui ci muoviamo è fondamentale. Educare chi abbiamo di fronte alla consapevolezza degli spazi e degli ambienti significa fornire degli strumenti di accesso al mondo in generale, non soltanto passare una tecnica, ma una metodologia di comportamento.

Curiosità: avere un approccio aperto e curioso verso le innovazioni e gli strumenti utilizzati dalle nuove generazioni è la prima manovra di avvicinamento, per non rimanere isolati ed alimentare l’inevitabile gap generazionale. Insegnare ad essere curiosi e consapevoli nello stesso tempo, avere un approccio ad occhi spalancati facilita meccanismi di comprensione e scelta. Cos’è che mi piace? Casa è meglio evitare?

Valori: insegnare l’etica, il rispetto e la cittadinanza. Nelson Mandela sosteneva che l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo. Io ci credo.


Ringraziamenti in rigoroso ordine alfabetico

Grazie a Silvana Carbone, Saverio Cecca, Bianca Ferrari, Manfredo Fraccola, Franco Lorenzoni, Ermes Maiolica, Riccardo Massaccesi, stefano mirti, Caterina Moroni, Roberta Passoni, Roberta Rossi, Elena Scquizzato.

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