Come se fosse Facebook, il nuovo algoritmo che cambia (e rovina) Twitter

Articolo uscito su pagina99

La facebookizzazione di Twitter pare proceda a gonfie vele. Dopo il pesante restyiling della pagina account di qualche mese fa, nel 2015 dovrebbe arrivare anche l’algoritmo a governare sorti e traffico della timeline del social network dell’uccellino azzurro.

Mercoledì scorso il CFO di Twitter Anthony Noto in maniera non proprio esplicita ma chiara ha accennato al futuro cambiamento. L’ordine cronologico inverso che rigidamente organizza da 8 anni il feed dei twit sarà smontato e sottomesso a una organizzazione del flusso scelta dall’azienda. Certo, sarà un passaggio graduale ma la direzione è stata individuata ed è analoga a quella intrapresa dal colosso guidato da Mark Zuckerberg. Non è ancora stato svelato se rimarrà l’opzione cronologica dura e pura che piace agli utenti più esperti oppure se lo switch sarà definitivo. Ma tant’è, si va da quella parte

Quali le ragioni per questo cambiamento radicale di identità di Twitter che già sta indignando molti utenti? In fondo, dopo gli albori del “cosa stai facendo” il meccanismo del flusso real time è sempre rimasto uguale, tweet che si inseguono uno dietro l’altro. Uno dopo l’altro segnalazioni più o meno importanti senza una gerarchia ma solo l’ordine cronologico di pubblicazione (o di condivisione via RT). E allora cosa sta succedendo?

Innanzitutto, c’è bisogno di accelerare la crescita. Fin da febbraio Twitter ha un problema con la modestà velocità di crescita del numero degli utenti nel mondo. E una delle ragioni di questa lentezza sarebbe nella difficoltà a soffermare l’attenzione sul flusso continuo. Ecco, l’algoritmo aiuterebbe a rendere più “sensato” e “ordinato” il fiume in piena di tweet.

Altro aspetto è quello di mettere a frutto la necessità che piccoli o grandi marchi hanno ormai di essere visibili. Anche su Twitter bisogna esserci e farsi vedere e allora perché non farsi pagare per farsi vedere meglio e di più? Insomma, anche qui Facebook ha aperto la strada: costruire la necessità di essere sull’autostrada della comunicazione e poi far pagare il pedaggio. Altrimenti stai fuori e invisibile.

Una delle questioni aperte e discusse in queste ore è la probabile fine decretata dall’algoritmo di Twitter quale canale per le breaking news. Se sono un utente penalizzato dalla nuova formula sarà molto più complicata che la notizia di cui sono in possesso possa emergere. Sarà molto molto più difficile scoprire quello che ci cela in profondità, tenuto nascosto dall’algoritmo.

Come ha scritto su Medium Zeynep Tufekci:

An algorithm can perhaps surface guaranteed content, but it cannot surface unexpected, diverse and sometimes weird content exactly because of how algorithms work: they know what they already know. Yet, there is a vast amount of judgement and knowledge that is in the heads of Twitter users that the algorithm will inevitably flatten as it works from the data it has: past user behavior and metrics.

La perdita più grande, conclude l’analista turca della University of North Carolina, sarà l’intelligenza condivisa. “Twitter somiglierà alla televisione, ovvero sarà ciò che piace agli inserzionisti pubblicitari”. Ci sarà meno csaualità e meno stranezze, molto più mainstream.

Le ha fatto eco Mathew Ingram (e molti con lui): una delle caratteristiche fondamentali — e di valore — di Twitter è proprio il flusso non regolamentato.

But moving to a totally filtered “relevance” approach would be a much more significant move, even if Twitter provided an opt-out or allowed users to turn it off. And it could change the nature of the service dramatically.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated Alessandro Lanni’s story.