Strategia della tensione

Guardavo fuori dalla finestra. Era minuscola. Mi piaceva star in quella posa, quasi sognante, di irriverenza.

Si cerca di fare i duri sui quattordici. Più o meno era quella l’età. E mentre ero intento a assumere una figura più mascolina rispetto all’età che avevo o dimostravo, fumavo una sigaretta. Anche questa per inspessire il tono virile. Tra le due cose però, preferivo ascoltare la voce di lei. Che a distanza di qualche metro, ripassava gli appunti di storia con il sottoscritto.

La bellezza dei suoi capelli, fini come il fieno appena battuto e arrotolato sui campi, faceva intravedere il lato destro del suo profilo. Il primo amore.

Erano i tempi in cui, per quanto a lei non fregasse, o quantomeno non ricambiava, forse, e dico forse, sapeva. Anzi scelgo la seconda. Sapeva. Eppure riusciva a nascondere bene il suo sapere così sornione, colmo di femminilità e sensualità.

Non riuscii mai a dichiararmi.

La sconfitta che ancor prima di dover sopraggiungere, si ergeva sopra me come un monito o una profezia, fu per il sottoscritto formante.

Tuttora, se devo pensare a uno scorrere lento di dolore ed eccitazione, mi tornano in mente quei momenti. Erano attimi fatti di giornate, ai quali sottostavo in modo così masochista, che i sogni erano l’unica cosa a cui mi aggrappavo. Si sogna per il puro piacere di farsi del male.

Erano gli amori ai tempi del liceo, quelli che i grandi reputavano immaturi. E ora che siamo noi i grandi, ricordiamo sempre come plasmanti, pieni di significato. Perché allora volevano depistarmi, mi chiedo ancora adesso? Quelli erano pure bombe di stato che potevo benissimo sostenere. Se guardo al presente mi piango solo addosso, arrancando nelle relazioni, come un barbone che si deve riprendere dalla sbronza e si ricompone alla stazione della metro più vicina, provando ad essere meno miserabile.

Ora mi fumo la stessa sigaretta. Di fronte a un’altra lei. Le uniche cose che sono cambiate dai momenti nella cameretta è che davanti a me c’è un Martini che ci passiamo a vicenda, con un leggero tono di possessione per il bicchiere, e parliamo di cose che in fin dei conti non ci frega nulla.

Quella stanzetta poteva restare a contare le rughe che in un pomeriggio di fine estate ci si formavano sul volto ad ogni scherzo che ci facevamo e vederci sistemare le ciliegie come orecchini sulle orecchie.

Ci piaceva stare così.

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