Il viaggio. “Il prato, le stelle, le candele”

Ogni viaggio non è semplicemente un viaggio. Racchiude molto. A volte troppo ma questo dipende da ognuno di noi.

Sia che si tratti di un weekend, di quattro o cinque giorni, fino a una settimana, non importa: ti cambia. Lo fa anche se non te ne accorgi direttamente. Sei più consapevole di te stesso, ti porta a doverti farti capire da chi normalmente non ti capirebbe, ti permette di conoscere nuove persone e di entrare nel loro piccolo grande mondo. Ascolti tante storie, racconti le tue. Ti liberi e sei più libero. Dimentichi per un po’ quello che ti sei lasciato a casa, gli obblighi, le cose da fare, le responsabilità.

Pensi a te, perché non ti capita sempre. Colpa della routine quotidiana. Colpa anche tua, eh.
In passato non ho viaggiato tantissimo. Poi da circa un anno a questa parte la mia vita è cambiata. Un lavoro e del tempo da dedicarmi perché non sei più in due ma sei rimasto uno.

Ed ecco Berlino. Inaspettato. Da solo. Cartina alla mano girare per quella città così diversa da Roma, così viva. Mi sono perso diverse volte ma mi sono ritrovato e ho scoperto che i viaggiatori solitari non sono poi così pochi. Chi da Milano, ma calabrese con cui fai pure amicizia. C’era chi era là per trovare la sorella e intanto si girava la città e faceva la fila all'isola dei musei e stava attenta a non beccare il pesto nel panino che vendevano al chiosco là vicino. C’erano loro, gli scozzesi, che ormai conoscevano bene Berlino e il gruppo di spagnoli.

Ci sono, poi, quei viaggi dove ti capita di incontrare chi ti chiede: “ma è vero quello che si dice di Roma?”, e tu a spiegare che un po’ da quella città ti sei allontanato anche se “Roma è bellissima, però”. Eh, lo so, non me lo dire.
A volte vieni accolto in maniera fredda come a Sofia, ad esempio. Lo avverti il passato ancora troppo presente e la luce del futuro che fatica ad entrare. Quel poco lo fa con diffidenza.

Poi, ti capita di scegliere questi posti che fanno parte della lista “posti da visitare prima dei 30”. Quelli per cui verrai giudicato un po’ da tutti perché o non se l’aspettano o sono marchiati dal pregiudizio.

Succede a Mykonos. Quest’isola è una grande bolla. Banditi problemi, preoccupazioni, conta solo divertirsi. Per le strade, per i vicoli, in spiaggia con la musica sparata a tutto volume.

Se non sei abituato un po’ ti senti un estraneo ma questo lo metti in conto una volta che decidi di andarci: scegli Mykonos per lasciarti dietro la tua vita e la tua routine, perché vuoi divertirti, perché vuoi fare le 5 del mattino ogni santo giorno di vacanza, perché vuoi ballare nei locali pieni di gente accalcata. E lo fai, eh.

Però poi sono altre le cose che ti restano impresse.

Ok, il mare mozzafiato da cui vedevo il fondo e i pesci che nuotavano, le spiagge, i tramonti e le case bianche con porte e finestre blu. Il panorama alle sette di sera e il vento che non ci ha abbandonato per una settimana. I vicoli stretti e i negozietti. Il motorino che non fa le salite, le strade con le buche. La guida spericolata (quella degli altri). Il cibo greco, la moussaka o la feta e il formaggio fritto. 
Però, anche qui sono le persone che incroci nella tua vacanza. Ne basta una. E quindi non mi dimentico dei baci; del filo di erba nella tasca dei jeans (“perché così ti ricordi”); delle candele; delle luci che assomigliano alle stelle e allora si, sono stelle; della luna fuori e di tutto il resto attorno che si ferma. 
Su Twitter ho scritto che Mykonos è romantica. Eh sì, forse.

Mykonos, tu c’hai provato a farmi divertire, però ci sei riuscita a metà. Avevo anche la playlist giusta, pronta: dance, pop, elettronica, hip hop. C’era tutto.

Ma niente, mi hai confuso. Mi hai fatto partire con un’attitudine e mi hai illuso perché ho trovato altro. E ora guardo il telefono, rileggo i messaggi e rivedo le foto. E ricordo: “Ma ci avresti mai pensato? A Mykonos?”. “Eh no, proprio per niente”.

Alla prossima vacanza allora.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated alessio samele’s story.