Consigli utili e risorse (gratuite o quasi) per creatori di contenuti pubblici in Rete

Ho preparato una lista di strumenti, link e suggerimenti per voi produttori di contenuti in Rete — editor, digital content producer, social media manager, blogger, eccetera— che cercate risorse online e consigli che possano semplificarvi la vita quando preparate storie e notizie per costruire un piano editoriale o una campagna, specialmente nell’ambito della comunicazione pubblica.

L’elenco nasce soprattutto dalla mia esperienza al Comune di Milano con Paola e dalla scrittura del manuale che abbiamo insieme per Apogeo, quindi ha un taglio specifico; ma si applica anche a settori diversi. Molti dei principi e degli strumenti che condivido sono interessanti anche nel lavoro con aziende, associazioni, media e agenzie e mi è capitato di usarli in contesti diversi.

Di quali risorse parlo in questo post, dunque? Di archivi fotografici gratuiti, per esempio, ma anche di strumenti grafici, app, mappe e servizi che ottimizzano la pubblicazione sui social media. Spero sia un punto di partenza utile specialmente a chi è alle prime armi, non ha molte risorse da investire in professionisti esterni o collaboratori ma deve ottimizzare l’esistente.

Buona lettura!

Il mare delle foto

Un piano editoriale — per esempio per un presidio Facebook, un blog o un canale Twitter — si nutre di un’ampia quantità di immagini, fotografie e illustrazioni.

La prima strada per ottenerle è quella di aprire un confronto con i fotografi che lavorano per o con la vostra organizzazione: spesso limitati nella loro creatività dalla litania delle foto di rito (nei contesti istituzionali: conferenza stampa, stretta di mano, ritratto vista bandiere, convegno, e via da capo), provate a coinvolgerli nel vostro lavoro quotidiano in Rete dando loro nuova prospettiva.

Da un lato recuperate i loro scatti non utilizzati, che spesso sono quelli di taglio più originale e informale, particolarmente adatti ai social media; dall’altro, concordate dei progetti specifici da sviluppare insieme, liberandoli dalle griglie in cui la formalità istituzionale potrebbe averli confinati. Con loro potete anche prendervi del tempo per spulciare l’archivio a disposizione dell’organizzazione. Recuperate quindi gli scatti con soggetti sempreverdi (simboli e divise, luoghi nominati con frequenza, dettagli, primi piani dei rappresentanti eletti o delle figure di riferimento, situazioni comuni, oggetti evocativi del servizio pubblico, panorami: vi serviranno), e scorrete molto indietro nel tempo per ritrovare le foto firmate dai loro predecessori: potrebbero diventare un contenuto speciale da condividere con il vostro pubblico.

La Pagina Facebook di A2A, azienda partecipata del Comune di Milano, condivide con i suoi follower alcune immagini d’archivio. A2A ha creato un contenuto speciale rendendo disponibili dei materiali d’epoca.

La seconda strada è quella di cercare immagini in Rete.

Esistono diversi archivi di immagini gratuite che possono fare al caso vostro. Per cominciare a orientarvi usate la maschera che Creative Commons mette a disposizione qui. Come saprete, Creative Commons promuove licenze che garantiscono un libero scambio di materiali creativi, tutelando al tempo stesso l’autore. Questa maschera vi permette di cercare su diversi siti foto con licenza CC utilizzabili gratuitamente. Vi consiglio di cercare, soprattutto, su Flickr: non solo troverete immagini di buona qualità, nonostante il servizio non sia più popolare come un tempo, ma potrete anche contattare l’autore con un messaggio diretto per chiedere conferme circa la disponibilità d’uso della foto. La tipologia di licenza dell’immagine dovrebbe già dirvi cosa è possibile farne (È modificabile o meno? È utilizzabile per attività promozionali? L’autore va citato?), ma il contatto diretto vi assicura poi il massimo spazio di manovra, avendo avuto tutte le conferme necessarie dalla diretta voce dell’interessato. Fra i portali tra cui potete avviare una search, partendo da questa maschera, c’è anche Wikimedia Commons. Si tratta del prezioso deposito collaborativo della famiglia Wikipedia, con oltre 10 milioni di file. Chiunque può scaricare e usare foto, clip audio, video e tutti gli altri file qui contenuti. Solitamente sono gli stessi autori a caricarli e metterli a disposizione del resto del mondo. La risoluzione delle immagini è molto alta. Potete ricercarle per autore, luogo, argomento e licenza. In genere possono essere riutilizzate liberamente, ma talvolta è necessario informare l’autore.

Esistono altri archivi che dovreste inserire fra i vostri “preferiti”.

Pixabay offre oltre un milione di foto gratuite: è davvero ben fatto, con materiali per uso personale e non. Tutti gli scatti sono liberi da copyright, con licenza Creative Common CC0, la più liberale, e modificabili a vostro completo piacimento. Potete filtrarli per formato, argomento, misura e persino colori. Potete cercare anche file vettoriali, illustrazioni e video. Online fin dal 1996, Morgue file è invece un portale realizzato “da creativi per creativi”, un punto di scambio per addetti ai lavori. Tutte le foto, caricate tanto da fotografi amatoriali quanto da professionisti, sono scaricabili e riutilizzabili per i vostri progetti. Viene chiesto, “quando possibile”, di citare il fotografo, e di contribuire, con i propri lavori, ad allargare questo archivio totalmente costruito dal basso. In Freepik potete trovare foto, illustrazioni, grafiche e semplici infografiche in formati diversi, inclusi i file vettoriali. Può esservi richiesto di citare l’autore, in caso non decidiate di farvi un account pro. Everystockphoto è un’altra finestra sull’universo delle foto gratuite in rete. Il sito risulta un po’ datato, ma conta quasi 30 milioni di foto gratuite indicizzate. Da tenere d’occhio sono anche Unsplash, che invita a usare gli scatti disponibili sul sito senza nessun obbligo di citare la fonte; Picjumbo, un giovane archivio in espansione, fondato nel 2013 da un designer della Repubblica Ceca; e infine Jay Mantri, che pubblica poche foto, una alla volta come in un blog, ma preziose e di alta qualità. “Foto gratuite. Usatele come volete. Fateci delle magie”, si legge sull’homepage del sito.

Molti di questi portali mettono a disposizione anche clip video gratuite: potreste trovare qualcosa che fa al caso vostro se avete bisogno di girato di copertura, magari per accompagnare un podcast o un’intervista troppo statica.

Un’altra strada per ottenere delle foto da utilizzare nel vostro piano editoriale è, naturalmente, quella di pescare fra le immagini UGC (user generated content, cioè i contenuti generati dagli utenti). Sono milioni le immagini già a disposizione sui social media, per esempio su Instagram, Pinterest, il già citato Flickr o su ambienti più di nicchia come EyeEm. Potete trovarne di adatte per accompagnare i vostri contenuti navigando fra gli hashtag a tema; è uso comune, per molti soggetti pubblici e non, in particolari quelli lavorano per la promozione turistica di un territorio, di prenderle e rilanciarle sui propri canali, citando il fotografo; prima di usarle, però, ricordatevi sempre di avere avuto il via libera dall’autore, attraverso un semplice commento o un messaggio. Quest’ultimo passaggio è particolarmente delicato se avete intenzione di utilizzare un’immagine sui presidi di una figura politica o un personaggio pubblico discusso: l’autore potrebbe non avere piacere ad essere associato al suo nome. Verificate sempre prima di pubblicare e generare una ingiustificata crisi!

Fin dalla sua bio l’account Instagram della Città di Sydney invita a realizzare foto in loco e a segnalarle con l’hashtag #ilovesydney o taggando l’account, generando così immagini che lo stesso ente potrà rilanciare.

C’è, poi, quello che potete fare voi, smartphone o macchina fotografica alla mano. Durante gli anni di lavoro al Comune di Milano io e Paola abbiamo fotografato tantissimo, dentro le mura “di palazzo” e soprattutto in giro per la città. Abbiamo strappato più di un sorriso ai nostri amici fermandoci ogni due per tre a fotografare cantieri in corso, parchi, restauri, panorami. “Potrebbero servire…”, rispondevamo alle loro occhiatacce. Spesso non erano di utilizzo immediato, ma in tanti casi sono diventate parte del nostro piano editoriale. Ci siamo così costruiti un nostro schedario di immagini. Un vantaggio strategico: significa non doversi preoccupare dei limiti imposti dal copyright, accorciando tempi e risparmiandosi qualche mal di testa. L’evoluzione tecnologica ci ha dotati di device in grado di produrre buone fotografie, con setting automatici, senza avere grandi competenze tecniche a riguardo. Ci sono però dei trucchi da tenere a mente per fare dei buoni scatti anche se non siete dei fotografi professionisti. Ecco i miei.

  • Prima di scattare la foto provate a immaginare come la usereste: che storia vorreste raccontare?
  • Usate sempre la luce naturale: scattate all’aperto, oppure vicino a una finestra, ed evitate il flash.
  • Assicuratevi che la luce provenga da dietro di voi che scattate, o lateralmente, non frontalmente.
  • Scegliete un fondo bianco o grigio se dovete poi scontornare ciò che state fotografando, per esempio per una grafica.
  • Se cercate uno scatto naturale siate invisibili, discreti nella vostra presenza: via dunque i suoni dallo smartphone.
  • Applicate la regola dei terzi attivando la griglia nel display, per avere foto corrette dal punto di vista prospettico. La regola dei terzi rende gli scatti più interessanti, dinamici e armonici.

Ci sono molte buone app per modificare le vostre foto, per post produrle o arricchirle. Le migliori a mio avviso sono Lightroom, Enlight, VSCO o PS Express.

Sul portale di didattica online Alison è disponibile un interessante corso gratuito sulla fotografia digitale. Può darvi una base per migliorare le vostre abilità e fare prove su prove per non essere impreparati quando si presenterà l’occasione di doversi mettere nelle scarpe di un fotografo. Seguitelo qui.


Ciak si gira

Quando non avete la possibilità di avvalervi di un videomaker professionista, interno o esterno alla vostra organizzazione, con lo smartphone potete realizzare da voi anche dei video: un’intervista lampo a un amministratore pubblico, un vox populi per raccogliere impressioni e commenti dai partecipanti a un evento in piazza, dei tutorial di un nuovo servizio o semplicemente una Storia per il vostro account Instagram. Non potete tirarvi indietro: grazie alla spinta data dall’algoritmo di Facebook a questo tipo di formato, alla consolidata popolarità di YouTube e al crescente successo dei contenuti istantanei, i video hanno assunto un’importanza strategica nella redazione di ogni piano editoriale.

Ho già accennato al fatto che gli archivi fotografici online spesso offrono anche clip video, magari utili per coperture di accompagnamento alla traccia principale (e anche le stesse foto possono essere utili in questo senso). Ma quando dovete girare voi del materiale da zero, a cosa prestare attenzione?

  • Fate clip brevi: ragionante su lunghezze come trenta secondi, un minuto o un minuto e mezzo; è vero che sta aumentando la disponibilità delle persone a guardare contenuti più lunghi, ma un video lungo privo di un montaggio particolarmente riuscito rischia di scoraggiare la visione, specie quando un contenuto viene sponsorizzato; se disponibile, fornite a chi lo desidera anche la possibilità di guardare il video nella sua versione integrale, con un link a YouTube, a Vimeo o a un sito.
  • Allestite un semplice set: trovate il luogo adatto dove girarlo (ben illuminato, poco rumoroso, meglio se in una cornice naturale) e fate dei test per sondare il punto migliore (attenzione alle ombre, alle zone di passaggio); potrebbe tornarvi utile avere una piccola luce a LED da applicare al vostro device, per smussare le ombre dei visi.
  • Attenzione all’orientamento dello schermo: per un video widescreen potete girare lo smartphone in orizzontale, ma alcuni formati (come le Storie Instagram o gli Snap) da mobile vogliono l’orientamento verticale; fate sempre una verifica prima!
  • Preparatevi una o due domande a video, specifiche per l’interlocutore con cui volete dialogare; se dovete girare un contenuto istantaneo preparatevi ancora meglio: non ci sarà una post produzione ed è importante avere le idee chiare dall’inizio.
  • Utilizzate dell’attrezzatura di supporto (piccolo treppiede, piccolo microfono, delle cuffie per ascoltare la qualità dell’audio che state registrando), magari dividendovi i compiti con un collega (in assenza di cavalletto chi gira dovrà avere mano ferma, meglio non sia chi fa le domande); se girate senza attrezzatura cercate di respirare lentamente per evitare di muovervi troppo.
  • Girate del materiale extra (dietro le quinte, focus su dettagli, tagli diversi del medesimo soggetto) che vi servirà per spezzare il girato principale e conferire maggiore ritmo al tutto.
  • La regola dei terzi vale anche per i video, specialmente quando fate delle interviste: se avete un treppiede, posizionate l’inquadratura in modo che il soggetto sia nel “terzo” destro o sinistro e poi mettetevi a fianco del treppiede, in modo che lo sguardo dell’interlocutore sia leggermente di tre quarti; l’inquadratura può anche essere totalmente frontale, ma l’effetto sarà più aggressivo e non sempre adatto a un’intervista.
  • Se dovete registrare un voice over con il vostro smartphone e non avete a disposizione uno studio dedicato, fatelo dentro una cabina armadio per isolarvi dai rumori ambientali, oppure di fronte a una libreria.
  • Inserite dei sottotitoli: spessissimo non attiviamo l’audio da mobile, per cui non inserendoli rischiate di perdere una fetta davvero importante di utenti; inoltre così facendo rendete il video accessibile anche alle persone con disabilità uditiva.
  • Per il montaggio affidatevi ai software disponibili nel vostro sistema operativo, come Windows Movie Maker o Movie Maker, oppure provate WeVideo, facile da usare e disponibile a prezzo contenuto.

Le dirette streaming sono diventate estremamente popolari. In ambito politico-istituzionale sono diventate sinonimo di trasparenza e oggi molte PA italiane le mettono a disposizione sul proprio sito con software dedicati, per espandere la visibilità di appuntamenti periodici come i Consigli comunali o le Commissioni. Con il lancio della possibilità di trasmettere live molto facilmente attraverso YouTube, Facebook e Instagram, le dirette vengono usate anche da personalità pubbliche, politici, associazioni, istituzioni culturali, per lanciare notizie, commentare eventi, presentare progetti. Per approfondimenti tecnici, fondamentali se dovete gestire dirette di un certo livello, vi consigliamo due letture: una è il capitolo curato da Francesco Scialacqua “Live streaming sui social media” in “Social media e PA, dalla formazione ai consigli per l’uso” (edizione 2017), pag 89, disponibile online sul sito di Formez PA; la seconda, a pagamento, è “The Live-Streaming Handbook: how to create live video for social media on your phone and desktop” di Peter Stewart, probabilmente il contributo disponibile ad oggi più approfondito e dettagliato sul tema.


I link accorciati

Le pagine interne di siti e portali — specialmente quelli delle pubbliche amministrazioni — hanno spesso indirizzi pantagruelici. Meglio accorciarli, quando volete condividere un link di questo tipo. Non è una questione solo estetica, che pure va considerata. Non è nemmeno solo un problema di lunghezza, dato che anche il più ermetico dei social network, Twitter, oggi ha un acconciatore automatico di link che si attiva quando un utente posta un link, facendogli risparmiare preziosi caratteri. Vi sono almeno altri due aspetti da tenere a mente: un URL accorciato è più facile da ricordare e appuntare e può essere adottato facilmente in tutti i prodotti di comunicazione di una campagna, online e offline, evitando la dispersione dei contatti; può, inoltre, fornire dati utili sul comportamento degli utenti, come il numero di click reali e la provenienza delle persone che si sono attivate per interagire con il link postato. Sono informazioni preziose per capire se e come una campagna funziona, sia che si tratti di contenuto organico che a pagamento.

Fra gli “URL shortener” segnalo:

  • tinyurl: è stato il primo servizio di questo genere, è rimasto il più grezzo e intuitivo da usare, ma non offre particolari insight o approfondimenti sul comportamento degli utenti;
  • bit.ly: è il più noto; permette gratuitamente di personalizzare la seconda parte dell’indirizzo; offre diversi livelli di analisi, per capire da dove le persone hanno cliccato e quale social network stavano usando al momento del click; dalla vostra pagina utente è possibile tenere traccia di tutti gli URL creati, ottenendo classifiche complessive sulla loro popolarità; dà la possibilità di comprare un dominio breve personalizzato, da sostituire al “bit.ly”, che deve essere più breve di 15 caratteri, punto incluso; attenzione: con un “+” incollato dopo l’URL che avete creato chiunque può accedere agli insight del vostro link;
  • goo.gl: anche l’immancabile Google mette a disposizione un servizio di questo tipo: è molto facile e veloce da usare; tutti i dati sull’utilizzo del link breve sono pubblici e rintracciabili in pochi passi;
  • fra quelli a pagamento segnalo Budurl, che permette, solo per i creatori del link breve, in totale riservatezza, di tracciare informazioni molto dettagliate, fra cui il browser di provenienza e la città, di chi clicca un link.

Le grafiche (quando manca un grafico)

Se avete la possibilità di creare un team ad hoc dedicato ai social media non dimenticatevi di una figura che può risolvervi più di una grana: il grafico. Quando non è disponibile, o non lo è a tempo pieno, sarà utile che impariate alcune basi del mestiere data la frequente esigenza di interventi di questo genere. Come sottolinea la sempre valida Direttiva sulla semplificazione del linguaggio delle pubbliche amministrazioni — ma può applicarsi anche ad ambiti vicini — “la grafica può contribuire a valorizzare il nucleo essenziale del messaggio, sottolineare le informazioni ineliminabili, spiegare i riferimenti impliciti (normativi, sociali, culturali)”.

Nel vostro lavoro sui social media per la comunicazione pubblica potreste dunque avere bisogno di:

  • realizzare delle infografiche;
  • creare dei layout o cornici;
  • costruire delle mappe.

Infografiche. Quando i contenuti sono densi e coinvolgono numeri e dati, per aumentarne leggibilità ed efficacia potete creare delle infografiche, da accompagnare a una breve didascalia. Qualche anno fa Matthew Ericson, vice responsabile del settore grafico del New York Times, ha condiviso al Festival del Giornalismo di Perugia alcuni suggerimenti per realizzarne di efficaci. Prendo spunto da quello che aveva raccontato per darvi qualche dritta.

  1. Rappresentate il contesto: analizzate il tema da affrontare e capite come spiegarlo visivamente affinché risulti chiaro; date dei punti di riferimento, come in una raccolta d’indicazioni toponomastiche; quindi, una legenda e una cornice semantica di riferimento, ma anche delle unità di lettura dei numeri declinate secondo analogie, iperboli o similitudini, che facilitino la comprensione.
  2. Interagite con chi legge: immaginate di costruire non solo un contenuto informativo, ma anche giocoso, empatico, che richieda una decodifica da parte del lettore; quando ci troviamo di fronte a compiti troppo facili gli diamo poca importanza o valore: attivarsi per capire e risolvere qualcosa, invece, è un’azione motivante, che segue una dinamica simile a quella a cui ci hanno abituati i videogame.
  3. Descrivete il vostro punto di vista sui numeri: dimostrate competenza ai destinatari dell’infografica e condividete con loro la vostra interpretazione dei fatti; il succo dei dati è sempre una storia, o un insieme di storie, a cui voi avete dato voce per esprimersi.
  4. Esplicitate sempre la fonte dei dati analizzati: rafforzate così la credibilità del prodotto e aprite la strada a eventuali approfondimenti e domande da parte di chi ne fruisce.

Infografiche si possono creare con i principali programmi di grafica, come Photoshop, Illustrator o inDesign (per una guida di Adobe Photoshop CC vi suggerisco di consultare “Photoshop CC”, di Giovanni Trezzi e Elisa Andreini, edito da Apogeo). Se le vostre esigenze sono limitate, come quando dovete creare un visual quadrato o rettangolare per accompagnare una notizia su Facebook e renderla più attrattiva, potete anche pensare a usare strumenti di composizione grafica come Keynote, per Mac: invece di creare una presentazione, create delle slide (sfruttate forme e sfondi, importate loghi e immagini scontornate) che posso essere facilmente esportate come file png (il formato migliore per questo tipo di utilizzo: non sgrana e non perde qualità una volta caricato) da caricare sul vostro presidio.

Se non avete alcuna competenza di grafica o data visualisation, ci sono alcuni tool online che possono aiutarvi. Infogram, per esempio: su questo sito, disponibile gratuitamente con servizi limitati (potete creare una vostra library di contenuti, ma a numero chiuso) e in versione pro, potete trovare dei template già pronti — se non avete voglia di sperimentare e crearne proprio di vostri, da zero — per produrre infografiche tradizionali per siti o blog, report, dashboard, grafici singoli, mappe e post sui social network. In particolare trovate disponibili template per infografiche da condividere su Twitter, Instagram, Facebook e Pinterest. Il funzionamento è semplice: potete trascinare nella vostra lavagna di lavoro tutti gli elementi che volete incorporare, dal vostro computer o dall’archivio di Infogram, che include oltre 30 tipi di grafici e ideogrammi e 500 mappe colorate. Potete inserire i vostri dati direttamente in grafica o caricare le tabelle che li contengono. Potete scaricare la vostra creazione in formato png, gif o pdf e farne usi diversi.

Un’infografica dalla Pagina Facebook del Presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, spiega gli investimenti decisi dall’Amministrazione regionale per accrescere il parco mezzi delle ambulanze

Altri siti con cui creare gratuitamente visualizzazioni di dati, istogrammi e altri grafici interattivi senza sapere una riga di codice e intendersi non troppo di grafica sono Google Charts, con cui produrre torte, grafici ad albero e altre forme molto tecniche, e Tableau Public, uno dei servizi migliori, sia dal punto di vista delle funzionalità che delle opzioni grafiche. Spaziate fra gli esempi messi a disposizione e fatevi ispirare dai più brillanti. Con ambedue potete creare dei contenuti da embeddare su un blog, oppure rilanciare i link diretti delle vostre produzioni sui social media, magari con un sostegno adv.

Infine, talvolta può essere utile creare delle semplici infografiche animate, postandole come Gif. In questo caso, dopo aver preparato le diverse tavole che compongono l’infografica, potete animarle grazie al sito Giphy (sezioni Gif maker o Slideshow), come ha fatto il Comune di Parigi in questo esempio o in questo.

Interventi grafici e layout. Per rendere più accattivante una fotografia potete arricchirla con testi, piccole grafiche o cornici. Per dare continuità a una serie di immagini che trattano lo stesso argomento potete disegnare dei layout, inserendo badge, banner o titoli. Per rendere un video su YouTube più incuriosente potete creare una copertina interessante che inviti a voler saperne di più. Per valorizzare una citazione potete metterla in grafica, così da farla emergere spiccatamente nel Newsfeed degli utenti. Tutti questi interventi possono essere realizzati con i programmi di grafica a cui abbiamo accennato poche righe fa. Come per le infografiche esistono però dei tool che possono aiutare i meno esperti. Vi consiglio Canva.

Canva, che potete utilizzare sia da desktop che da mobile, mette a disposizione un vasto numero di soluzioni grafiche già pronte, molte gratuite, da adattare alle proprie esigenze o semplicemente da sfogliare per farsi venire nuove idee. Potete avviare una nuova creazione impostando da voi dimensioni e caratteristiche personalizzate, oppure partendo dai template proposti, che includono varie opzioni ideate per i social media. Una volta scelta la strada preferita, si aprirà uno spazio di lavoro con, nella spalla sinistra, una galleria di soluzioni da spulciare. Potete utilizzare una delle fotografie di archivio di Canva, oppure caricare le vostre, o ancora optare invece per uno sfondo illustrato. Sono disponibili anche icone e forme gratuite. Massima flessibilità è prevista per la personalizzazione di font, misure, effetti sul testo e sull’immagine. La versione gratuita mette a disposizione 1 GB per l’archiviazione dei materiali e la possibilità di creare un team di lavoro con 10 membri. Infine, ciliegina sulla torta: se siete delle organizzazioni non profit registrate Canva vi offre l’utilizzo gratuito della sua versione premium.

Ricordate: quando realizzate una grafica per un contenuto che andrà sponsorizzato, alcune piattaforme, come Facebook, potrebbero imporre dei severi limiti sulla quantità di testo che può esservi presente. Per verificare che la vostra immagine sia conforme alle regole consultate direttamente sulle piattaforme di interesse le istruzioni relative alle pubblicità. Facebook ad esempio mette a disposizione un tool per stabilire la quantità di testo presente nell’immagine della potenziale inserzione e darvi il suo benestare o meno (si trova qui). “Facebook preferisce immagini delle inserzioni con poco o senza testo, in quanto le immagini con molto testo potrebbero creare un’esperienza di bassa qualità per le persone”, spiegano le istruzioni del social network. Solitamente se il testo occupa nell’immagine più del 20% dello spazio disponibile potreste avere dei problemi: il post che sponsorizzate potrebbe arrivare a poche persone, o essere addirittura rifiutato dalla piattaforma.

Mappe. Una mappa espande la forza di un racconto offrendo un servizio utile e di facile fruizione alla comunità. La sua creazione richiede un certo sforzo di sintesi, ma è un buon investimento di tempo: le mappe sono un contenuto sempre apprezzato, che può essere rilanciato a più riprese e avere vita lunga. Possono essere statiche e dare una fotografia efficace di un luogo o di una iniziativa; o essere interattive e diventare uno strumento di approfondimento da condividere con gli amici.

La mappa dei luoghi letterari a Milano (https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=1lcKbgYlhzPEH3ru12P7fhcr2ZSs), realizzata dall’associazione Quarto Paesaggio. Contiene più di 700 luoghi e relativi passaggi di testo che ne parlano. Viene aggiornata collettivamente: chiunque può inviare un suggerimento alla Pagina Facebook dell’associazione (https://www.facebook.com/quartopaesaggiomilano).

Google Maps è il tool più semplice che avete a disposizione per farle, e quello che, naturalmente, le indicizzerà meglio nelle pagine del popolare motore di ricerca. Prendete per esempio questa mappa che abbiamo realizzato con l’Assessorato allo Sport del Comune di Milano. Per raccontare il piano di sviluppo degli spazi pubblici dove fare attività sportive gratuitamente in città (“Milano palestra a cielo aperto”), abbiamo raccolto dai diversi uffici coinvolti gli elenchi di campi e strutture, abbiamo indagato sulle abitudini d’uso dei parchi dei milanesi attraverso contatti diretti con associazioni e gruppi informali, abbiamo creato delle categorie e delle icone per identificare le tipologie di luoghi e messo il tutto in una mappa, poi lanciata sui social media, inserita nel sito del Comune e utilizzata ogni qualvolta fosse necessario dare ai cittadini un quadro delle opportunità per fare sport a cielo aperto.

La mappa interattiva “Milano palestra a cielo aperto”, realizzata con Google Maps

MapBox, che annovera fra i suoi clienti Snapchat e Foursquare, è una valida alternativa se volete costruire mappe più sofisticate e altamente personalizzate. I dati che utilizza incrociano fonti open source, come OpenStreetMap, e fonti proprietarie. Importando una immagine in formato jpg o png con i colori del vostro logo o della vostra campagna dentro Cartogram, lo strumento di disegno di MapBox, e giocando con i filtri disponibili, potete ottenere una mappa in linea con il vostro manuale di stile. Una volta salvato il look che avete ideato, nella sezione Studio potete personalizzare gli elementi della mappa, come il font. La Città di Melbourne, per esempio, lo ha adottato per creare una mappa che usa gli open data ricavati dai sensori dei parcheggi per far conoscere ad abitanti e city user il tempo medio di occupazione dei parcheggi, da zona a zona, e la loro disponibilità, con una attenzione particolare a quelli destinati a persone con disabilità.

La città di Melbourne ha usato Mapbox per realizzare una mappa sul tema dei parcheggi che dialoga con gli open data ricavati dai sensori distribuiti nelle strade cittadine

Risorse sonore

Per accompagnare un podcast, un video o un carosello di immagini potreste avere bisogno di una traccia sonora. Se la cercate gratuita, per prima cosa andate su YouTube. Nel 2013 il portale ha aperto la sua collezione di musiche ed effetti sonori. La qualità di ciò che potete trovare su questa libreria è molto variabile, ma non ci sono costi. Potete filtrare la musica con ricerche per genere, umore, tipi di strumenti, durata e tipo di licenza, con attribuzione della fonte o senza, e i suoni con una ricerca per categorie (ci sono trasporti, voci umane, rumori meteorologici, eccetera). Cliccando sul file che vi interessa saprete come è possibile utilizzarlo, potrete scaricarlo o salvarlo fra i preferiti. Una libreria di file audio con musiche e suoni royalty free è stata messa a disposizione nel 2017 anche da Facebook per gli Amministratori di Pagine. La trovate dentro agli “Strumenti di pubblicazione”, nella sezione “Suoni”.

Una ottima fonte alternativa è Free Music Archive, un archivio, ispirato dal movimento open source, curato dalla radio americana WFMU, con più di 100.000 canzoni disponibili. Uno spazio dove trovare altra musica gratuita è Musopen: il sito mette a disposizione opere i cui diritti di copyright sono scaduti. È quindi il posto giusto se state cercando musica classica, che potete filtrare per compositore, performer, strumento, periodo o tipologia. Trovate i lavori di Chopin, Bach, Schubert, Beethoven, Mendelssohn e altri. Se state realizzando un progetto non commerciale e non profit, il cantante, musicista e compositore Moby ha messo a disposizione per voi sul sito Moby Gratis una serie di suoi pezzi da usare liberamente; potete anche caricare la vostra creazione sul sito, mostrandola al resto del mondo. Fra i siti a pagamento, ma con una ottimo rapporto qualità/prezzo, vi segnalo infine il fornitissimo PremiumBeat.


Altri tool creativi

Per arricchire la vostra cassetta degli attrezzi meritano di essere segnalati, infine, un paio di altri strumenti disponibili in Rete e che possono rendere più creativo e facile il vostro lavoro.

ThingLink è un software finlandese nato per rendere foto, video e file 360° interattivi. Tramite la creazione di annotazioni potete infatti rendere qualsiasi immagine più immersiva e costruire dei veri e propri percorsi di conoscenza. Le evidenti finalità didattiche lo hanno reso un tool molto amato dagli insegnanti, tanto che ThingLink accanto alla sezione “business” ne ha una “education”, con un prezzario speciale per i docenti che volessero investire nelle funzioni avanzate del servizio. L’Ambasciata del Regno Unito in Austria ha usato una serie di foto 360° della residenza viennese dell’ambasciatore per creare un contenuto, diffuso su Facebook che promuove l’iniziativa del Ministero degli Esteri inglesi per l’apertura della sue più belli sedi nel mondo al pubblico. Navigando fra queste immagini è possibile raccogliere informazioni sul palazzo e vedere una video intervista alla curatrice della collezione d’arte del Governo Inglese.

Wakelet organizza invece i vostri link in una raccolta interattiva, creando delle piccole storie a tema. Inserite con un “+” i collegamenti che volete mettere in fila e il sito genererà una pagina da linkare ai vostri follower. Iscrivendovi al servizio avrete un vostro profilo, come in un social network, con l’intera collezione di raccolte che avete creato e anche un servizio di messaggistica interno. Questo sito può esservi utile per fare sintesi su un tema, per generare istruzioni guidate o per riunire delle risorse disponibili online in punti sparsi in un’unica pagina facilmente raggiungibile. La non profit “Save The Asian Elephants”, per esempio, lo usa per promuovere il suo lavoro di sensibilizzazione, valorizzando sia gli articoli usciti sul tema sia le storie e i video inerenti a questi animali in pericolo di estinzione.

Le collezioni di una non profit su Wakelet

Wakelet è considerato uno dei migliori sostituti di Storify, che ha annunciato la sua chiusura definitiva a maggio 2018: se così non fosse avvenuto, lo avrei inserito in questa lista come ulteriore tool da conoscere e usare. La fine di Storify, ottimo servizio che permetteva di creare dei racconti da scrollare integrando fra di loro contenuti dai diversi social media (ben prima che fossero attivate le opzioni per embeddare tweet e post Facebook e Instagram in un sito o un blog e includendo anche una pletora di servizi meno popolari, come SoundCloud), ha sollevato a fine 2017 i malumori di molti utenti, in particolare di giornalisti e content manager con decine di storie create alle spalle. Nella nostra esperienza al Comune di Milano lo abbiamo usato, per esempio, per raccontare le Giornate del Lavoro Agile promosse dall’assessora Chiara Bisconti (quella del 2015, finché resta online, è qui).

Il suo improvviso, inatteso, declino insegna un paio di cose.

  • Quando vi affidate a siti terzi non ne avete mai veramente il controllo: per questo meglio non sottovalutare l’importanza di avere un presidio proprietario, come un blog, o dimenticarsi di curare il sito istituzionale o di avviare una mailing list con cui raccogliere i contatti personali dei partecipanti alla vostra comunità.
  • Quando scegliete di usare un servizio terzo informatevi anche sulla sua storia aziendale: se si tratta di una start up tenete in conto la possibilità che potrebbe non avere un futuro solido e quindi usatelo in via sperimentale, senza che diventi il fulcro delle nostre attività online.
  • Quando producete dei contenuti speciali che prevedono un certo investimento di tempo su piattaforme terze, scaricatevi periodicamente quello che avete pubblicato, così da creare un archivio e non perdere nulla in casi di chiusura di un servizio. È sempre possibile per esempio salvare i contenuti di una Pagina Facebook, scaricare le tabelle che compongono una mappa, fare un backup di account Twitter, eccetera.

Strumenti di pubblicazione

Infine, gestire molti canali, programmare l’uscita di contenuti più volte al giorno, durante un evento o una campagna, e tenere traccia dei rivoli di tutte le attività live può essere sfidante, specie per i team con poche risorse. Meglio investire più tempo nella creazione di contenuti originali che nei meccanismi di pubblicazione. Potete ottimizzare flussi e carichi d’impegno e risparmiare tempo lavorando con il supporto di alcuni strumenti di pubblicazione. Ne esistono molti: vi presento quelli che mi è capitato di adoperare nel mio lavoro e che ritengo ottimi alleati.

Hootsuite è il popolare servizio di gestione dei social media. Vi permette di svolgere l’attività di caricamento dei contenuti e il loro monitoraggio nello stesso spazio di lavoro, per avere sempre il polso di cosa sta succedendo dentro e attorno ai presidi che curate. Potete per esempio gestire il lancio in contemporanea di contenuti su vari canali; modificare in ogni momento la programmazione, anche dall’app mobile; ascoltare e seguire le reazioni ai contenuti in un’unica dashboard; misurare i risultati di crescita, diffusione di parole chiave, click, e persino osservare il comportamento di specifici account, per esempio quelli che avete inserito in una lista Twitter. Tra le feature interessanti spicca il calendario dei contenuti, che può offrirvi una panoramica di quanto sarà pubblicato prossimamente e orientarvi anche se non siete i primi detentori del piano editoriale. La versione base del software è gratuita, ma con diverse limitazioni: permette di gestire fino a tre profili social, da un unica piattaforma e con una sola password. Potete però utilizzare il periodo di prova delle versioni pro di Hootsuite (ci sono soluzioni “professional”, “team”, “business”) per capire quali opzioni avanzate possono servire alla vostra organizzazione. Per realtà molto piccole potrebbero essere eccessivamente sofisticate, ma alcune funzioni, come la possibilità di dare accesso a tutto il team, sono di grande aiuto per snellire le procedure.

Alcuni social network favoriscono la programmazione con delle funzioni native, come ha fatto Facebook con l’implementazione nelle Pagine della sua sezione Strumenti di pubblicazione, dove potete preparare bozze, vedere i post in programma, creare post temporanei. Generalmente anche le piattaforme di blogging, come Wordpress, permettono di “schedulare”. Twitter ha invece fatto una scelta diversa: ha assorbito al suo interno una realtà esterna che aveva ovviato con successo alla mancanza di una opzione di programmazione: Tweetdeck. Oggi potete utilizzare il servizio direttamente dal social network, creando la vostra esperienza personalizzata di Twitter, tenendo traccia delle attività dei diversi account che gestite, creando delle ricerche per non perdere quello che vi interessa.

In conclusione, segnalo, fra i tool di ultima generazione e più evoluti, Opal. Questa piattaforma, di cui potete richiedere una demo ma che è disponibile solo a pagamento, risponde ai bisogni dei gruppi di lavoro ampi, dislocati in luoghi diversi, con abitudini, esigenze e compiti disparati. Può essere molto utile per gestire progetti su scala nazionale, europea o mondiale, che implicano l’esistenza di molti presidi, staff formati da decine o centinaia di persone, fusi orari distanti. Aiuta a tenere i flussi organizzati, grazie a un efficace sistema di approvazione dei contenuti, che possono essere preparati da un content manager e poi approvati dal suo supervisore prima della messa online. Una delle funzioni più utili in assoluto è quella dell’anteprima del contenuto: in Opal create il “fac-simile” di ciò che sarà pubblicato, potete quindi valutarne l’efficacia con rapidità e aggiustare quello che vi sembra ne abbia bisogno.

Sperimentate e scegliete il vostro preferito.

Una raccomandazione, per tutti: attenzione a programmare! In ambiti particolarmente esposti all’occhio del grande pubblico, come quelli relativi a un’istituzione o a un esponente politico, ogni contenuto viene letto con particolare sensibilità anche in base al contesto temporale. Bisogna usare prudenza nel programmare un contenuto freddo con largo anticipo, perché le condizioni esterne potrebbero mutare: un’emergenza, una crisi politica oppure una notizia di cronaca particolarmente efferata potrebbe rendere un contenuto già approvato fuori luogo dal giorno alla notte. Programmare aiuta, ma avere il polso di quanto sta avvenendo intorno a voi ancora di più. Questo — per ora — una macchina non potrà farlo al posto vostro.


Avete ulteriori strumenti, risorse o consigli da condividere circa la vostra esperienza come creatori di contenuti per i media sociali e digitali? Usate i commenti per farmelo sapere.

Volete saperne di più sull’uso dei media sociali per la comunicazione pubblica? Qui potete trovare il manuale “Social media per la Pubblica Amministrazione”.

Buon lavoro!