Cosa ho imparato sulla comunicazione pubblica e i social media dopo quattro anni a Palazzo Marino

Il 2017 mi ha portato nel dipartimento di politiche pubbliche di Airbnb, dentro una nuova avventura professionale che mantiene, al centro del mio lavoro, ambiti a me cari come la comunicazione, gli strumenti digitali, le comunità, la politica. Prima, per quattro anni, ho lavorato con Paola Bonini nel social media team del Comune di Milano.

È stata un’esperienza importante e privilegiata per via del contesto (il Comune della capitale economica del Paese, Palazzo Marino), del momento politico (l’Amministrazione guidata dall’avvocato Giuliano Pisapia, nata da una spinta cittadina senza precedenti e da una campagna elettorale che ha fatto storia), delle persone vicine (i colleghi dell’agenzia DOING, tutta la Giunta Pisapia e gli staff con cui abbiamo collaborato), dei risultati (l’esperienza è stata riconosciuta fra le best practice italiane).

Con Giuliano Pisapia, Paola Bonini, Evita Onofri

Quando si mette la testa fuori da un ambiente di lavoro che assorbe e appassiona tantissimo, quando si cambia succede non solo che ci si arricchisca di nuove conoscenze, ma che si guardi indietro, a quanto si è imparato, con maggiore lucidità.

Così io e Paola, recentemente, ci siamo detti: dovremmo scrivere dell’esperienza che abbiamo avuto, mettere nero su bianco ciò che abbiamo appreso, iniziare a condividere una riflessione perché, in un momento storico in cui il modello della rappresentanza democratica è sempre più spesso messo in discussione, la comunicazione pubblica ha una responsabilità e può esprimere, anche attraverso strumenti come i social media, un potenziale costruttivo, persino una novella forma di educazione civica. Su cosa questa riflessione possa diventare ci stiamo ancora lavorando, ma intanto abbiamo pensato di cominciare condividendo alcuni appunti presi nel corso degli ultimi mesi a Palazzo Marino. Ognuno gli ha dato la forma che voleva; a me è venuto un elenco di cose che ho imparato. Un elenco pratico. Le cose volevano essere dieci, poi sono diventate di più. Mentre Paola guidava il team, il mio focus, in quanto responsabile dei contenuti, era specialmente sulla produzione editoriale, sul tono di voce, sulla scrittura, sul come dirlo, sul come raccontare e come curare una comunità, una città. Di qui il mio taglio sul tema.

Ecco di seguito, dunque, le cose che ho imparato sulla comunicazione pubblica e i social media dopo quattro anni a Palazzo Marino. Credo possano essere interessanti per i colleghi comunicatori, ma, forse, più in generale, per chi aspira a trovare il lato più positivo dei social media nell’ambito della res publica. Cominciamo a parlarne. Qui trovate invece le riflessioni di Paola, che dovete assolutamente leggere.

  • Quella formata da cittadini è la più eterogenea delle comunità con cui si possa interagire e il citizen care è la forma più evoluta e impegnativa di community management, per la trasversalità di visioni ed esigenze con cui quotidianamente ci si confronta;
  • infatti, attraverso i social media una Pubblica Amministrazione può anche valorizzare le caratteristiche positive della propria comunità di cittadini: per esempio, a Milano gli appelli di solidarietà attraverso questi canali alimentano esponenzialmente, con un enorme passaparola civico, il tradizionale spirito ambrosiano (aiuto a senzatetto, anziani, rifugiati, malati e così via);

Continuiamo a parlarne!

Milan-based content strategist, author. I ❤ to build communities and sustainable solutions. Happy gardener.

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