08/22/17 Smirne — Milano — Amsterdam — Inverness

Alessandro Piana
Aug 23, 2017 · 2 min read

Ho ancora nel cuore il matrimonio dei miei amici, nelle orecchie il suono delle canzoni turche e della chiamata alla preghiera, negli occhi un moscerino e nello stomaco le uova strapazzate quando mi trovo, per la seconda volta in poche ore, a Malpensa.

Oggi è tutto diverso: la valigia, in primis. Da un trolley con un contenuto ridotto all’osso per farci entrare comodamente un costume da bagno, un vestito, una cravatta, delle scarpe e 236 copie di un discorso di matrimonio solo parzialmente improvvisato (hashtag #amorvincitomnia #pelinmarcelo per le foto su Instagram), ad uno zaino da trekking pieno di maglie, pantaloni, maglioni e attrezzatura da bici per affrontare il gelido inverno scozzese che parte da metà giugno.

Per non parlare delle emozioni, quelle emozioni che solo un matrimonio turco-brasiliano musulmano all’aperto, di sera, con Despacito e Gustavo Lima al taglio della torta può dare. Emozioni che qui, nel ruvido linguaggio scozzese, sono fatte di sudore, fatica e chilometri in bici.

Non si vuole qui annoiare con un resoconto di un doppio viaggio in aereo. No. Da Milano ad Amsterdam, da Amsterdam a Inverness. No. Ma della bellezza della lounge e dell’aeroporto di Amsterdam e di sentirsi per un’ora #richkidsofmilan sì che vogliamo parlare. Due spritz, patatine, dolci, salsine salate e la cena è servita, come un ultimo scampolo di benessere prima dell’abbandono volontario delle comodità materiali in favore di uno zaino, una bicicletta, e la malignità della natura (Leopardi docet).

Inverness è un posto dimenticato da Dio, l’aeroporto di Inverness è grande quanto la stazione ferroviaria di Posillipo (c’è una stazione ferroviaria a Posillipo?), la gente di Inverness è numerosa quanto gli Oscar di Di Caprio prima che vincesse l’ultimo suo Oscar.

Inverness ci accoglie con un odore di pioggia nell’aria e un profumo di erba bagnata che penetra nei polmoni e ci regala gioia ad ogni passo. Nella velletaia volontà di prendere il pullman per il “centro”, io e Dario ci infiliamo in una strada buia, buissima, circondata da alberi e profumi di Pino Silvestre. Uno spettacolo della natura, letteralmente.

Puntuale come un orologio scozzese, arriva il bus ed è tutto un susseguirsi di oddio ma fa le rotonde al contrario oddio ma facciamo l’incidente oddio ma che posti bellissimi. Il “centro” ci accoglie con la sua medioevalità moderna e Nicolò, fratello gemello di Dario, ci accoglie con la gioia di chi è già a Inverness da due giorni e conosce ogni lato di questa città. Sullo sfondo un castello tirato a lucido con piastrelle tirate a lucido. Da qui alla prima birra per festeggiare la futura impresa il passo è breve. Tra “blonde” e racconti di Croazia, Turchia, Confindustria e Vacchi (non quel pirla da social ma il fratello intelligente) la notte si avvicina e il fuso di due ore di differenza da Smirne si fa sentire sulle povere e stanche membra.

Uno sguardo alla bici, futura compagna di amore e passione, uno sguardo al letto, necessario per il corretto funzionamento dell’orologio biologico (non c’entra niente ma suona bene).

Ed è subito sera.

)

Alessandro Piana

Written by

28 anni. Programmatore, scrittore, lettore, sportivo: ma niente di serio. Autore di “Diario di un condannato a morte” (Bookabook, 2018)

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