16 agosto — Portomarin — Palas de Rei, ovvero “elogio del decadentismo”

L’aria che si respira è un misto tra attesa, ansia, voglia di arrivare, e lacca per gel portata da quei merenderos che non sapevano come riempire lo zaino. A questa attesa, però, le gambe rispondono con “voglio riposare”, e infatti l’ennesima sveglia delle ore sei diventa di fatto un’alzata delle 6 e un quarto. Non ha nemmeno aiutato il continuo muoversi del mio coinquilino del letto sopra, che ha svegliato più volte mezza stanza a causa del legno delle assi, fortemente cigolante.

Però, come ogni dannato giorno, si parte. Alla gioia per sentirmi a posto con i piedi, si contrappone la preoccupazione per un dolore continuo ai palmi dei piedi (si chiamano così?). A causa di questo dolore, percorro i primi chilometri ipotizzando scenari apocalittici, ma alla fine si procede in salita e in sentieri pietrosi fino a Gonzar, dove un bar si erge a rifugio dei pellegrini. Mi fermo dunque a fare colazione e lì incontro prima Ezio, il primo italiano del gruppo a cui mi sono unito qualche giorno fa, che stava aspettando il taxi essendo veramente malconcio, e Brittany, una Canadese conosciuta molto brevemente qualche giorno prima. Le facce alla fine sono sempre quelle, ed è bello anche così. La colazione a base di spremuta d’arancia, torta Santiago e Oki è stata il toccasana per le mie gambe, e così ho continuato alla grande.

Appena dopo Gonzar c’è la bellissima Castromaior: non perché di per sé sia un villaggio particolarmente interessante, ma perché la salita avviene nella nebbia. Vedere gente davanti a me scomparire lentamente in una coltre di nebbia mi regala deliziosi momenti di apprezzamento della bellezza della natura; l’ulteriore vantaggio è che poi non fa assolutamente caldo, e si cammina splendidamente.


Il viaggio prosegue nella solitudine del giorno precedente, ma oggi non c’è bisogno di musica perché la natura offre un bellissimo spettacolo. Il sentiero è quasi un marciapiede di una strada che scende leggermente e continuamente attraverso vai paesini come Serra de Ligonde, Lameiros, Airexe. In questi paesini privi di tutto si trovano solo chiese, crocifissi, horreos, e forse un bar; in particolare, mi fermo nella splendida Cappella della Maddalena, dove ho una veloce conversazione con il custode anziano e cieco in una lingua che come sempre è una via di mezzo tra italiano e spagnolo.

I chilometri passano veloci, ma la fatica si fa sentire sempre di più. A Portos, dopo 21 km, mi fermo per il doveroso controllo vesciche e, per la prima volta dopo giorni, nessuna nuova amica è venuta a trovarmi. Tuttavia, dopo la ripartenza, i dolori di inizio giornata tornano a farsi risentire, e gli ultimi km prima dell’arrivo sono una lenta sofferenza.

L’arrivo a Palas De Rei è tranquillo, dopo 25km. Il paese è davvero un buco, e non resta altro che riposarsi, mangiare qualcosa di buono, lavare il bucato e sognare l’arrivo a Santiago.


Finalmente riesco a provare il pulpo gallego! Una delizia!


Mi rendo assolutamente conto che le emozioni dei giorni precedenti sono state ben più elevate, ed una giornata come oggi è solo di passaggio obbligatorio per l’arrivo ormai prossimo; ma sento che il Cammino ha, in me, già operato il cambiamento e la trasformazione che cercavo. È un po’ di giorni che cammino diversamente, consapevole finalmente del mio posto nel mondo. So che può sembrare una banalità, ma vi garantisco che ero partito con un grosso peso da depositare in attesa del futuro, e nel corso degli incontri, delle fatiche quotidiane, ho potuto liberarmi man mano di questo peso, senza dover più attendere un futuro irrealizzabile. In questo senso, ho già ottenuto quello che volevo.

Per questo ed altri motivi, principalmente il voler entrare forte e sano a Santiago, domani mi farò il regalo: metà tappa, ovvero gli ultimi quindici chilometri, li farò in pullman. Perdonatemi, miei cari (e pochi) lettori: ogni tanto bisogna volersi anche bene (e già questo, per chi mi conosce, rappresenta una novità).

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