Diario di un detenuto, 22/01/2007

Cara Emily,
ho appena finito di leggere The Innocent Man, che è la prima incursione di John Grisham nella saggistica. 
Il libro racconta la triste, ma vera, storia di un uomo dell’Oklahoma, Ron Williamson, che è stato processato, condannato e condannato a morte per un omicidio che non ha commesso. Nel processo di raccontare questa storia Grisham include aneddoti illuminanti di altri casi riguardanti errori giudiziari, molti dei quali hanno in comune la stessa litania di difetti del sistema: il lavoro approssimativo della polizia, cattiva condotta (compresa la distruzione di prove favorevoli e la fabbricazione di prove false), utilizzo di false “spie di prigione” che sostengono che l’imputato abbia “confessato” a loro in carcere e, più comunemente, avvocati della difesa incredibilmente incompetenti (ubriachi, idioti, tossicodipendenti, e nel caso di Ron Williamson, un avvocato cieco). Nessuna di queste è una novità per le persone intimamente familiari con il sistema di giustizia penale (giudici, avvocati e imputati allo stesso modo), ma il pubblico in generale, essendo naturalmente apatico a questi problemi di solito ignora la portata e l’ampiezza dei problemi. Il cittadino medio vuole disperatamente credere nella bontà, la correttezza e la competenza del sistema e in realtà non vuole sapere quanto è fatto male. La persona media crede che in realtà il sistema sia come è raffigurato in Law and Order, dove i poliziotti e pubblici ministeri giocano sempre giusto e solo i cattivi vengono arrestati. Questo libro di Grisham dovrebbe essere lettura obbligatoria in tutte le scuole americane!

Parlando dei tribunali, il mio ultimo disperato tentativo di petizione habeas corpus è stato appena depositato presso la Corte Suprema della Florida (scusami se te lo sto ripetendo, forse te l’ho già detto); la petizione si basa su una decisione relativamente recente della Corte Suprema in un caso di pena di morte in California, Brown vs Sanders, che io sostengo sia molto simile allo schema di condanna capitale della Florida, e in particolare la mia condanna a morte. Sono sicuro che sia una petizione solida, ma ciò non significa che ne trarrò alcun conforto. Questo è più o meno il mio ultimo tentativo legale, a meno che qualcosa di nuovo si sviluppi nel frattempo; più probabilmente, entro il prossimo anno comincerò a vivere con la spada di Damocle, sotto l’ombra di una esecuzione forse imminente.

Non mi soffermo su questo, come sai. La morte è una realtà per tutti noi; è solo una questione di tempo e ho scelto di concentrarmi sfruttando tutto il tempo che mi resta nel modo più positivo e significativo possibile.

Saresti sorpresi di vedere ciò che può essere realizzato, soprattutto a livello metafisico, in isolamento. E’ tutta una questione di crescita ed evoluzione come essere umano e come anima. In realtà, in ultima analisi, che altro c’è?

E’ ora di andare, Emily. Ricordati che ti voglio bene!
A presto,
Bill

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