Le città e la popolazione sono allo stremo in Siria e la i giorni di guerra sembrano non avere fine. La tregua è stata violata otto volte nelle ultime 24 ore nelle province di Latakia e Damasco: a sostenerlo è stato il ministero della Difesa russo, denunciando che i miliziani di Jaysh al-Islam hanno sparato colpi di mortaio contro i centri abitati di Hoosh Nasri, Arbil, Harasta, Al-Nashabiyah, Qaboun, Douma e Jobar, nella provincia di Damasco, mentre quelli di Ahrar al-Sham hanno bombardato la fortezza di Shillif.
 Intanto 29 dottori che prestano servizio in questa area di guerra hanno lanciato un appello a Barack Obama affinché intervenga per imporre una no-fly zone su Aleppo, per fermare gli attacchi, per salvare i civili intrappolati nella città arriva dagli ultimi medici rimasti nei quartieri orientali sotto il controllo dei ribelli. Se gli attacchi contro le strutture mediche continueranno con la stessa intensità dell’ultimo periodo, nell’arco di un mese potrebbe diventare impossibile garantire cure mediche.
 Nella loro lettera i medici hanno denunciato come nell’ultimo mese ci siano stati 42 attacchi contro strutture sanitarie in Siria e come dal 2011 abbiano visto “pazienti, amici e colleghi morire con grandi sofferenze”. Ricordando il loro impegno ad aiutare chi ha bisogno di cure mediche, chiedono a Obama di “fare il suo dovere allo stesso modo”.
 “Non abbiamo bisogno di lacrime né di solidarietà e neppure di preghiere: abbiamo bisogno — si legge, come riporta la Bbc — di un’area senza bombardamenti nella parte orientale di Aleppo e di un’azione internazionale per garantire che ad Aleppo non ci sia un nuovo assedio”.
 La comunità internazionale, hanno affermato i medici, ha “sottolineato quando sia ‘complicata’ la situazione siriana ma ha fatto poco per proteggerci”. “Le recenti offerte da parte del regime e della Russia di lasciare la città suonano come velate minacce: fuggire ora o affrontare quale destino?”.
 Ieri le forze militari russe hanno annunciato una tregua di tre ore al giorno ad Aleppo a partire da oggi per permettere dalle 10 alle 13 ai convogli umanitari di consegnare aiuti ai civili. Per l’Onu, che ha chiesto una nuova tregua umanitaria di 48 ore, si tratta di una misura che non è sufficiente.