Diego è Diego. Diego sarà sempre Diego. E non ti aspetti che possa morire uno così. Deve essere immortale uno così.

Per me ha rappresentato qualcosa di inamovibile. Con lui è andato via un pezzo di me, che non pensavo potesse andarsene.
Lui è il primo che mi abbia fatto conoscere il calcio. Il calcio che è stato il mio sogno, quello di raccontarlo da giornalista, di lavorarci – all’AlbinoLeffe prima, al Genoa dopo -, di guardarlo con passione ogni giorno: ecco, tanto va via con Diego Armando Maradona. Ieri ho chiamato mio fratello, mio padre, il mio amico Aldo: la frase era “Penso che sia meglio che tu lo sappia da me", come per un parente, un amico.

Per me…


Esattamente un anno fa, con il Sindaco e parte della Giunta, celebrammo il successo elettorale con una camminata che per me sarà sempre storica. Ce la siamo sempre tenuta per noi, ma dopo un anno — e soprattutto dopo gli ultimi mesi — mi è venuta voglia di scriverne.

Esattamente un anno fa, il 28 maggio 2019, camminammo per quasi 27 km, da casa al Santuario di Caravaggio. Era una di quelle cose che si dicono anche per esorcizzare la tensione di un grande obiettivo, una cosa tipo “se vinciamo al primo turno, andiamo a piedi a Caravaggio”.

Il giorno prima, infatti, vincemmo al primo turno, rompendo quella tradizione di “cambio di amministrazione” che a Bergamo vigeva dal giorno in cui il Sindaco viene eletto direttamente, dai primi anni ’90. La sera la festa, il mattino dopo partenza da Palazzo Frizzoni alle 8.30, …


Prepartita di AlbinoLeffe vs Piacenza, ritorno playout di serie B 2010/11

Ho letto decine di ricordi di Emiliano Mondonico in questi giorni. La maggior parte identici l’uno all’altro. L’Emiliano saggio, mai banale, intelligente, il calcio di un tempo, il calcio sagace, l’uomo buono, cose così. In tutti questi ricordi ho trovato qualcosa del Mister, ma non sono mai riuscito a trovare davvero il Mister.

Perché innanzitutto Emiliano Mondonico te ne combinava una dopo l’altra. Lavorare con lui significava dover essere sempre pronti a qualunque cosa. Perché lui si sarebbe inventato qualunque cosa. Poteva farti arrabbiare o metterti in difficoltà in ogni momento. In ogni momento, mattina, pomeriggio, sera, giorni con doppio allenamento, partita o giorni liberi.

Si inventava le porte chiuse al campo quando vedeva arrivare i giornalisti. Ti faceva mentire spudoratamente su orari di allenamenti, giocatori infortunati, convocazioni. Ti sputtanava ogni volta che facevi un errore. …


Passare poco meno di quattro anni con Giorgio Gori non è una cosa semplice, ma è un’esperienza che augurerei a chiunque. Non intendo parlare di politica, nemmeno di televisione. Si parla semplicemente di lavoro, che è di fatto quel che muove GG, tanto per ridurlo a iniziali. Il lavoro lo pervade, a qualunque ora del giorno, è quel che lo fa andare avanti, che lo tiene in piedi. Il senso della sfida, di non fermarsi, di costruire, tutte queste cose sono la sua linfa vitale.

Parte con un sms alle 6.30 la mattina, chiude con una mail a mezzanotte, dopo che ha letto decine di pagine e preso altrettante pagine di appunti. Una macchina, quasi. Ti chiedi sempre come faccia a non mollare il colpo, a non prendersi un giorno di stop, a diradare l’agenda e tenersi qualche sacca di tempo da passare semplicemente non facendo nulla. Ma sai che non ce ne sono, l’agenda è sempre piena e giorni di stop non se ne prende quasi mai. Anche in vacanza la telefonata, l’sms, l’email arrivano sempre. E non ti azzardare a non rispondere a…

Francesco Alleva

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