Sant’Alessio nel sottoscala

La basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, sul colle Aventino a Roma, è una delle più richieste per i matrimoni, con code di attesa di anni: se gli aspiranti sposi conoscessero la storia del santo più famoso dei due, Alessio, con tutta probabilità sceglierebbero diversamente. Alessio fu un patrizio romano, quindi di ottima famiglia, che rinunciò al matrimonio poco prima delle nozze e si dedicò ad una vita da mendicante e al servizio dei poveri, sbarcando dopo un lungo pellegrinare nella Siria del nord (l’attuale Turchia) dove trascorse ben 17 anni. Tornato a Roma, e bussando alla casa di famiglia per chiedere ospitalità, non venne riconosciuto dai genitori a causa del suo aspetto, e visse altri 17 anni mendicando a Roma e vivendo nel sottoscala della propria casa. Leggenda vuole che prima di morire annotò la storia della propria vita in un biglietto che strinse nel pugno di una mano, e che al momento della morte le campane di Roma cominciarono a suonare all’unisono; solo il Papa riuscì ad aprire la mano di Alessio, e la lettura del biglietto provocò la sorpresa dei genitori. In realtà è verosimile pensare che la figura di Alessio mendicante fu talmente popolare all’epoca, per le sue doti empatiche e la sua indole ad aiutare i bisognosi, che spinse il Papa a valutare la sua santificazione per alleviare i dissensi con la popolazione. Nella cappella di Sant’Alessio, in foto, Alessio è raffigurato vestito da pellegrino sul letto di morte sotto la sua scala di legno, di cui sembra ne sia conservato un frammento. La cappella è opera dello scultore Antonio Bergondi, seguace di Gian Lorenzo Bernini.

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