Perseguitati in patria, vittime di orribili violenze in mare: i rifugiati rohingya di Myanmar

di Riccardo Noury

Donne, uomini e bambini vittime di traffico di esseri umani, trattati in modo indicibile, picchiati o uccisi se le famiglie non pagavano il riscatto. Centinaia, forse migliaia di morti in mare in più rispetto alle stime iniziali. E la nuova “stagione delle partenze” è alle porte nel golfo del Bengala e nel mar delle Andamane.

L’inferno dei rohingya, la minoranza musulmana perseguitata dal governo di Myanmar, è descritto in un nuovo rapporto di Amnesty International, redatto sulla base di interviste a oltre 100 rifugiati rohingya — per lo più vittime di traffico di esseri umani, bambini compresi — che hanno raggiunto l’Indonesia dopo essere fuggiti da Myanmar o dal Bangladesh attraverso il mar delle Andamane. Sono, sottolinea l’organizzazione per i diritti umani, i fortunati che ce l’hanno fatta.

A maggio, dopo che la Thailandia aveva dichiarato guerra ai trafficanti di esseri umani, migliaia di rifugiati e migranti rohingya sono stati abbandonati sulle imbarcazioni su cui erano stati caricati e lasciati andare alla deriva per settimane, privi di cibo, acqua e medicinali.

Inizialmente Indonesia, Malaysia e Thailandia hanno tenuto le imbarcazioni al largo, impedendo l’attracco. Solo dopo le pressioni internazionali, i primi due paesi si sono impegnati ad accogliere una parte dei richiedenti asilo a condizione che entro il maggio 2016 un paese terzo accettasse di reinsediarli.

Secondo le Nazioni Unite, tra gennaio e giugno del 2015 sono morte almeno 370 persone. Amnesty International ritiene che il numero effettivo sia molto più alto. Testimoni oculari hanno riferito di decine e decine di grandi imbarcazioni piene di rifugiati e migranti, solo cinque delle quali arrivate a destinazione in Indonesia e Malaysia. Di centinaia, se non migliaia di persone, non si è più avuta notizia: potrebbero essere morte nel viaggio oppure potrebbero essere state vendute a scopo di lavoro forzato.

Molti rohingya con cui ha parlato Amnesty International hanno denunciato di aver visto gli equipaggi delle imbarcazioni uccidere, a colpi di pistola o gettandoli in mare, coloro le cui famiglie non erano in grado di pagare il riscatto. Altri sono morti per mancanza di acqua e cibo o per malattie.

Durante i mesi trascorsi sulle imbarcazioni, i rohingya venivano picchiati mentre i trafficanti telefonavano alle loro famiglie per chiedere il riscatto. Una ragazza di 15 anni ha raccontato che i trafficanti hanno chiamato il padre in Bangladesh, facendogli sentire le sue grida per convincerlo a pagare un riscatto di 1700 dollari.

Ogni persona sopravvissuta ha assistito a violenze fisiche o le ha subite direttamente. Le testimonianze parlano di pestaggi con bastoni di plastica o metallo, a volte per diverse ore, come punizione per aver supplicato un po’ di cibo, essersi mossi dopo giorni se non settimane d’immobilità forzata o aver chiesto di andare in bagno.

I pestaggi erano compiuti secondo un’agghiacciante metodica. “Al mattino ti picchiavano tre volte. Al pomeriggio pure. Di notte nove volte” — ha raccontato un rohingya di 15 anni.

Molte persone portano ancora i segni, fisici o psicologici, delle violenze. I sopravvissuti arrivati in Indonesia hanno ancora difficoltà a camminare e patiscono le conseguenze della sete e della fame che hanno subito. Molti sono ammalati.

Tutto questo ha origine da decenni di persecuzione e di discriminazione. Nello stato di Myanmar, i rohingya sono per legge privi di cittadinanza. Le ripetute ondate di violenza nei loro confronti, l’ultima delle quali nel 2012, hanno costretto decine di migliaia di persone a finire in campi sovraffollati, in condizioni disperate e alla mercé dei trafficanti di esseri umani: rapite o ingannate con la promessa di un passaggio sicuro e a modico prezzo verso la Malaysia, migliaia sono state avviate al lavoro forzato o stipate su imbarcazioni poi lasciate a se stesse. Con le conseguenze appena descritte.

Terminata quella monsonica, con la nuova “stagione delle partenze” migliaia di altri rohingya potrebbero prendere il mare. Per questo Amnesty International ha sollecitato i governi dei paesi dell’Asia sudorientale a raddoppiare gli sforzi per fare fronte a questa crisi ed evitare che si ripetano i tragici fatti della primavera scorsa.


Originally published at lepersoneeladignita.corriere.it on October 21, 2015.

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