3 cose che (non) so del 2019

No, niente oroscopi o politica per oggi, solo del sano digital. Che spesso non ha nulla da invidiare nè a Paolo Fox nè al governo (e mi fermo qui)

3 cose che non penso di sapere, ma che meritano un pensierino e un pò di domande.

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FACEBOOK (ma soprattutto WHATSAPP e un pò WECHAT)

Facebook capirà come creare un modello di business concreto su Whatsapp? Uhm. 
Passatemi l’immagine: hanno la pietra filosofale in casa ma senza il libretto delle istruzioni. Tonnellate di utenti, utilizzo quotidiano, una “manciata” di dati profilati. What else?

Ok le stories (che a Menlo Park ormai si abbinano bene con tutto) ma non bastano, pubblicità nelle chat? Uhm uhm. 
Ci stanno già provando con Facebook Messenger. Qualcosa di interessante potrebbe essere inserito direttamente nelle conversazioni ma come lo prenderebbe il pubblico? Dopo Cambridge Analytics, le udienze e tutto il resto, la cautela è consigliata. Uhm uhm uhm.

Usciamo da Whatsapp.
Forzo la mano, voi seguitemi. Il sogno di Facebook è diventare WeChat: ecosistema inclusivo dove nessuno sente (quasi) il bisogno di uscirne.
Ha i pezzi in casa (FB+IG+Whatsapp come portate principali ) ma non ce la farà per molti motivi: economici, culturali, politici.
[L’ incubo di WeChat è invece diventare Facebook: ma dubito accadrà]
Facebook però potrebbe fare molto altro, ad esempio premere l’acceleratore sui Gruppi. Il concetto di aggregazione per argomenti/necessità/tempo libero è vecchia come l’Homo Sapiens e i forum ce lo insegnano: FB ha già lo strumento pronto per fare e monetizzare. 
Oppure potrebbe acquistare o clonare Nextdoor (e parenti) perchè il tema local è un’altra calamita costante (ci avevo un pò meditato anche qui)

No?

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VOICE SOMETHING (ft. The Giornalisti)

L’ hype per il voice (device, search e tutto il resto) si tradurrà in qualcosa di massivo oppure resterà sospeso a metà come i chatbot? Boh, o comunque non già nel 2019. 
A favore del voice c’è l’ondata di Echo&co che inonderà le case e i regali sotto l’albero: volenti o nolenti, avremo queste “cose” a mò di complementi d’arredo. Li useremo? Qui parte il contro: serve più tempo per abituarsi, non vedo ancora l’uso della voce come Most Advanced Yet Acceptable per un utilizzo davvero diffuso. Questione di tempo e di generazione direi.

Un aiuto insperato potrebbe arrivare da Whatsapp e dai messaggi vocali (di 10 minuti, cit): un vero sdoganamento per l’uso della voce. Tanto che ora anche Instagram sta rinforzando questa feature.
In fondo anche l’orecchio vuole la sua parte, solo che a volte richiede più pazienza.

No?

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GOOGLE (e un pizzico di social)

Google male non sta, anzi. 
Probabilmente certe notti sogna anche lui un pò WeChat: capita.
Google+ se ne è andato e pazienza, ma se il meglio dovesse ancora venire?
E se invece di creare un social ex novo (come già testato), integrasse certe “cose” dei social al suo interno?

Ci sono spinte rilevanti in questo senso: la prima è la sperimentazione del post direttamente tra i risultati di ricerca (Post on Google, limitata ad oggi), peraltro già possibile per aziende e realtà local a livello di My Business.

La seconda è il famigerato Medic Update che (tra le varie cose) “predilige” siti in cui il chi scrive sia ben definito e riconoscibile. Qui si innestano altri situazioni molto pesanti (fake news, contenuti di bassa qualità, ..) che però potrebbero giocare a favore.

Avremo una search più social dove i “nostri” contenuti verranno mostrati direttamente? Magari non subito. Magari

No?

bonus

Col 2019 riprendo a bloggare. 
Cito un noto pensatore “certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano” e il mio amore per i blog non si è potuto sottrarre all’equazione.
Torno a casa: per ora c’è solo la bio eh.