4 parole, soltanto

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Riprendo alcuni spunti da uno speech che ho tenuto per un evento interno nella mia agenzia (nome in codice: Apdate) qualche giorno fa.

L’obiettivo era raccontarne la vita quotidiana (ma in particolare il mio punto di vista) attraverso 4 parole (ma parole particolari).

Si perchè ho uno certo amore per le parole intraducibili, tanto da aver aperto un canale Instagram dedicato: https://www.instagram.com/translata/

Le parole contano (cit.) no? Usiamole

So:

  1. Yokomeshi. Viene dal giapponese: indica la difficoltà di parlare una lingua che non è la nostra. Riuscite a immaginare lo sforzo mentale e fisico? Chi non l’ha mai provato in fondo. L’ho associato alla difficoltà di comunicare con colleghi, clienti, in generale persone che (necessariamente) sono diverse da noi per mille aspetti. Comunicare è uno sforzo. Provarci è umano. Non provarci o arrendersi pigramente o scivolare in monologhi è dannoso e frustrante. Arrendersi al silenzio è il capolinea.
  2. Jugaad. é un termine hindi, vagamente traducibile con “hack”. è il concetto di adattare le cose, trovare soluzioni, “to make existing things work, or to create new things with meager resources” dice Wikipedia. è dolcemente sovversivo, è la creatività di ogni giorno, è una foto della capacità dell’uomo di adattarsi sempre, ovunque, comunque. 
    E se le cose non vanno come vorresti, be jugaad. 
    Se l’alto non ti risponde, arrabbiati e prova a cambiarle dal basso.
  3. Meraki. Ora siamo in Grecia. C’è più calore: il meraki è la passione, la parte di noi che mettiamo nel fare le cose. Si lavora per mangiare, ipocrita chi lo nega: ma poi? Cosa rimane? Sempre e ovunque, ma soprattutto dove la creatività è il valore aggiunto, mettere e lasciare qualcosa di nostro è imprescindibile.
  4. Infine, il termine più illeggibile ma anche il più importante: kunnskaping (disclaimer: non ho idea di come si pronunci). From Norvegia: questo concetto è bellissimo: secondo il New York Times “ refers to the bringing about of new knowledge through human interaction”. 
    Dice insomma che la conoscenza nasce dall’interazione tra persone: le persone sono il motore e l’anima della conoscenza. Non le tecnologie, non i trend, non le mode.

E ho concluso così: ogni giorno parliamo di ottimizzazione per i device più disparati. Please, ottimizziamo invece per i device più importanti: le persone. Persone che cercano di esprimersi, di cambiare le cose, di mettere passione e di innovare.

Noi.