Appunti per agenzie digitali

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Appunti, 3 nello specifico, che nascono da tanti post it (mentali) che mi sono lasciato dietro in questi 10, anzi ormai 12 anni di lavoro in, con, su, fra, tra e per agenzie digitali.

Qui dentro non ci sono solo le 2 con cui ho lavorato, ci sono le x con cui ho fatto colloqui, le y con cui ho avuto modo di collaborare, le z seguo/ho smesso di seguire nel tempo, le w che ho visto perdersi negli anni.

E in tutto questo qualcosina ho visto, metabolizzato e confrontato. 
Ma sono pur sempre ‘appunti’: niente di definitivo nè di manualistico, impressioni prima di tutto ma che, senza dubbi e a mio insindacabile giudizio, valgono per agenzie digitale di ogni dimensione, luogo e specializzazione.

Dunque, 3 elementi chiave con pesi specifici e interazioni variabili ma decisivi nei bivi tra efficacia e perdita, tra qualità e annaspare, tra professionalità e tirare a campare.

FRONTMAN

Almeno uno. Il perché è facile: pensate agli Avengers, film corale sviluppato su storie singole. Pensate alle band o alle squadre di calcio. Abbiamo bisogno di avere una faccia da associare, una voce e un’identità

L’agenzia deve avere qualcuno di presente e riconoscibile, ancora meglio se spendibile in eventi, conferenze e altre momenti ‘espositivi’.

Il frontman non deve essere un clown nè una one man/woman band: deve avere coerenza con quello che è l’agenzia e col suo modo di porsi. 
Non cannibalizza: esalta il gruppo.
Ecco appunto: un’inter-faccia, una faccia credibile da mettere tra il team e il fuori.

In assenza di: l’agenzia risulta più anonima e senza il giusto brio. Non si distingue e non ha grip. A parità di condizioni, perde le gare e i confronti diretti coi competitor

MOONSHOT

Ne basta uno ma fatto bene.

Il tiro alla luna potrebbe apparire come la sparata commerciale da svendere ai prospect ma la sua essenza è diversa perché “Quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito”

Il moonshot è la destinazione, magari ci si arriva magari no, ma è il viaggio la cosa che conta: il viaggio sono i metodi, le azioni, le soluzioni e gli imprevisti che si gestiscono. 
Questo background non lo si acquista online e neppure lo si impara da un consulente: lo si costruisce solo con obiettivi alti ma molto definiti. 
Il moonshot non è ‘Saremo i più bravi della galassia’ ma ‘Vinceremo quel premio che oggi sembra inaccessibile nel giro di x anni’. E si continua a lavorarci per tutti gli x anni, cascasse il mondo

In assenza di: si lavora a cicli di progetto, si dipende troppo dalle esigenze del singolo cliente, non si riesce a guardare oltre, si ha sempre la sensazione di rincorrere.

CULTURA INTERNA

Agenzie: terra di deadline, turnover, corse ed emergenze (ma anche di tanto divertimento, ammetto). 
Ma tutto questo “flusso” non basta a dare la destinazione o per decidere dove andare a fatturare o ancora con chi lavorare e in che modo. 
Per questo serve altro: poche linee comuni ma molto chiare e soprattutto ben rispettate da seguire. 
Lo stile, le priorità, le decisioni (quelle importanti) non si trovano per strada. Oppure si ma in bocca al lupo e buena suerte. 
Il mondo digitale cambia troppo velocemente per fidarsi solo delle mode o dei clienti. La cultura interna dell’agenzia è il baricentro.

In assenza di: arriva la nuova tendenza e l’agenzia è spiazzata; cambia il mercato e ti attacchi al primo hype che passa. Il team si perde, si annoia, non capisce, se ne va.