E se la risposta a Facebook fosse 150?

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credits: Unsplash

Il nuovo cambio di algoritmo di Facebook è tra i temi digital più gettonati: non è il primo, non sarà l’ultimo ma (probabilmente) si farà ricordare. E visto che in molti stanno scrivendo a riguardo, mi son detto: anch’io

Per i più distratti: sul nostro newsfeed (per gli amici “bacheca”) vedremo molti più post da parte dei nostri contatti rispetto a contenuti di pagine, aziende e simili.

L’annuncio diretto da parte di Zuckerberg (con un post, ovviamente) è un buon indicatore di rilevanza:

“you’ll see less public content like posts from businesses, brands, and media. And the public content you see more will be held to the same standard — it should encourage meaningful interactions between people.”

a cui fa da controcanto, appoggiandola piano, Adam Mosseri, Head of News Feed:

“Because space in News Feed is limited, showing more posts from friends and family and updates that spark conversation means we’ll show less public content, including videos and other posts from publishers or businesses”

Perchè?

Dietro questo “aggiustamento” di rotta c’è un labirinto di ragioni economiche (si monetizza meglio su un pubblico attivo e lo si motiva a non andarsene), d’immagine (“don’t be evil” Google lo era un tempo, ora lo deve dimostrare di essere Facebook), di ricerca di soluzioni complicate (qualcuno ha detto fake news?), di millennials annoiati.

Quindi?

Se leggete per intero il post di Zuck, vedrete citati i temi della passività e dell’interazione: guardate il vostro pollice o il vostro mouse che scrolla senza pietà sulla bacheca per capire di cosa stiamo parlando. Idem il tempo:

Now, I want to be clear: by making these changes, I expect the time people spend on Facebook and some measures of engagement will go down

La dichiarazione sottolineata da questo “Now, I want to be clear” a me suona come “Tranqui, succederà, non venite poi a rinfacciarcelo”

Per chi gestisce presenze social business: lo scenario (una volta al giorno devo usare questa parola) cambia parecchio, e per fortuna. E’ tempo di dimenticare i calendari editoriali basati sul peso (38 post al mese o 78? tengo, lascio?), lo era già un anno fa, ora non ci son più scuse (ne avevo parlato qua)

Per l’utente “normale” invece non cambierà molto: per Facebook in fondo è un ritorno alle origini. Chi non ha visto “The social network”? Lì il concetto è chiaro: su Facebook cerchiamo la gente che conosciamo (o che vorremmo conoscere) e la cerchiamo per noi. Se volete andar fuori sentiero su questo argomento: dico homo mimeticus.

150

E ora veniamo a 150. Certo, ho usato un titolo squisitamente clickbait ma la soluzione era già sotto i nostri occhi. Se state pensando a:

no, non è questa.

Se il cruccio di Facebook è essere/tornare pertinente non c’è nulla da inventare. 
In che città/paese vivi? Facciamo XXH? Sei già membro del gruppo Facebook “Sei di XXH se..”? Dai un’occhiata alle interazioni e al livello di partecipazione: sembra un altro social.

150 è il numero di Dunbar:

una quantificazione numerica del limite cognitivo teorico che concerne il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l’identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre.

lo dice Wikipedia, non io. Alcuni studi alzano questo tetto a 290 ma poco cambia, il fatto è che il tetto esiste: le nostre relazioni sociali stabili non possono essere infinite. I like che mettiamo ai post su Facebook forse si, ma queste non sono “relazioni”, è il tempo perso di cui parlavamo prima.

Se Zuck ci fa vedere più post di amici e conoscenti, torniamo qui: torniamo alle persone che conosciamo e con cui interagiamo.

Lo faremo? Non lo faremo?
Vedremo che succede, nel frattempo contate fino a 150. Può aiutare.

ps: ci sono molte altre conseguenze da analizzare sul piano cognitivo e psicologico, ma non parliamone qui

ps 2: non ho usato neppure una GIF. Wow

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