Il fascino discreto delle GIF

Questo è l’inizio della mia tesi di laurea (in filosofia) dedicata alle GIF. Citazioni bibliografiche disponibili: chiedete pure.
More to come, maybe

La GIF è un formato di file e qualcosa in più: un “oggetto” digitale capace di attrarre e di sviluppare connessioni ad un livello molto originale.

In questa analisi ne esploro i significati e le suggestioni, sia attraverso un confronto con modelli di riferimento come la fotografia, il video e il cinema sia andando alla ricerca degli elementi di maggiore peculiarità.

Credo che nelle GIF ritornino e risuonino una serie di suggestioni e scarti molto più ampi di quelli prevedibili per un “semplice” formato digitale. La fortuna, la casualità o più probabilmente entrambe hanno permesso a questo “qualcosa” di diffondersi e di affascinare. La fortuna e la causalità di trovarsi su una linea di confine ricca di significati e possibilità come quelle che corre andrà ad analizzare tra tempo e ripetizione, tra rumore e silenzio.

Personalmente le GIF rappresentano (e questo testo penso lo dimostri) un’interessante e particolare occasione per ragionare su temi che mi affascinano come il tempo e la ripetizione, fino alla fine di entrambi e quindi la morte appunto.

La GIF può essere una condensazione di questi e molti altri spunti oppure può essere semplificata ad un piccolo passatempo da postare su un social network.

O molto altro ancora: un team di scienziati di Harvard ha inserito i frame di una GIF all’interno del DNA di una batterio. Non una a caso: i fotogrammi del cavallo al galoppo di Eadweard Muybridge, scattati nel 1880, uno dei primi esperimenti di movimento fotografico della storia. Un esperimento quasi ironico: le GIF sono dentro di noi?

Parlando della fotografia, Barthes si chiedeva: “La società si adopera per far rinsavire la Fotografia, per temperare la follia che minaccia di esplodere in faccia a chi la guarda”. Forse possiamo porci la medesima domanda di fronte ad una GIF.

BREVE STORIA DELLE GIF

La GIF (acronimo di Graphic Interchange Format) è un formato di immagine digitale nato quasi contemporaneamente alla diffusione del World Wide Web: siamo nel maggio 1987 e la Compuserve, un’azienda americana tra i primi provider Internet, stava lavorando su due esigenze:

The first was that Compuserve needed a graphics format that worked on all computers. [..]
Second, he [Sandy Trevor] wanted Wilhite to create technology that could quickly display sharp images over slow connections.

L’obiettivo quindi era quello di trovare un compromesso tra effetti visivi e peso del file, considerando le tipologie di connessione/banda più comuni al tempo.

In the eighties, 1200 baud was high speed. Lots of people only had 300 baud modems.” The average broadband connection in the US is more than 40,000 times faster than even those blazing fast 1200 baud connections, so Compuserve needed truly tiny files

Una delle caratteristiche chiave come l’animazione quindi non era stata neppure presa in considerazione.

La GIF venne rilasciata come formato proprietario da Compuserve ma, conseguenza al termine di una serie di acquisizioni e passaggi aziendali, nel 1998 la tutela del brevetto non venne rinnovata rendendo il file di pubblico dominio. Un passaggio cruciale e parzialmente legato al browser più usato all’epoca (Netscape), tanto che Wilhite nel 2013 commentò:

What has made GIF hang around is the animation loop that Netscape added. If Netscape had not added GIF in their browser, GIF would have died in 1998.

E le prime GIF iniziarono a diffondersi, in particolare la scritta animata “Under Construction” sui siti in costruzione e “The Dancing baby” (fig.1), ritenuta la “prima” delle GIF virali.

Una piccola curiosità riguarda anche la pronuncia originaria del termine: in inglese è d’uso comune pronunciare GIF con la G dura (/ɡɪf/), inizialmente però la versione preferita dagli sviluppatori era /dʒɪf/. Di fatto entrambe le forme sono ormai considerate corrette.

Un ultimo elemento per chiudere questo excursus storico: la GIF ha almeno 2 antenati ante digitali, in particolare il taumatropio (dal greco: “girare delle meraviglie”) e il fenachistoscopio (sempre dal greco: “ingannare” o “imbrogliare”), due strumenti ottici risalenti ad inizio Ottocento e in grado di creare (pur usando meccanismi diversi) l’effetto di movimento a partire da immagini statiche. In entrambi l’animazione era basata su un movimento ripetuto e continuo.

IL FASCINO DELLE GIF

La GIF avrebbe quindi potuto e dovuto seguire il destino di altre centinaia di formati file: nascere in un determinato contesto tecnologico secondo le esigenze del momento, conoscere una fase di utilizzo e diffusione, diventare obsolescente al cambio del contesto.

E invece no: questo grafico (fig. 1), basato sulle ricerche del termine “GIF” su Google a livello mondiale mostra qualcosa di controintuitivo e inaspettato. Dal 2004 (inizio del rilevamento storico da parte di Google) al 2010 assistiamo ad un calo costante, quasi fisiologico. Da lì in poi però la tendenza vira completamente e inizia una controcrescita che va a superare notevolmente i livelli iniziali e che ad oggi continua:

Al grafico possiamo aggiungere altri 4 dati:

  • nel 2012 (in cui ricorreva il 25° compleanno delle GIF) l’edizione USA dell’ Oxford Dictionary dichiara GIF “parola dell’anno”. Come notato giustamente da Tommaso Isabella, ad esser “premiato” non è però il sostantivo ma il verbo “to gif” definito “to create a GIF file of (an image or video sequence, especially relating to an event)”.
  • a fine 2016 Giphy, il portale di riferimento delle GIF, ha dichiarato di avere “100 Million Daily Users Who Send 1 Billion GIFs Each Day”
  • lo stesso Giphy: “GIF viewers via GIPHY watch more than 2 million hours of GIFs per DAY”
  • ultima in ordine di tempo Linkedin (2018), la totalità dei social network ha integrato ormai l’uso delle GIF al proprio interno: integrazioni successive e molto recenti, quindi non inizialmente previste e sicuramente spinte dall’utilizzo degli utenti

Le ragioni di questo sopravvivenza, anzi, di questa nuova diffusione sono tutt’altro che prevedibili e sono invece tutte da capire.

Escludiamo da subito la questione tecnologica: la banda media di connessione attuale non richiede più simili soluzioni di compromesso per ottimizzare le immagini e, ad oggi, sono disponibili formati multimediali con performance qualitative nettamente superiori.

La mia ipotesi è che questo è successo sia legato a quello che definisco come “fascino discreto”. La GIF da semplice “tecnologia” si è tras-formata in qualcosa che va oltre: un modo di esprimersi all’interno della Rete e non solo, un meta-meme (non nel senso comune utilizzato sempre più oggi online ma nel significato originale di “una minima unità culturale”), un metalinguaggio espressivo.

Per diventare tutto questo però ha attinto a qualcosa di più ampio: un fascino tanto evidente quanto tutto da definire ed esplorare, una capacità attrattiva o quasi ipnagogica nella definizione di Sartre :

l’incontro con qualcosa rispetto a cui la coscienza è disattenta ma non distratta, semmai ammaliata, afferrata da qualcosa da cui non riesce a liberarsi [..] Per questo le immagini ipnagogiche non le osserviamo nel vero senso della parola, ma ne siamo piuttosto ammaliati. Esse si danno con un’evidenza brusca e allo stesso modo scompaiono.

Di certo la GIF ha ricevuto una consacrazione piuttosto rara per un “semplice” formato di file: quella di essere annoverata come forma di espressione artistica.

Si parla di GIFart, abbiamo dei GIF artist e assistiamo ad eventi ed installazioni dedicate: dal “The GIF elevator” del Museum of the Moving Image di New York fino a TheGifer, festival italiano di scena a Torino.

Per analizzare questa ipotesi di fascino, il primo passo è mettere in luce quali siano le caratteristiche chiave di questo formato, lavorando per analogia/differenza con altri “oggetti” multimediali, in particolare l’immagine e il video.

Tre riflessioni ci possono aiutare.

La prima è di Jennifer Chan, una video/media artist canadese, che all’interno di un articolo del 2014 dal titolo ironico (se letto ora) “Will Galleries and Museums Ever Embrace Animated GIF Art?”, rifletteva (grassetto mio):

The GIF finds difficulty in occupying a genre and even resists many categorizations (it’s not photography or video, and there isn’t something else you can apply dither to and load in browser).[..] If there are inherent properties to GIFs like we mentioned (movement, jerkiness, short messages, repetition), maybe people can’t assess them with the same contemplative lens they bring to the fine arts.

La seconda viene dalla scheda di presentazione del già citato “The GIF elevator” (grassetto mio):

Today the GIF is an important site of cultural and artistic expression, an established and pervasive moving image form defined in part by silence, brevity, shareability, and most importantly, the loop.

La terza viene da un articolo di Pietro Scarnera in cui alla domanda “che cosa si può fare con una gif animata?”, l’autore risponde con: “Evocare uno stato d’animo [..] Raccontare una storia [..] Ingannare e ipnotizzare [..]”

La GIF tecnicamente è un’immagine e (come abbiamo visto) nasce come tale, tuttavia:

  • non è statica: c’è “del” movimento al suo interno come serie di azioni che si seguono. Questo differenzia la GIF da un’immagine e la avvicina al video.
  • è breve: la durata media è nell’ordine dei pochi secondi
  • è ripetizione (loop): la sequenza si ripete senza fine e questo è sicuramente l’elemento di distinzione più evidente dal video.
  • è silenziosa: è una contemplazione visiva, priva di ogni rumore

A partire da questi elementi ho messo a fuoco 3 linee di congiunzione per provare a decifrarle: il tempo, la ripetizione, il silenzio.