Radiohead e il silenzio (passando per Sanremo e la Kabbalah)
Il tocco strategico di zittire e resettare tutto prima di lanciare una novità è qualcosa che puoi fare se:
- sei creativo
- sei coraggioso
- hai un pubblico attento
- hai una notorietà significativa
- facoltativo: hai qualcosa di interessante da dire
4+1 requisiti che i Radiohead possiedono sicuramente, da cui la splendida giocata di cancellare ogni presenza sui social per fare tabula rasa prima del nuovo atto.
Un silenzio urlante (concedetemi l’ossimoro ma lo è) per essere sicuri di avere tutta l’attenzione possibile al momento giusto.
Geniale.
Per assonanza faccio 2 libere associazioni.
Nel 1992 gli Aeroplanitaliani (non li conoscete ma c’era anche un tale Alessio Bertallot) vanno a Sanremo e dopo un 1:15 di canzone restano in silenzio a guardare il pubblico. Che applaude perchè forse pensa che il pezzo sia finito.
L’effetto è garantito.
Peccato (o per fortuna) che al tempo non ci fossero i social
Nella notte dei tempi qualcuno compone la Kabbalah e parla di Tzimtzum.
No, non conosco l’ebraico e sorridereste a sapere dove ho incontrato questo termine più di 20 anni fa. Comunque Tzimtzum si traduce con “ritrazione, contrazione” e, in una delle interpretazioni, indica il divino, l’infinito che si autolimita: fa un passo indietro e crea il vuoto. Questo vuoto è il principio delle cose che esistono. (se poi volete scendere dei dettagli c’è Wikipedia)
Forse l’ultra esposizione non è sempre necessaria?
(sull’album dei Radiohead nulla da giungere: lo ascolterò con calma)