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Non ho condiviso molto della tua politica, ma ho ammirato la tua capacità di capire quando l’autocritica diventa vincente. Oggi, a partire da questo post, potresti fare una rivoluzione. Criticare la storia dei ultimi trent’anni della sinistra. Di tutta la sinistra, estremi compresi. La sinistra dagli anni ottanta in poi ha appoggiato quest’europa tutta sbagliata, fatta di regole che sembrano giuste ai lavoratori che (quasi tutti) non sanno l’economia e non possono capire i propri interessi. La sinistra ha tradito le sue radici di forza capace di interpretare la storia “in grande”. Oggi la sinistra deve riavvolgere il nastro, ascoltare ad esempio gli interventi di Spaventa e Napolitano del ’78 contro l’entrata nello sme. Ripartire da lì. Tu puoi farlo, me lo sento. Strappare alle destre senza cultura il dominio della “critica economica radicale”, e riprenderlo in mano. Proporre un grande programma di keynesismo che allei i paesi europei ancora interessati a una politica della domanda (Francia, Spagna, scandinavi, forse persino regno unito). Pronunciare parole come rottura dell’euro (le pronunciano tutti tranne la sinistra italiana). Prima di trovarsi nella bufera, senza più parole.

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