Cos’è una minoranza? (2)

In questi giorni sto seguendo con grande interesse (e infinita preoccupazione) la crisi all’interno del PD.
Parto da quello che penso.
Credo da sempre, che in (quasi) tutte le situazioni della vita — dalla politica, alle questioni più personali (amici, scuola, azienda…) — un sistema fondato sulla discussione (anche dura-durissima) prima e poi sulla conseguente (netta, ferma e supportata) decisione della maggioranza, sia l’unica strada maestra.
Quindi: Gruppo > Discussione aperta> Decisione della maggioranza > Accettazione e supporto da parte di tutto il gruppo.
La vera formula — forma di democrazia contemporanea credo sia proprio questa e può applicarsi tra le più disparate situazioni.
Più larga è la discussione, più teste sono coinvolte, più la discussione sarà aspra. Nello stesso tempo però, più importante e autorevole sarà la decisione finale.
Non ho mai creduto negli illuminati che decidono il bene per tutti.
Non ho mai creduto nei messaggeri delle divinità.
Non ho mai creduto negli uomini soli al comando.
Credo nel potere della maggioranza.
Con la stessa forza con cui credo, rigetto i ricatti delle minoranze e dei gruppi di potere che non rappresentano la maggioranza.
Minoranza è una quantità inferiore alla maggioranza, ne è sempre in contrapposizione. Ha, anche all’interno di un quadro di ideali condiviso, idee e soluzioni diverse.
Immagino un condominio in cui la maggioranza vuole installare i pannelli fotovoltaici ma 2–3 storcono il naso e niente, tutto resta così, magari a carbone. Vaffanculo, onestamente.
Immagino un gruppo di lavoro che propone delle attività di marketing e per un solo elemento, tutto crolla. Perché?
Non è troppo facile sostenere un progetto solo se si fa precisamente quello che si vuole, altrimenti si porta via il pallone?
La discussione dev’essere approfondita, se serve dura ma poi, per come la vedo io, la democrazia deve necessariamente passare per la politica tradizionale che deve poter decidere secondo il volere della maggioranza. Altrimenti si chiama ricatto, vestito da interesse particolare.
Astenersi è vile, unirsi alla maggioranza senza informarsi è ignobile, ma rendersi conto di essere minoranza e non accettare una decisione è puerile e ridicolo.
Oppure, legittimo, comprensibile. Ma da fuori.
Il mio ideale è così frustrato?
Si è superato il limite che il mio compromesso ideale può raggiungere?
Quella è la porta, gli elefanti in una stanza vanno individuati e fatti uscire, con tutto quello che questo può comportare.
Mi spiace, ma personalmente credo che non si possa continuare a fermare il cambiamento perché questo potrebbe portare delle incognite o dei nuovi problemi — lavoro, web, Europa, evasione per esempio sono temi che andrebbero affrontati in fretta e senza troppe paure di cambiare.
Si, il cambiamento porta incognite, prendiamone atto. Porta probabilmente anche sfide importanti, difficili.
Ma serve coraggio e tenacia, di certo non la faccia come il culo.