L’inutilità della nuova legge anticorruzione

12 dicembre 2014

Ogni volta che c’è uno scandalo di qualsiasi tipo il coro che si alza è sempre lo stesso: “Bisogna inasprire le pene!”. Sembra quasi una reazione automatica, di stampo pavloviano. L’inasprimento delle pene, in questo caso, è il punto centrale della legge anticorruzione che dovrebbe vedere la luce nel Consiglio dei Ministri di oggi (per poi iniziare la trafila parlamentare). Ora, il primo dubbio è su quale sia la reale volontà di fare una legge anticorruzione, visto che già se n’era parlato dopo lo scandalo Mose e dopo lo scandalo Expo (senza che si facesse nulla) e visto che molto probabilmente verrà partorito un disegno di legge (quando tutti sanno che per fare davvero e rapidamente lo strumento migliore, di cui si abusa spesso e volentieri, è il decreto legge).

Il secondo dubbio è invece su quale sia la reale efficacia di una legge che, al di là delle misure secondarie, non fa altro che aumentare le pene e allungare i tempi della prescrizione. Non che ci sia niente di male nel far fare qualche anno di carcere in più a chi si è reso colpevole di atti di corruzione, così come non c’è niente di male nel permettere a più processi di arrivare a compimento senza che scatti la tagliola della prescrizione; il problema però è che quella che verrà partorita sarà l’ennesima legge fatta in fretta e furia sull’onda emotiva, che prende la via più semplice e diretta senza indagare approfonditamente la questione.

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