Caro Matteo Renzi,
a scriverLE è un semplice studente iscritto al IV anno di Giurisprudenza presso una piccola Università, Camerino. Ho apprezzato e seguito la sua linea politica da quando è venuto a Macerata per la campagna delle primarie e ha detto qualcosa che mi è rimasto dentro “Sogno un’Italia dove occupi un posto di lavoro, perchè conosci qualcosa e non qualcuno”. La sua caratura è venuta fuori, ancora una volta, all’ assemblea nazionale, quando, senza mezzi termini, ha detto alla platea “Stiamo insieme per qualcosa e non contro qualcuno”. Non credo siano stati solo slogan e parole d’effetto, però ci troviamo in una situazione, politicamente e non solo, molto difficile. E’ innegabile che qualcosa nel partito non va, quando un membre costituente, come l’on. Bersani, decide di lasciare. Io credo che lei si debba avviciniare ed aprire un dialogo costruttivo con gli operai, gli artigiani. Questo non vuol dire sedersi ad un tavolo con le sigle sindacali o fare un comizio stile anni ’70, ma affrontare le situazioni soggettive di chi è stato esasperato da un sistema che non offre prospettive nemmeno nel medio termine. Non può non confrontarsi con gli studenti se davvero crede nel futuro di questo Paese, perchè noi non ce ne vogliamo andare e pensiamo che l’Italia, se ci mettiamo in gioco con competenza e qualità, qualcosa di bello ci offre, ma dobbiamo ragionarci insieme, con lei, con la classe politica, sennò rimane sempre “un’affaire di palazzo”. Andare in California va bene, il sogno americano è rimasto intatto evidentemente, però non si alieni da una realtà, come la nostra, perchè altrimenti è difficile recuperare quegli elettori che si sono sentito negati e traditi dal centro sinistra. Trovi il tempo di venire nel centro Italia dove si sono promesse casette per i terremotati entro l’estate ed i più ottimisti credono che arriveranno entro fine anno. Qui vedrà gente negli hotel, senza certezze che vivono nella paura, ma che comunque affrontano dignitosamente ogni giorno.Camminare insieme è ancora possibile, ma bisogna saper ascolate le sana esigenze del popolo, sempre più precario, incerto e sofferente. Non c’è visione più buia di quella di non riuscire a guardare avanti.
Come dice lei, un sorriso
Andrea