Quando il cameriere gli propone un Dom Perignon del ’71 a 120 dollari Jake Blues* risponde: “perfetto, una dozzina”. 
E’ la mia filosofia di vita. 
Tranne quando torno dalle vacanze. In tal caso voglio fare 3 cose, forse 4: disfare le valige, aprire le finestre, innaffiare le piante e deprimermi serenamente. Un percorso di riappropriazione fatto di piante secche, panni da lavare e odore di morte.

voglio l’autunno: il caldo e le zanzare sono un’ingiustizia che non merito. foglie colorate, giacca per coprirmi dal primo fresco, zanzare morte e montagne deserte, subito. in autunno puoi non farti notare, è una stagione in cui stare in ombra: non c’è il costume, l’aperitivo pieno di allegria, il weekend che alle due del pomeriggio vorresti sganciare una bomba atomica sul caldo e sul calciomercato.

In tutto questo, sopravvivo grazie al ventilatore. Alberto X, vecchio amico perennemente sovrappeso, ora alla soglia dei 150kg, ne possedeva uno meraviglioso, chiamato in famiglia Tifone, costruito con un vecchio motore di lavatrice. Quando funzionava camminava sul pavimento di marmo, in base a misteriose traiettorie cosmiche.

Rousseau raccontava in giro di aver avuto 5 figli e di averli lasciati tutti in orfanatrofio. pare non fosse manco vero. Cioè: lui diceva di sé una cosa bruttissima, ma falsa. una forma di fake news autolesionista ante litteram. come se andassi al mio bar preferito, attualmente la Yarda, a Padova, e dicessi di essere un pedofilo. ‘na roba del genere. A parte questi divertenti passatempi svizzeri, Rousseau raccontava che la condizione ideale era quella della natura e che la cultura aveva rovinato tutto. forse aveva ragione. per questo sto cercando dei rituali di bestializzazione, come un tempo mi consentiva di fare lo spogliatoio della mia squadra di basket, dove esalazioni, racconti dettagliati di esplorazioni anatomico-sessuali e bestemmie ci rendevano allegre e inconsapevoli scimmie, libere dalla pena di essere uomini.

Intanto sono tornato in ufficio e la mattina mi consolo di una stanchezza immotivata e di un mal di schiena ingiusto quanto il caldo pedalando attraverso la città, dove tra i presenti ci si scambiano sguardi e vaffanculi, come tra fratelli. La luce è bella e penso già alla neve, saltando a piè pari tutta la storia delle foglie colorate.

*The Blues Brothers, John Landis, 1980

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