SIAMO PRATICI. ANZI NO.

Andrea Carega
Feb 25, 2016 · 3 min read

Oggi ho letto questo articolo su La Stampa.

Al suo interno l’autore ipotizza che a una parte del mondo gay lo stralcio della stepchild adoption dal DDL Cirinnà “piace moltissimo” perché ad oggi la stepchild verrebbe comunque accordata dai tribunali caso per caso. Il non votarla in Senato consentirebbe di non rischiare che, se non dovesse passare al voto, i giudici siano costretti a non accordarla dato che il parlamento ha preso nello specifico una posizione negativa. E quindi dal punto di vista pratico sarebbe meglio il vuoto legislativo che c’è ora rispetto a un “No” del parlamento, perché il vuoto lascia appunto spazio alle eccezioni e alle interpretazioni. Sarà vero? Boh, io certamente tutti questi gay a cui piace moltissimo lo stralcio della stepchild li devo ancora vedere, mi sembrano tutti imbufaliti, ma sarò io che c’ho gli amici permalosi, eh!

Intanto ci arriva notizia che Alfano ha chiesto e ottenuto che il PD eliminasse nel testo del DDL Cirinnà il riferimento alla fedeltà, che renderebbe le unioni civili troppo simili al matrimonio (nell'ipocrisia, probabilmente). Quindi adesso le nostre unioni civili sarebbero un mero affare di diritti e doveri senza sentimenti e valori. In pratica come la Mussolini, senza il sesso con minorenni.

C’è chi dice, portiamoci a casa questo risultato, anche se al ribasso, per venire incontro a tutti quelli che aspettano la legge per le unioni civili da 20 anni. C’è invece chi dice che l’asticella si è abbassata un po’ troppo e al posto di ballare il mambo siamo finiti a strisciare sulla schiena. Sui cocci della legge che ci avevano promesso, per la precisione.

Io non so se converrebbe prendersi alcuni diritti ora a spese dei diritti dei nostri figli o se pretendere il tutto o niente col rischio di lasciare senza diritti chi magari aspetta questa legge da anni. Però quando mi dicono “Tanto che vi importa dei riferimenti alla fedeltà, nel pratico non cambia niente” a me sale la furia omicida.

Quello che mi sembra la classe politica italiana non capisca o non voglia capire è che dietro alla stepchild non c’è solo il diritto (pratico e sacrosanto) di garantire ai nostri figli un legame con entrambi i genitori che li crescono, così come dietro alle unioni civili non c’è solo la reversibilità della pensione o il diritto alla successione.

Dietro a un diritto cioè, non c’è solo “il pratico” che questo ci porta.

C’è anche la sicurezza di poter vivere, noi eterne Blanche di “Un tram chiamato desiderio”, senza dover sempre confidare nella “gentilezza degli sconosciuti”. È una cosa talmente banale che mi sto vergognando a scriverla.

Il diritto di poterci svegliare scoglionati e risultare antipatici all'impiegato dello sportello, sapendo che la pratica che chiediamo (che riguarda le coppie sposate) non dipenderà dalla sua benevolenza ma ci spetta. Il diritto di poter passare a prendere nostra figlia da scuola senza dover corrompere preside, maestre e bidelli manco fosse una puntata di House of Cards. Il diritto di rispondere male a un medico senza temere che visitare il nostro compagno in ospedale diventerà molto più difficile.

Perché se la pratica burocratica, l’autorizzazione a prendere nostra figlia da scuola, il permesso per visitare il nostro compagno sono cose che probabilmente in un modo o nell'altro spesso riusciamo ad ottenere grazie a qualche stiracchiamento di regole, un giudice compassionevole o una preside illuminata, c’è un diritto fondamentale che ci manca, e che sembra il più difficile ad esserci riconosciuto.

Il diritto, finalmente, a stare in questo paese senza dover chiedere “per favore”.

Perché i diritti, se dipendono dalla benevolenza e dall'umore di chi te li accorda, non sono diritti ma elemosina. E noi, per quanto senza diritti, non abbiamo bisogno dell’elemosina di nessuno. Nemmeno dal Senato della Repubblica Italiana.

Vogliamo i diritti che ci spettano. E ci spettano anche se siamo antipatici, coi capelli in disordine o vestiti in un modo che non vi piace.

Vogliamo i nostri diritti.
Senza per favore.

Andrea Carega

Written by

Designer, photographer, writer, nerd. President of Libera Rugby Club Roma, Italy’s first inclusive rugby team.

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