
La bolla di Snapchat, Facebook pigliatutto. Il social monopolio e Amazon alla porta
Il vincitore del Premio Strega ’17, Paolo Cognetti, anni fa scrisse un libro intitolato “Una cosa piccola che sta per esplodere”. Applicando lo stesso schema a Snapchat, il social network che ha lanciato le “stories”, potremmo scrivere un testo e intitolarlo “Una cosa (che poteva essere) molto grande che sta per esplodere”. Lo dice la Borsa. Snap, la società che controlla l’app, infatti, è letteralmente crollata sui mercati finanziari: da marzo la flessione è stata vicina al 50%. Le ragioni dietro questo scivolone? Un rosso da 2,2 miliardi di dollari emerso dai dati della prima trimestrale dopo la quotazione in Borsa e un report di Morgan Stanley, i cui analisti hanno tagliato il rating e il target price di Snap. Ma è soprattutto la nota a margine di Morgan Stanley a fare impressione: “Ci siamo sbagliati sulle capacità di Snap di innovare e monetizzare gli utenti”, scrive Brian Nowak. Di fatto viene messo in evidenza quello che da sempre era sembrato a tutti il punto debole di Snapchat: la capacità di monetizzare. Snapchat non genera ricchezza. A questo dobbiamo aggiungere un altro fattore fondamentale: l’enorme concorrenza di Instagram che, con il lancio delle sue “stories” ha rubato la scena proprio a Snapchat.

Zuckerberg, quindi di fatto la combo Facebook+Instagram, sta riuscendo lì dove non ha mai fallito (almeno finora): fagocitare la concorrenza. Il meccanismo è semplice, il colosso Facebook osserva, copia, migliora e infine strangola l’avversario senza sporcarsi le mani più di tanto. E’ successo per Periscope, il social network che per primo ha introdotto le dirette e che è praticamente scomparso dopo che Fb ha introdotto lo stesso servizio tra quelli immediatamente disponibili sulla sua piattaforma. Stessa cosa sta accadendo con Snapchat: le stories sono state copiate, riprodotte e potenziate tramite Instagram.
Monopolio social. Ma il gigante è alla porta
Allarghiamo l’orizzonte. I numeri di Twitter non sono buoni, Snapchat è destinato a ridimensionarsi (se non a scomparire), altri social network sono lontani anni luce e tutto questo si condensa in modo semplice: il signor Facebook, Mark Zuckerberg, si appresta a monopolizzare il mondo virtuale dei social network dove ha già creato una specie di ecosistema che produce ricchezza (soprattutto per lui). L’economia del like, per farla breve. L’unico che può bloccare l’ascesa del signor Fb — e non è detto che questo sia un bene — è Jeff Bezos, ovvero Amazon.

L’uomo che da qualche giorno pare sia diventato l’essere vivente più ricco su questo pianeta (oltre 92,3 miliardi di dollari di patrimonio personale) è in procinto di lanciare una piattaforma social diversa da Facebook ma potenzialmente molto interessante. Si chiama “Amazon Spark” ed è stato definito così dai media americani: “A new shopping-focused “social network” aimed at getting hardcore Amazon users to spend even more money with the e-commerce giant”. Spark sarà una roba che mixando Pinterest e Instagram potenzierà le vendite di Amazon. Perché fa paura? Perché rispetto a Facebook e a tutti gli altri social network, Spark potrà disporre di un database incredibile: i dati sui nostri gusti, i nostri acquisti, il nostro indirizzo, numero di telefono e, soprattutto, i codici della nostra carta di credito.
C’è poco da fare signori miei, qualcun altro sta apparecchiando la tavola e voi siete (sempre) il piatto principale del menù.

