Neuromarketing, Virtual Reality & Deep learning technology

Recentemente ho avuto modo di leggere questo articolo: http://bit.ly/2jxYSkW . Si tratta di un resoconto di uno studio effettuato da alcuni ricercatori del Virtual Human Interaction Lab della Stanford University relativo a come potrebbe cambiare la nostra percezione del cibo combinando l’uso della realtà virtuale (VR) con la stimolazione olfattiva.

Non è il primo lavoro in materia, ma qui viene evidenziato che se la VR viene combinata con stimoli olfattivi e tattili, può influenzare le nostre scelte in maniera decisiva.

Nello specifico l’esperimento prevedeva che un gruppo di individui contemporaneamente vedessero una ciambella in VR, ne sentissero il profumo e ne tenessero una finta in mano. L’effetto nei partecipanti è stato quello di aumentarne il desiderio.

Il direttore del laboratorio di ricerca sostiene che in futuro una combinazione di odori e VR potrebbe trovare utilizzo in percorsi volti a favorire il dimagrimento influenzando la percezione di ciò che realmente un individuo sta mangiando.

È consolidata nel tempo la mia curiosità rispetto al neuromarketing, l’importanza cioè di comprendere i processi cognitivi relativi al processo di acquisto per poterlo meglio indirizzare. Ricordo a tal proposito di aver letto un libro molto interessante di M. Lindstrom “Buyology: Truth and Lies About Why We Buy ” dove venivano snocciolati una serie di fattori, tra i quali l’appeal sensoriale (immagine, odore, suono), che possono influenzare il customer journey e che sono legati ad aspetti emozionali, non consci. Tuttavia combinando elementi legati all’appeal sensoriale con la VR si potrebbe arrivare ad un livello di “manipolazione” del potenziale cliente ancora maggiore.

Se l’utilizzo della VR è uno degli aspetti che può impattare in maniera decisa sulle scelte del consumatore, l’altro è la deep learning technology.

Durante lo scorso mese di Dicembre è stato presentato mediante questo video:

quello che sarà il futuro store Amazon Go, il primo dei quali verrà aperto quest’anno a Seattle. Nello store automatizzato, al quale si accede tramite la Amazon Go app e relativo account Amazon, vengono utilizzate le stesse tecnologie delle auto a guida autonoma: computer vision, sensor fusion, and deep learning.

Praticamente l’utente già profilato mediante il proprio account Amazon entra nello store, mentre fa shopping, scegliendo prodotti che vengono automaticamente aggiunti al conto (oppure stornati dal conto se riposti), vengono registrate con potenti telecamere le reazioni di fronte ai diversi scaffali, giunge alla cassa, paga mediante app ed esce. Dall’online all’offline costantemente monitorati, altro che le “vecchie” carte fedeltà gloria in anni passati dei corsi di economia e marketing!

L’orizzonte è questo, VR e stimolazioni sensoriali, deep learning technology, profilazione estrema dell’utente attraverso: app, navigazione da desktop (tramite cookies), acquisti su ecommerce, interazioni sui social networks o con i chatbots. Assisteremo quindi all’utilizzo di tecnologie in grado di influenzare sempre meglio i nostri processi d’acquisto con offerte sempre più targettizzate ed appetibili.

Il paradosso è che per quanto efficiente possa essere un modello economico basato sull’automazione (vedi il concept store di Amazon), questo potrebbe causare una perdita di posti di lavoro con basso livello di qualifica e/o specializzazione. Chissà che, per compensare tale perdita, non si arrivi davvero a forme di reddito universali come quelle paventate da alcuni studiosi quali Thomas Piketty od imprenditori quali Elon Musk.

Ma questa è un’altra storia!

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