Di me, del lemonissimo e del perchè preferisco Agnelli alle pecore.

Mi chiamo Andrea Piermattei, ho 38 anni, suono, canto e non bevo da circa 12 ore.

Appartengo alle bestie di satana che mordevano subito la punta del lemonissimo. Credo in Marx, Zeman e nel Dr House. Credo anche che l’abuso del dito indice andrebbe punito penalmente. Lo stesso valga per l’incapacità nell’arte dell’insulto. Insultare è senza dubbio una forma d’arte filosofica, tant’è che spesso e volentieri centra l’obiettivo quando fa ridere. E le cose che fanno ridere sono una cosa seria.

Faccio un nome a caso: Manuel Agnelli.

(per chi non lo sapesse il frontman degli Afterhours ha deciso di accettare la corte di sky e il ruolo di giudice al talent x-factor attirando gli strali di una gran fetta di pubblico, musicale e non, fan e non)

Tutto sommato l’odio è ancor più meritocratico dell’amore e immagino che da qualche parte prima o poi qualcuno fonderà un’università del lamento a prescindere (Flaiano avrebbe certamente coniato un aforisma appropriato e io non sono Flaiano dannazione). Credo che la vostra onestà intellettuale stia diventando un ex centro commerciale abbandonato e la vostra capacità di mettervi in discussione sia la balla di fieno che rotola davanti alla vecchia sala giochi anni 90. Qui siamo molto oltre il concetto di “Hater”. Qui Shinobi sarebbe uscito dallo schermo e vi avrebbe affettato completando con un perfect il bonus round.

Shinobi ci illustra come affettare le pecore

In quello che scrivete, in quello che dite nei vostri locali preferiti, o sulla musica d’altri che innalzate a somma, profetica e divina (si dica lo stesso per la vostra, sia chiaro), chissà quante volte avete usato l’originalissimo “libertà”. Poi però, credendovi diversi da tutti coloro che fanno esattamente la S T E S S A cosa, vi ergete a inquisitori del nulla. Quello che vi auguro, volpi da tastiera, è che l’uva un giorno si allacci una fascia sulla fronte, carichi il proprio mitra e vi dica “Bene, adesso vieni a prenderci, fallito”.

Qui l’uva ci tiene a comunicarvi tutta la sua approvazione

Insomma, se qualcuno dei vostri ex-o-mai-stati eroi si prende la briga di fare una scelta più o meno discutibile, una scelta non scontata, vi comportate come una serratura davanti ad Alvaro Vitali. Guardami guardami guardami o dai guardami. E badate che faccio una fatica immensa a non scivolare sull’argomento “Ca$h”, mi salva solo il fatto che lo trovo incredibilmente avvilente.

Lo ammetto, mi fa incazzare tantissimo che la scelta di un professionista di fare un lavoro da professionisti mi faccia sentire in dovere di difendere un uomo per il quale sinceramente non ho mai provato molta simpatia “artistica”. Non amo molto quello che produce, idem per quanto riguarda il suo stile di scrittura. Ma i toni usati in alcuni casi mi hanno fatto veramente venire voglia di tornare a comprare un invicta, scriverci sopra “Pensiero superficiale”, buttarci dentro una smemoranda e andare a fumare di nascosto nel cesso.

“anche tu alla fine ti sei venduto”

“Agnelli di nome e di fatto” (questa poi è veramente MI-TI-CA)

“per me eri un esempio, adesso sei uguale a tutti gli altri”

Ma, di grazia, uguale a tutti gli altri QUALI? Parliamo di una dimensione reale o onirica? Il fatto di fare lo stesso mestiere (mi riferisco al giudice di un talent) di un artista che magari odiate rende davvero identiche le due persone? Io oltre a suonare lavoro per un’azienda di informatica e no, non mi sento neanche lontanamente simile a Roberto Cancelli (siamo amici sapete com’é, lui mi chiama Petermatthews). Scusate sto divagando, dicevo, UGUALI A CHI? I testimoni di geova? Gli umpa lumpa? I marò? E allora le foibe? [cit.] E non serve che Agnelli si prenda persino la briga di rilasciare una sacrosanta intervista in cui spiega con una discreta dose di intelligenza e raziocinio la propria decisione.

Qui alcuni testimoni di Geova piuttosto confusi sull’argomento

Il mio non è “Voltairesimo”: au contraire, io vorrei davvero ci fosse una legge per impedirvi di esprimere la vostra opinione almeno sei mesi all’anno. Sei mesi in cui dovreste essere costretti ad incontrare tutte le persone su cui vomitate la vostra cacca inconcludente e parlarci, per sentire i loro argomenti. Per ASCOLTARE le MOTIVAZIONI riguardo un qualsiasi argomento su cui non siete d’accordo con loro.

Faccio un nome a caso: Manuel Agnelli.

Sono stato così anche io, lo sarò di nuovo presto, probabilmente. In tal caso sarò il primo a fare silenzio e valigie per quei sei mesi. Chissà, da qualche parte dopo quelle università magari finalmente qualcuno organizzerà un campionato mondiale del lamento. Penso di conoscere già degli indiscussi campioni.

Per concludere: quello che voglio difendere è il sacrosantissimo dovere di fare silenzio. Silenzio. Non mi resta quindi che augurarvi con tutto il mio cuore di diventare famosi e magari un giorno poter mettere un’altra tacca sul calcio della vostra conoscenza. Avrete imparato una cosa nuova, dopo l’ultima volta. “Mà, ma che davero le supposte non vanno in bocca?”. Più o meno immagino che sia andata così.

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