Ad armi pari

L’Etica della Reciprocità come antidoto al Pensiero Binario

Qualche tempo fa, avevo affidato a queste pagine virtuali un’analisi di ciò che ho chiamato il pensiero binario e complottardo - una triste tendenza che si è fatta ormai strada in ogni forma di confronto, in particolare quello politico.

In questi giorni si è parlato di Francia, ONG, di vaccini…

L’ennesimo caso è esploso sulle parole del neo-riconfermato Segretario della Lega, Matteo Salvini - il quale, durante una trasmissione radiofonica, ha paventato una vera e propria pulizia etnica ai danni degli Italiani, a suo parere sottoposti alla pressione sempre più insostenibile di un fenomeno migratorio favorito da un establishment politico compiacente.

Tali dichiarazioni, discutibili finché si vuole, sono state tuttavia travisate da parte dei media

…e nel giro di pochi minuti, si parlava di una pulizia etnica contro i migranti promossa dal leader leghista.

Un errore marchiano, in cui è caduta persino l’ANSA - e che non ha mancato di suscitare vivaci reazioni.

Da una parte, i sostenitori di Matteo Salvini, vittima di una stampa a loro dire intenzionalmente fuorviante.

Dall'altra, persone più che felici di accettare la versione scorretta della notizia, senza darsi pena di verificarla, per pigrizia o per ragioni di propaganda…

Ho scorso decine e decine di tweet dell’uno o dell’altro tipo.

In mezzo, però, un raggio di luce.

Una giovane utente, interrogata sul perché si affannasse ad “assolvere” Salvini pur non approvandone per niente la linea politica, ha risposto così:

Sì, ma non posso accettare una manipolazione simile delle notizie, perché oggi tocca a Salvini, domani a chiunque, anche a noi!

Ecco.

Senza troppi paroloni o principi complicati, ecco il nocciolo della questione.

L’Etica della Reciprocità.

Si gioca ad armi pari.

Ciò che chiedo per me, devo riconoscerlo anche all'Altro, anche se non sono d’accordo con lui, anche se mi sta antipatico, anche se è faticoso… purché ovviamente tutti i giocatori s’impegnino a seguire le stesse regole.

E questo non per un motivo molto semplice: se contribuiamo ad un clima e a un contesto senza regole, le prossime vittime potremmo essere noi.

Per cui:

  • Se non voglio essere crocefisso in sala mensa per un singolo errore, non posso mettere alla gogna il mio avversario per lo stesso sbaglio;
  • Se voglio che le mie azioni o affermazioni siano “contestualizzate”, devo accordare anche all'altro lo stesso diritto;
  • Se accetto “fonti anonime non meglio specificate” per attaccare il mio avversario, non posso lamentarmi se lui fa lo stesso con me;
  • Se mi affanno a ripetere che “indagato non significa condannato” quando si parla di me o dei miei amici, non posso invocare la forca per un avviso di garanzia inviato al mio rivale;
  • Se attacco la prescrizione per avere salvato il… fondoschiena di un mio avversario, allora è meglio che inizi a guardarmi le spalle, casomai anch’io abbia qualche vecchio scheletro nell’armadio;
  • Infine, chi di fake news ferisce, di fake news perisce.

Che dite, possiamo farcela?

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.