Sono una Persona, non un “Millennial”

L’insostenibile leggerezza delle narrazioni tossiche sui giovani

Blue Whale, il cosiddetto “gioco” virtuale nato dalla mente malata di un giovane russo, è una doppia tragedia.

Da un lato, almeno sedici vite stroncate da problemi psichici propri e dalla follia di misero profeta di Morte.

Dall’altro, il riacutizzarsi di quella Emergenza Giovani che ciclicamente aiuta blogger e quotidiani a fare qualche visualizzazione e qualche euro in più.

Millennials, Generazione Fragile, Bamboccioni.

Queste sono solo alcune delle etichette generalizzanti e spesso offensive con cui i nati dagli anni ’80 in poi si sono trovati a convivere, loro malgrado.

Etichette che non tutta la generazione dei loro genitori, ma almeno la parte più influente e rumorosa di essa, ha coltivato e diffuso, producendo una serie infinita di narrazioni tossiche. e creando una vera e propria “Economia del Salvataggio”, dove esperti o sedicenti tali fanno la parte del leone, a cominciare dai programmi televisivi che trattano di Attualità.

Quando un giovane dimostra impegno e talento, si parla di rare Eccellenze.

Quando un giovane semina odio o si fa travolgere da esso, si parla di un’intera Generazione Perduta, senza valori.

E per ricondurla sulla retta via si invocano l’educazione del bel tempo che fu, a polenta e scapaccioni; oppure l’invio al fronte, a combattere l’ISIS; e, per i maschi, che si suppone siano particolarmente rincretiniti e “intimiditi” dalle nuove donne rampanti (che gli stessi vecchi però guardano con orrore) si lamenta la scomparsa della bella mascolinità di un tempo (sebbene poi le eroiche gesta dei portavoce di tale o tempora o mores vadano raramente al di là di qualche sproloquio su YouTube, come molti argutamente hanno notato).

Certo, filosofeggiare di ciò che va male, di ciò che divide, è molto più interessante per giornalisti, politici e studiosi vari.

Ma non si sono mai chiesti, questi signori, da dove arrivino i problemi di alcuni (e sottolineo alcuni) giovani?

In una società dove siamo stati abituali a fare di tutto per avere ciò che vogliamo, dove fare i furbi è la norma e l’onestà è al più un’arma politica, perché ci stupiamo che anche i ragazzi siano disposti anche alle bustarelle e all'imbroglio pur di andare avanti?

In un mondo così competitivo, dove ci viene ripetuto giorno e notte che gli Altri sono pronti ad approfittare di ogni nostro minimo errore, perché ci si mostra costernati davanti a chi non ce la fa?

Perché il furbetto del cartellino si è sentito autorizzato a vomitare odio contro i privilegi della Casta su Facebook, mentre il sedicenne di Genova si è visto trattare da criminale per una canna?

Perché per me, giovane, ci sono tribunali e medicalizzazioni mediatiche, mentre per te, dai quaranta in su, non si parla mai di Generazione X perduta, e presto spuntano comode “contestualizzazioni”, precisazioni, prescrizioni?

Questo nostro mondo l’hanno costruito alcuni esponenti delle generazioni passate… e sicuramente nessuno di quelle più giovani.

Io non sono un Millennial, sono una Persona - e la mia adolescenza è stata segnata da urla e porte sbattute… ma non erano le mie (brutta storia).

Le mie difficoltà, i nodi del passato ancora da sciogliere, così come i miei talenti e le mie opinioni non dipendono soltanto dalla mia data di nascita, e non possono essere incasellati in stereotipi, tanto comodi per chi li crea quanto scomodi per chi li subisce.

No, io non sono un’Emergenza Sociale.

Io sono un Essere Umano.

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