#Twitter280 - una mossa disperata?

L’addio a un proprio tratto distintivo nasconde qualcosa di peggio?

27 settembre 2017 - il Mondo si sveglia e scopre che Twitter, così, su due piedi, ha iniziato a cancellare una delle sue caratteristiche più conosciute: gli amati-odiati 140 caratteri.

Addio acrobazie lessicali e abbreviazioni creative, da oggi si cambia, si raddoppia: 280 caratteri per tweet, sperando che qualcuno si decida ad aprire un account…

…e che gli utenti storici non levino le tende (un po’ come sta accadendo qui su Medium).

La stupore, la perplessità, l’ostilità di molti è palese:

Io per primo non l’ho presa esattamente benissimo:

Ma al di là dei timori per la nostra esperienza quotidiana sulla piattaforma, l’esasperazione per la #modificatweet che chiediamo sempre e non arriva mai, i confronti con gli sproloqui facebookiani e quel sottile senso di tradimento, l’impressione è che questa svolta sia dettata da una delle ragioni più potenti - ma sbagliate - che possono muovere un business.

La disperazione.

Sì, disperazione: per gli utenti che sono sempre quelli (e pure malcontenti), per i profitti non proprio stellari, per i continui successi di Casa Zuckerberg, per i troll e la polarizzazione politica che allontanano la gente…

Solo così possiamo spiegarci un cambiamento così repentino e importante, penso.

Se si decide di far fuori un tratto così distintivo del proprio prodotto, qualcosa di peggio potrebbe bollire in pentola, questo è il mio timore.

Per ora, l’apocalisse non è ancora in vista - ma forse a San Francisco hanno davvero esaurito le idee.

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