Il Festival di quest’anno è la foto di sopra.

Sanremo sotto Spirito

Avete presente quando la zia tira fuori quel vaso trasparente, gigantesco, in cui conserva preziosamente le albicocche sotto spirito dal 1989? Quelle che se ne mangi una ti rallegri, se ne mangi due è subito coma etilico? Ecco.
Ieri sera è andata praticamente così. L’unica distinzione è stata che lo spirito non era l’alcol al 99%, ma lo spirito santo. Quindi un Festival attuale, democristiano, del “date ai vostri figli una carezza”.
Purtroppo non una messa cantata: solo l’introduzione ha preso quaranta minuti, evidentemente un omaggio alla quaresima alle porte. Abbiamo visto il backstage del backstage che fa così X-Factor, le storie delle canzoni, senza averle sentite, le storie dei cantanti riguardo al loro Sanremo. Nulla di male, ma il montaggio di queste pilloline si fa per i tempi morti, per tappare i buchi. Insomma alle 21.10 eravamo già stanchi.

Non si può non dedicare qualche riga alla famiglia Anania, che ringrazia Dio per i 16 figli. Sembrava la versione live di un filmato dell’Istituto Luce, che quando c’era Lui le famiglie erano importanti. Il sior Anania ringrazia per l’applauso, anche se noi questo applauso lo facciamo al Signore, grazie allo Spirito Santo”. Ottimo discorso, peccato che il 1935 sia un po’ lontano e nel 2015 l’applauso andrebbe fatto alla scienza, alla politica, alle lotte civili.
E alla Durex. Come ho fatto io. Ma qui scadiamo sul personale e non è luogo.

Carlo Conti conduce a ritmo, forse più da programma del venerdì che da Festival, fa le battutine giuste, a buffet, messe lì se qualcuno le volesse cogliere. Non c’è Baudismo o Fazismo, è standard, conforme, dogmatico. Che abbia vicino Gesù o Siani, l’intro rimane la stessa. I ritmi ci sono, zoppicano le co-conduttrici, fanno quasi risultare poco utili certi interventi, che sembrano messi lì “perché si dovevano fare”. Che sia “il medico guarito dall’Ebola” (come scritto in scaletta) o Siani, che è un bravo ragazzo, si applica, fa i film, ma… che noia. Soprattutto se paragonato al momento epico della reunion di Al Bano e Romina.
Tutto sto ritorno al passato, come l’amore per il Made in Italy, l’artigianalità, il vintage sono un chiaro segnale che se ti guardi indietro è perché non sai guardare avanti. Ci sono stati molti momenti che hanno ricordato qualsiasi Sanremo degli ultimi sessant’anni, ma soprattutto quello del 1989.

Fatto sta che il momento che si ricorderà nei secoli dei secoli amen sarà il duetto di Al e Romina, ma ancor di più il bacio richiesto, obbligato e mancato. Lui scocciato perchè pensava a tutti gli alimenti che paga ogni mese, a quella che ha a casa e tutti i guai che gli ha combinato, lei che si dice “ma come ho fatto” e soprattutto “dopo tutta la fatica per liberarmene poi me lo devo pure baciare in mondovisione”. E infatti, voci di corridoio dicono che poi abbiano pure bisticciato in camerino. Perché alla fine no, non può andare sempre come da copione. E che cavolo.

Originally published at ariston-spy.blogautore.espresso.repubblica.it on February 11, 2015.

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