LA DEMOCRAZIA E’ QUI

Considerando quanto sia mutato il contesto politico in questi anni, tra scissioni, nuovi e vecchi rigurgiti nazionalisti che si stanno via via espandendo in tutta l’Europa, l’aver portato quasi due milioni di persone a votare alle primarie di un partito, forse l’ultimo, che ancora difende una certa idea di società è senza dubbio un risultato positivo ed importante, soprattutto se paragonato con la democrazia interna di chi decide i propri candidati con pochi clic o all’interno di un salotto brianzolo (ma ammetto che portare la sfida su questi termini sarebbe fin troppo semplice).

Altrettanto importante è il risultato di Matteo Renzi a cui, nonostante il referendum perso ed un periodo pre-congressuale dove -per sua stessa detta- è apparso disorientato, viene rilegittimata la leadership e la visione liberal-democratica con un risultato che ad inizio del congresso non era assolutamente scontato o preventivabile, soprattutto per le caratteristiche degli altri due sfidanti Orlando ed Emiliano (a cui va il merito di aver portato avanti un’azione politica che è stata in grado di mantenere nel PD una larga fetta di possibili scissionisti, dimostrandosi fin da subito leali verso chi avrebbe vinto).

“C’è da rallegrarsi ma il difficile viene adesso”

-per usare una frase di un grande statista italiano- a partire da una nuova legge elettorale che deve essere portata a termine mantenendo fede a quella visione maggioritaria, ribadita dallo steso Renzi anche in chiusura della campagna congressuale, ed in grado di assicurare un Governo quanto più possibile stabile.

Ma se bisogna aprire “una pagina nuova” è soprattutto dentro al partito che Renzi deve dimostrare di essere cresciuto e di avere imparato dalle lezioni precedenti. Ben vengano, quindi, il ticket con Martina e le aperture verso una segreteria quanto più possibile unitaria ed inclusiva verso i due sconfitti ma ci sono questioni sulle quali penso sia di primaria importanza intervenire. A partire dalla formazione di una nuova classe dirigente (perché la politica è sì occuparsi del contingente e del presente ma anche gettare, con lungimiranza, le basi per il futuro) che sappia rinnovare nel profondo il PD, fino ad un ragionamento sul ruolo del partito nei territori. Non è più pensabile infatti che i circoli, in certi territori, siano ostaggio dei piccoli o grandi capibastone locali che con i loro atteggiamenti e comportamenti non contribuiscono certo a far crescere il partito ma anzi, spesso, fanno allontanare le persone che ci mettono più passione e contenuti ideali.

Di argomenti e di questioni ce ne sono molte, e starà anche a noi che Renzi lo abbiamo sostenuto sui territori, sacrificando il nostro tempo e le nostre amicizie, il compito di vigilare e pungolare il nuovo Segretario affinché non commetta più certi errori.

In bocca al lupo quindi a Matteo Renzi e a tutti coloro che saranno in cammino insieme a lui.

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