Il dominio patriarcale in cui viviamo viene eroso un po’ alla volta dalla crescente sensibilità, che parte sempre dal giusto uso della lingua. E pure un articolo determinativo messo o tolto può discriminare

Ci ho sperato, ogni volta che accendevo la televisione per seguire (in diretta o in replica) le gare delle Olimpiadi di Tokyo. Ci ho sperato davvero che un/una telecronista, un commentatore, una commentatrice non pronunciassero quell’articolo. Ma ahimè, le speranze sono state vane.

Sto parlando dell’articolo determinativo — o della sua relativa preposizione articolata — davanti al cognome di un’atleta. Davanti al cognome di una donna.

Può sembrare poco, un’inezia, un dettaglio. Ma sono i dettagli a fare tutta la differenza del mondo, è con i dettagli e le cose minuscole che si costruiscono scenari diversi.

La domanda è questa

Perché i commentatori raccontano…


Il fumetto di Hubert e Zanzim è una favola ambientata nel Rinascimento ma capace di mettere in evidenza le storture che ancora scontiamo per il dominio del patriarcato

Ci sto ritornando un po’ alla volta ai fumetti, nonostante sia arrivato alla lettura proprio grazie ai fumetti, a 6 anni con il mitico Topolino.

Il linguaggio dei fumetti sa parlare a tutti, grandi e piccoli, perché siamo creature visuali.

E può essere davvero l’anello di congiunzione che abbatte le barriere letterarie, la forma in cui possono stare dentro tutte le forme, il genere che può contenere tutti i generi.

Ho riscoperto il piacere di stare dentro una storia grafica due anni fa, grazie a un’amica che mi regalò un libro di Zerocalcare.

Nonostante si arrivi prima alla fine rispetto a un romanzo fatto solo di parole, i fumetti richiedono un’attenzione al dettaglio che è la stessa esercitata dagli occhi dei bambini per appropriarsi del mondo.

Negli anni ne ho letti altri di…


Prodotto dallo Studio Ghibli, “La tartaruga rossa” diretto dall’olandese Michaël Dudok de Wit riesce a mettere un’inquieta armonia nel cuore di piccoli e grandi

Quando mi sono accomodato sul divano con due dei miei nipoti per vedere La tartaruga rossa non sapevo bene che cosa aspettarmi, ma sapevo che in un progetto con lo Studio Ghibli di Miyazaki alle spalle qualcosa di magico accade, sempre.

E la magia è accaduta, fin dalle prime inquadrature. Prima delle immagini, con il suono. Il suono impetuoso di una tempesta che sembrava sbattere onda su onda dentro il salotto: ci siamo trovati tutti dentro la tempesta, e poi sbattuti sull’isola insieme col naufrago protagonista della storia.

La storia non ha parole, è raccontata da suoni, musiche, disegni semplici…


Le Olimpiadi appena finite sono state qualcosa di prezioso per l’umanità, perché hanno fatto vedere quanto la forza delle persone risieda sempre nella mescolanza.

Ci sono poche cose che hanno un impatto emotivo globale come un’Olimpiade, sia che la seguiamo in diretta sia che la guardiamo in differita.

Perché quello che conta è il gesto atletico portato all’apice del suo sviluppo, forgiato dagli allenamenti di anni per riuscire a compiersi, spesso nell’esiguo spazio di pochi minuti.

Ma non è dell’esercizio di tecnica e cuore che voglio parlare, perché Tokyo 2020 ha reso evidente una cosa più potente dei valori dello sport:

la mescolanza.

Anche mescolare è un gesto, che abbiamo fatto tutti almeno una volta: mescolando pitture, mescolando un’insalata, mescolando gli ingredienti di una…


Usare un tono colloquiale non significa svilire l’informazione, come sa chi gestisce (alla grande!) i canali social del Centro Meteo Lombardo

Tante amministrazioni pubbliche sono solite pensare che le comunicazioni richiedano un linguaggio consono a un presunto tono ufficiale, che invece è il ripetersi di stilemi burocratici in grado solo di allontanare la gente.

Non bisogna certo sbragare, basta andare incontro alle persone con un linguaggio piano, cortese e magari pure divertente.

Perché chi l’ha detto che una comunicazione pubblica non può anche strappare dei sorrisi?

Quando comunichiamo, dobbiamo sempre ricordarci che oltre un manifesto, un volantino, uno schermo ci sono persone come noi.
Che parlano come noi.
Che ridono come noi.

Soprattutto dobbiamo tenere conto del contesto in cui quel…


Messaggi gentili al posto dei divieti fanno quasi tutto in una comunicazione che punta a un’azione fisica, specie nel campo dell’amministrazione pubblica

Forse per il volantino qui sotto il grande Bruno Munari avrebbe prospettato una soluzione del genere:

Vietato non giocare.


“Il calamaro gigante” di Fabio Genovesi è la storia di una meraviglia subacquea di cui facciamo parte tutti quanti.

Non è un romanzo, ma c’è dentro l’inverosimile.
Non è un saggio, ma ci sono dei fatti.
Non è una poesia, ma ci si trova dei versi.
Non è un’autobiografia, ma s’aggira un piccolo Fabio.
Non è niente di tutto questo, eppure è anche tutto di tutto questo.
È un libro, l’ultimo, di Fabio Genovesi.

Del mare non sappiamo nulla.
Nulla di nulla, eppure il mare è quasi tutto.

Il calamaro gigante è una storia di cose che sappiamo, cose che non sappiamo e cose che dimentichiamo (di sapere). È un libro in cui s’aggira fin dalle prime pagine un…


Una buona comunicazione comincia dai primi punti di contatto: ad esempio coi mitici volantini appesi sulle porte, le colonne, le serrande di negozi, uffici postali, biblioteche. E pure fuori dalle banche.

Vola vola vola volantino

Già, i volantini. Che bel nome leggero e fantasioso, che racchiude anche il suo falso diminutivo di piccolo volante — quasi sapesse di essere la prima guida per chi legge.

Ben congegnati, scritti con cura, in armonia con l’attività, facili da leggere, chiaris … ah no?!? Ah, no.

In effetti, se c’è qualcosa che è messo lì in fretta e furia, senza badare troppo al carattere scelto, alla formattazione, alle regole ortografiche, all’efficacia comunicativa, quella cosa è proprio il volantino.

Tutto questo preambolo per dire che l’altro giorno sono andato in banca e mi si è arricciato il naso come…


Non sono un giocatore di scacchi, non ho mai avuto la costanza né la capacità di riuscire a figurarmi le mosse dell’avversario.

Ma leggere storie giocate a bordo scacchiera è come diventarlo, scacchista, almeno per un po’.

Soprattutto se una di quelle storie ti è rimasta impigliata dentro come la lana, inestricabile, nell’ordito di un maglione.

Ricordo il momento, quel momento in cui, in seconda liceo, la professoressa di italiano ci fece scegliere (God Save the Queen & the Freedom of Scelta of the Libri) fra una serie di libri da leggere per l’estate.

Ogni scelta implica, di per sé…


Ovvero Anna: una parola magica che trasforma il concetto di serie tv letteraria

Quando leggo un libro lo faccio sempre con una matita in mano per sottolineare, annotare, circoscrivere, mettere a margine. Insomma, ricordare.

Ricordo che dentro Anna di Niccolò Ammaniti sottolineai (anzi, incorniciai) una frase che poi ho scoperto essere quella della quarta di copertina:

La vita non ci appartiene, ci attraversa.

La frase sta più o meno a metà del libro, e marca un segno. Lì Anna capisce che tutti gli esseri viventi che abitano la Terra hanno un compito: devono vivere. …

Andrea M. Alesci

Autore per Einaudi Ragazzi ▫️ UX Writer per @latoquadrato ▫️ andrealesci.it ▫️ Se non sono davanti a cose scritte, mi trovate su un sentiero a correre 😄

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