Una buona comunicazione comincia dai primi punti di contatto: ad esempio coi mitici volantini appesi sulle porte, le colonne, le serrande di negozi, uffici postali, biblioteche. E pure fuori dalle banche.

Photo by Volodymyr Hryshchenko on Unsplash.

Vola vola vola volantino

Già, i volantini. Che bel nome leggero e fantasioso, che racchiude anche il suo falso diminutivo di piccolo volante — quasi sapesse di essere la prima guida per chi legge.

Ben congegnati, scritti con cura, in armonia con l’attività, facili da leggere, chiaris … ah no?!? Ah, no.

In effetti, se c’è qualcosa che è messo lì in fretta e furia, senza badare troppo al carattere scelto, alla formattazione, alle regole ortografiche, all’efficacia comunicativa, quella cosa è proprio il volantino.

Tutto questo preambolo per dire che l’altro giorno sono andato in banca e mi si è arricciato il naso come…


Non sono un giocatore di scacchi, non ho mai avuto la costanza né la capacità di riuscire a figurarmi le mosse dell’avversario.

Ma leggere storie giocate a bordo scacchiera è come diventarlo, scacchista, almeno per un po’.

Soprattutto se una di quelle storie ti è rimasta impigliata dentro come la lana, inestricabile, nell’ordito di un maglione.

Ricordo il momento, quel momento in cui, in seconda liceo, la professoressa di italiano ci fece scegliere (God Save the Queen & the Freedom of Scelta of the Libri) fra una serie di libri da leggere per l’estate.

Ogni scelta implica, di per sé…


Ovvero Anna: una parola magica che trasforma il concetto di serie tv letteraria

Quando leggo un libro lo faccio sempre con una matita in mano per sottolineare, annotare, circoscrivere, mettere a margine. Insomma, ricordare.

Ricordo che dentro Anna di Niccolò Ammaniti sottolineai (anzi, incorniciai) una frase che poi ho scoperto essere quella della quarta di copertina:

La vita non ci appartiene, ci attraversa.

La frase sta più o meno a metà del libro, e marca un segno. Lì Anna capisce che tutti gli esseri viventi che abitano la Terra hanno un compito: devono vivere. …


Stanno anche là sotto le nostre colpe, negli abissi degli oceani.
Solo che non le vediamo, ed è come se non esistessero.

Il documentario Seaspiracy di Ali Tabrizi (da pochi giorni su Netflix) ha il pregio di farcele vedere: ci mette alla prova, rivela meccanismi, porta a riflettere sul mondo invisibile che sta sotto la superficie delle acque.

È la pesca intensiva a finire nell’occhio della telecamera, anzi è la pesca in tutte le sue declinazioni. …


Il sociologo, educatore, poeta e attivista Danilo Dolci (1924–1997)

C’è una traccia invisibile nella Storia: percorre distanze, colma divari, unisce puntini. Un po’ come nelle costellazioni, a cui decidiamo di dare una forma. Per renderle riconoscibili nello spazio e nel tempo.

E diamo anche dei nomi a queste figure, che quando diventano terrestri possono descrivere l’educazione alla libertà, come quella messa in opera dal signore della fotografia

Lui è Danilo Dolci.

Uno che fece una contro-migrazione inimmaginabile, spostandosi dall’estremo nordest italiano (Sesana, nel Carso) all’estremo sudovest italiano (Trappeto e Partinico, nel palermitano).

È lui che mi è venuto in mente l’altro giorno quando ho letto della decisione di Aboubakar Soumahoro di trasformare in…


Un libro del grande Oliver Jeffers è il modo migliore per parlare a tutti quanti, piccoli e grandi, di quanto poco ci serva per gustarci la vita.

@zoo

Quando vuoi dominare.
Quando brama di possesso e potere scavano fosse da riempire con gli svuotati, i senza-voce, i calpestati.
Quando avere il comando è un comandamento.
Quando il fato viene esercitato.

Succedono cose così nel Fato di Fausto, a cui bastano poche parole e illustrazioni per dire tanto. Per dire tutto.

Nell’originale il titolo è “The Fate of Fausto”; la costante è il nome in italiano dell’unico personaggio umano che compare. Gli altri sono oggetti, animati dall’autore Oliver Jeffers.

È un libro che pesa ogni parola e ti mette davanti a domande mute, che tu sia alto meno di…


Quando l’ho ritirato in libreria mi aspettavo una cosa grossa tipo Underworld, e invece per racchiudere il silenzio bastano un formato da 13x18 cm e poco più di cento pagine.

Diciamo che Il silenzio di Don DeLillo è una specie di minitablet o uno smartphone un po’ ciccione, e questa cosa ci dice tutto ancora prima che iniziamo a sfogliarlo e a leggerlo:

La storia comincia già dal contesto, sta già scritta nella fisicità del libro.

Si parla di essenzialità, di corpi ridotti all’essenzialità, di corpi svuotati dentro Il silenzio di DeLillo.

Tutto è ridotto al margine minimo, abbozzata la…


@Dubitablonde Nel pezzo uso la parola 'sorveglianza' proprio perché volevo focalizzarmi su quel controllo orizzontale che esercitiamo l'uno sull'altro quando postiamo.

Ogni volta che carichiamo un contenuto su una piattaforma social, quel contenuto sarà giocoforza influenzato dalle aspettative che abbiamo nei confronti di chi lo leggerà/guarderà/ascolterà; siamo sorveglianti e sorvegliati proprio perché siamo consapevoli dell'attenzione (o dell'indifferenza) a cui andiamo incontro pubblicando in un'ecosistema social.


Ready to go live? In three, two, one…

Ce lo sentiamo dire continuamente, lo leggiamo sul web, sui giornali di carta, sulle riviste, spesso ne parliamo pure noi, sbrigativamente, associandolo a “quei cosi” che ci distraggono, che ci vendono al potere forte dei colossi digitali. Sto parlando del potere della sorveglianza.

È indubbio che abbiamo ceduto e cediamo ogni giorno pezzi della nostra identità ai Google ai Facebook agli Amazon di turno. Ed è vero che questi esercitano un abnorme controllo à la 1984.

Sull’argomento uno dei migliori libri l’ha scritto nel 2018 il giornalista di The Atlantic Franklin Foer (sì, è il fratello del romanziere Jonathan Safran…


Ci sono libri speciali che arrivano al momento giusto, libri fatti per momenti speciali. Come Il viaggio di Enea di Andrea Marcolongo, e il libro che si porta in petto: l’Eneide di Virgilio, un’opera che non è concepita per tempi di pace ma per tempi difficili come i nostri.

Al liceo il canto di Enea mi transitò davanti en passant nelle ore di Epica, ahimè — come dice Andrea Marcolongo — materia ridotta all’informe formula matematica di ogni oblio: “Si fa a scuola”.

L’epica dovrebbe invece animare tutte le nostre azioni, perché dentro ci sta l’epos, la parola detta, il…

Andrea M. Alesci

Autore per Einaudi Ragazzi ▫️ UX Writer per @latoquadrato ▫️ andrealesci.it ▫️ Se non sono davanti a cose scritte, mi trovate su un sentiero a correre 😄

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