Viva i Nonni

Bellissima l’idea de “Il Foglio” sui “nonni che parlano dei nonni”. “L’ idea è anche raccontare attraverso le storie dei nostri nonni qualcosa che riguarda il dna affettivo del nostro paese, con le sue sfumature, con le sue memorie, con i suoi sorrisi, con le sue lacrime e, volendo, anche con i suoi amori. I nonni sono il punto perfetto di intersezione tra una vita e un’altra, tra un’Italia e un’altra, tra un pezzo di paese e un altro, e nell’epoca dell’Italia dei ragazzini abbiamo pensato che raccontare i nonni, anche i nostri nonni, sia un modo perfetto per mettere insieme i puntini di un pezzo d’Italia che ci piace fino alle lacrime.”

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Già perché io sono un nonno vero e parlare di mia nonna significa fare un salto di secoli. Non saprei proprio da dove cominciare a raccontare alla mia nipotina di dieci anni che sa già tutto di iPad e smartphone di quando mia nonna, alla sua età, tra i monti della Costa d’Amalfi mi faceva immaginare il mare che non era poi tanto lontano, promettendomi di portarmici se fossi stato buono con lei a lavorare nei campi. Ci sarebbe tanto da dire e narrare, di quel tempo. Di quando alle quattro del mattino andavamo al pozzo per tirare l’acqua ed irrigare i campi. Di quando con la roncola in cima ad una lunga asta tagliavamo i rami dei “pungienti”, la tenera erba da dare a Nerina la sua amata capretta con la quale intratteneva lunghi discorsi serali prima di andare dormire e dopo di averla munta. Oppure di quando subito dopo questa mungitura mi costringeva a recitare con lei un lungo, interminabile rosario in latino. Io e lei, in quella stanzetta illuminata dalla luce della luna del mese di fine luglio. Di quando poi, subito, dopo, diceva di spegnere la candela per risparmiare l’olio e lo stoppino …. Cosa capirebbe la sua moderna pro-pro nipotina di quel mondo scomparso? ….