Radio Bullets, #donnenelmondo del 13 gennaio 2015

Buongiorno da Angela Gennaro, e un benvenuto a #donnenelmondo a tutte le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Bullets.

#Donnenelmondo del 13 gennaio 2015 — Radio Bullets

Andiamo subito in Canada dove il nuovo report dell’Inter-American Commission on Human Rights sottolinea l’obbligo da parte delle leggi internazionali sui diritti umani di prevenire la violenza contro le donne attraverso misure per affrontare la povertà e altri fattori socio-economici. Il rapporto sottolinea come tra le cause profonde della violenza di genere in Canada ci siano la storia di colonizzazione del Paese, la disuguaglianza e l’emarginazione economica e sociale. La Commissione ha avviato un’indagine sulle donne scomparse e assassinate nel British Columbia nel 2012 su richiesta della Native Women’s Association of Canada e della Canadian Feminist Alliance for International Action. Circa 1.200 tra donne e ragazze canadesi sono state uccise o sono scomparse in Canada tra il 1980 e il 2012.

E passiamo a Taiwan, dove la drammaturga e attivista Eve Ensler — quella dei Monologhi della vagina, per intenderci — ha partecipato nei giorni scorsi a una manifestazione “One Billion Rising” contro la violenza di genere. “Negli ultimi anni, i casi di stupro e di violenza domestica a Taipei sono aumentati in maniera costante”, spiega il sindaco Ko Wen-je. Ensler, racconta il Taipei Times, è colei che ha dato il via nel 1998 al movimento dei V-day per porre fine alla violenza contro le donne e promuovere la parità di genere, lanciando poi la campagna “One Billion Rising” nel 2012, dove “one billion”, un miliardo, rappresenta il numero stimato di persone che hanno subito violenze domestiche o abusi sessuali in tutto il mondo.

E andiamo in Australia dove 30 anni dopo il femminicidio della sorella Anita Cobby, Kathryn Szyszka continua la sua lotta contro la violenza di genere. È il 2 febbraio del 1986 quando Anita, 26 anni, viene rapita mentre cammina per strada a Blacktown. Cinque uomini — John Travers, Michael Murdoch e il fratello Leslie, Michael e Gary Murphy — la violentano brutalmente e la uccidono.

“Era nel posto sbagliato al momento sbagliato”, racconta la sorella. “Ma la gente dovrebbe essere libera di camminare per strada senza essere rapita, e i posti ‘sbagliati’ non dovrebbero esistere”. La crudeltà consumata su di lei “era qualcosa che non avevamo mai visto prima”, racconta l’allora ispettore capo Gary Raymond, ora in pensione. “Le hanno rotto e slogato le dita. Le dita di quelle stesse mani che si prendevano cura dei pazienti all’ospedale di Sydney, dove Anita faceva l’infermiera”. Szyszka e Raymond terranno un public memorial il due febbraio, per sensibilizzare le nuove generazioni e “trasformare le attitudini degli uomini più giovani verso le donne”.

Nel Regno Unito è la volta invece del primo processo sulle mutilazioni genitali femminili. Ne parla Samira Shackle sul Deutsche Welle. Due medici sono stati dichiarati non colpevoli per aver effettuato nel 2012 una mutilazione genitale su una donna dopo che aveva partorito. Il caso rappresenta una sorta di spartiacque: nonostante alle forze dell’ordine siano arrivate più di 140 segnalazioni negli ultimi quattro anni, fino ad oggi non c’è stato ancora alcun processo. “Questo caso rappresenta un punto di svolta interessante”, spiega Adwoa Kwateng-Kluvitse di Forward, un’organizzazione che si batte contro le MGF. “Sarebbe positivo dimostrare che la mutilazione genitale è avvenuta, e che quindi c’è un caso reale cui rispondere”. Nel luglio del 2014 il primo ministro britannico David Cameron ha annunciato una modifica alla legge sulle mutilazioni genitali femminili in modo che i genitori possano essere perseguiti se non riescono a impedire che la figlia venga mutilata. Ha anche lanciato programma di prevenzione da 1,4 milioni di sterline (quasi 2 milioni di euro), per contribuire a fermare questa pratica e per il sostegno e la cura di coloro che l’hanno subita.

E per oggi è tutto. Appuntamento a martedì prossimo su Radio Bullets con #donnenelmondo.