Ma chi siamo e cosa stiamo diventando ?

L’argomento è delicato e certamente non è facile esprimere un concetto o provare a fare un’analisi senza incorrere nell’accerchiamento mediatico ed essere definito o meglio etichettato, cercherò di essere obiettivo e focalizzare alcuni concetti per aiutare a comprendere meglio il fenomeno da una prospettiva meno condizionata. Prima di tutto voglio però chiarire che io non sono per niente soddisfatto di come l’unione europea e a cascata gli stati membri stanno gestendo il fenomeno dell’immigrazione e dei rifugiati.

Da qui però a condividere i pensieri e le dichiarazioni che ho letto in questi giorni ne passa e parecchio. Mi sono documentato molto in questo periodo e ho cercato di farmi un’idea che proverò ad esporre.

Sono numerose le pagine che inneggiano all’intolleranza nei confronti dell’Altro o che istigano al razzismo. E tantissimi gli internauti che condividono e apprezzano contenuti di vario genere che non rispettano le diversità. C’è da dire che questi contenuti non sono solamente razzisti ma sono spesso fondati su vere e proprie bufale.

In questi giorni, il problema ci tocca poi da vicino essendo stata, Pula, destinataria di 60 “disperati” (leggi sessanta), ma potevano anche essere cento e la sostanza non cambiava.

Ho avuto la “sfortuna” di intercettare commenti dei quali mi sono vergognato non poco per le “bestialità” che ho letto.

Non voglio fare la morale a nessuno, ognuno vive la propria dimensione e in quella cresce e si sviluppa.

Quel che è certo è che gli italiani “hanno idee molto confuse sull’immigrazione”.

Noi a Pula non siamo da meno, rappresentiamo uno spaccato della società in cui viviamo, con le sue paure, che diventano fobie e le sue preoccupazioni.

Troppe notizie, spesso unidirezionali e poco selezionate, che alimentano un clima di inquietudine facilmente strumentalizzabile da chi, della “cacciata degli immigrati”, fa la propria bandiera.

Partendo da un assunto indiscutibile, l’art della 3 della Costituzione Italiana, troppo poco conosciuta, «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», pilastro e fondamento per una civile convivenza.

Alcuni social network e in particolare Facebook sembrano un terreno fertile per buona parte delle bufale. Nel regno delle bufale, le più grandi e le più pesanti sembrano riguardare soprattutto gli immigrati. Ed è soprattutto su Facebook che circolano le sciocchezze più assurde tutte volte a covare quel razzismo strisciante, subdolo e, a volte, inconsapevole (perché frutto di ignoranza) di buona parte della popolazione italiana.

Cominciamo dalla prima:

«Tutti questi immigrati prendono un sacco di soldi e a noi italiani tocca lavorare per vivere»

Una quota di 35 euro al giorno di rimborso spese per ogni rifugiato politico (non parliamo quindi di immigrato, vista la confusione terminologica) viene data alle cooperative, alla Caritas e alle associazioni i cui piani sono approvati da una commissione formata da rappresentanti di enti locali, ministero dell’Interno e agenzia Onu per i rifugiati.

A cosa serve l’ammontare giornaliero? I 35 euro dovrebbero consentire ale associazioni di coprire i costi per vitto, alloggio, pulizia e manutenzione dello stabile, mediazione culturale, assistenza legale, visite mediche e, in alcuni casi, per l’iter burocratico per diventare rifugiati.

«Sono sempre gli extracomunitari che non rispettano le leggi»

Negli ultimi 20 anni, nonostante sia aumentato il numero degli stranieri presenti in Italia non è affatto aumentata la delinquenza: ad esempio nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991.

Secondo i dati dell’Istat (2010), il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è “solo leggermente più alto” di quello degli italiani (tra l’1,23% e l’1,4%, contro lo 0,75%) ed è addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni.

La stragrande maggioranza dei reati commessi da stranieri in Italia è opera di immigrati irregolari. Parlano ancora le cifre ufficiali, secondo le quali il 70–80% degli stranieri denunciati sono irregolari. Ma bisogna leggere con molta attenzione i dati perché, sul totale delle denunce, l’87% riguarda proprio la mera condizione di clandestinità: il reato commesso da 4 stranieri su 5 denunciati riguarda insomma l’essere presenti in Italia sprovvisti di un permesso di soggiorno e dunque la violazione delle leggi sull’immigrazione.

L’invasione che non c’è

Secondo una ricerca Ipsos Mori, gli italiani credono che il 30% della popolazione sia composta da immigrati, 20% dei quali musulmani.
 Una vera e propria «invasione», su cui si sviluppano convinzioni xenofobe del tipo: «ci rubano il lavoro», «stuprano le nostre donne», «rubano», «puzzano». 
 IL
5,7% DELLA POPOLAZIONE È EXTRA-COMUNITARIA.

Uno sguardo ai dati testimonia che non c’è nessuna invasione in corso: secondo l’ultima rilevazione Istat, gli stranieri residenti in Italia sono intorno all’8,3%. Tra questi, un buon numero proviene dall’Unione Europea, mentre i cosiddetti “extra-comunitari” sono il 5,7% della popolazione totale; mentre il 3,7% è la percentuale dei musulmani.

Italia ottava in Europa per numero di stranieri

Sempre secondo l’Istat, il primato degli stranieri residenti in Europa è detenuto dalla Svizzera con il 23,8%, seguita da Austria (12,4%), Irlanda (11,8%) e Belgio (11,3%).

Il saldo migratorio è superiore alla media europea, ma inferiore ai Paesi cui ci si paragona: contano più stranieri di noi Svizzera, Francia, Spagna, Norvegia e Germania.

Il 60% è diffidente nei confronti degli immigrati

Il Censis rileva che appena il 17,2 % degli italiani afferma di trovare “comprensione” e di avere un approccio “amichevole” nei confronti degli immigrati; quattro italiani su cinque si dividono invece tra “diffidenza” (60,1%), “indifferenza” (15,8%) e “aperta ostilità” (6,9%), mentre due italiani su tre (65,2%) pensano che gli immigrati in Italia siano semplicemente troppi.

PRIMA GLI ITALIANI. La metà della popolazione (55,3 %) ritiene che nell’attribuzione degli alloggi popolari, a parità di requisiti, gli italiani dovrebbero essere inseriti in graduatoria prima degli immigrati e circa la metà pensa che in scarsità di lavoro sia giusto dare la precedenza agli italiani nelle assunzioni.

Gli stranieri contribuiscono all’8,6% del Pil

Secondo il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, i 2,3 milioni di occupati stranieri sul suolo italiano producono l’8.6% del Pil: 125 miliardi di euro.

Il rapporto costi/benefici dell’immigrazione è in attivo: 12,6 miliardi contro 16,5. Il guadagno per lo Stato è dunque pari a 3,9 miliardi di euro.

GLI STRANIERI AUMENTERANNO Se dieci anni fa gli stranieri erano 2,2 milioni (il 3,8% dei residenti totali) e oggi sono saliti a oltre 5 milioni (8,3%), nel 2025 si prevede una crescita a 8,2 milioni, il 13,1% degli abitanti.

Il fenomeno negli ultimi anni ha assunto ormai dimensioni bibliche, complice anche la situazione precipitata a seguito della caduta di regimi e l’instaurazione di altri più cruenti.

Non voglio giudicare i pensieri altrui, ma credo che alla base di tutto ci siano alcune carenze.

I più deboli che subiscono gli effetti di questa deriva sono i giovani ai quali manca l’educazione ai media, l’educazione interculturale e il coinvolgimento attivo dei ragazzi e delle ragazze: i giovani rischiano infatti di essere maggiormente esposti sia per il massiccio uso dei social sia per la scarsità (o la mancanza) di situazioni in cui prendere consapevolezza del discorso d’odio.

Facciamoci guidare dai principi, però, e cioè da cosa si dovrebbe fare e da cosa non si dovrebbe mai fare, e sicuramente ci troveremo dinanzi a una soluzione tutt’altro che inaccettabile e sbagliata.

Anzitutto, non credo che proclami razzisti e linguaggio da spot elettorale servano a qualcosa, perché avere una manciata di voti in più, o qualche “mi piace” su Facebook, non farà diminuire il flusso migratorio né darà lavoro all’italiani, a cui certo un nero non ruba il posto (e ci si può anche chiedere quale sia l’educazione e quanta sia la sensibilità di questi urlatori feroci, molto spesso completamente all’oscuro delle dinamiche del problema “immigrazione”).

In secondo luogo, organizzare meglio le forze dell’ordine e aumentare i controlli dovrebbe essere una strada da percorrere senza ombra di dubbio: molto spesso, gli immigrati finiscono in giri criminali, assieme a molti altri italiani, e dunque è da questi giri che bisogna partire. In terzo luogo, bisognerebbe puntare ad accordi seri con l’Europa, che sembra voler scaricare sull’Italia il problema degli sbarchi, ora che alcuni Stati hanno persino chiuso le frontiere: non c’è solo la crisi economica da risolvere in un mondo dove quella sociale sta prendendo il sopravvento.

Alla base di tutto, insomma, si avverte una mancanza: non tanto di risorse, quanto di competenza e di umanità; non è un luogo comune, né la solita frase fatta: l’immigrazione è un problema serio, come molti altri, e soluzioni concrete non possono partire da urlatori e ignoranti, né da un popolo che sembra aver dimenticato di trovarsi dinanzi a persone e non a pacchi da ricevere e rispedire al mittente: forse il fondo è stato davvero toccato, e forse dietro al problema dell’immigrazione si nascondono problemi ancor più grandi.

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