E Lena Dunham si ruppe il cervello
Premetto che a me Girls, come serie TV, non dispiace. Trovo sia un prodotto carino ma dimenticabilissimo, come Quattro Amiche e un paio di Jeans.
Sono quindi basita dalla deriva patologica intrapresa da Lena Dunham dopo che la sua serie tv è — malamente — giunta al termine.
Ricordiamo, per altro, che prima che la sesta stagione venisse trasmessa, aveva dichiarato durante un podcast che lei non aveva mai abortito, ma che le sarebbe piaciuto tanto (per empatizzare con le altre donne, s’intende — anche a me piacerebbe farmi cavare un dente del giudizio per sentirmi più vicina ai miei coetanei)
Dopo aver tartassato il pubblico di internet (da quanto ho capito, non ha attecchito molto sui mezzi tradizionali) per sei anni sul fatto che lei fosse un caso unico di donna che a 23 anni aveva scritto, diretto e prodotto una serie, sul fatto che era stata violentata all’università e sul fatto che il suo cursus honorum aveva assolto tutti i bamboccioni dell’emisfero occidentale, la pingue figlia d’arte non si è rassegnata a qualche mese di riposo dai riflettori.
Tutt’altro.
Dalla fine della serie Girls, ci ha particolarmente tenuto a farci sapere, in maniera più o meno velata grazie a scatti strategici sull’instagram e a un conseguente sputtanamento sui rotocalchi, che lei ha perso dieci kg ma non perché si facesse schifo da sola, ma perché l’amministrazione Trump ne aveva amplificato gli attacchi d’ansia e perché tutte le marce (!) e le manifestazioni (!!) a cui aveva partecipato (!!!) l’avevano fatta camminare per chilometri e chilometri.
Ora, io non conosco nessuno di persona che sostenga che Trump è il bene — ci mancherebbe altro — ma che una figlia d’arte miliardaria dica che il nuovo presidente USA abbia compromesso la sua salute mi sembra assurdo: allora i musulmani bloccati alla frontiera, quelli a cui decadono le assicurazioni sanitarie e quelle che vivono in stati in cui i catto-repubblicani stanno rendendo l’aborto illegali farebbero prima ad andare in autocombustione. Dubito seriamente che lei, come Sailor Moon, senta su di sé i mali del mondo, e quel siparietto sulla somatizzazione (e strategico dimagrimento) del malessere Trumpiano è penoso quanto il riccone di Ovosodo che a tempo perso giocava a fare il comunista.
Quando Page Six o qualche altro giornale di pettegolezzi ha scritto un pezzo sulla sua perdita di grasso corporeo, Lena del nostro cuore ha sì finto indignazione, ma sotto sotto godeva del fatto che il grande pubblico si fosse accorto che lei non era più uno Snorlax, ma semplicemente uno Slowpoke.
Più di recente, essere stata relativamente zitta a seguito di un intervento chirurgico, la nostra torna alla ribalta esordendo con un “molti di voi (ma chi??) si sono chiesti che fine abbia fatto il mio cane Lamby,” il bastardino simil terrier biondo che aveva adottato assieme al suo fidanzato.
Bene, dopo quattro anni passati a subire i soprusi del cane, che consistevano in morsi, graffi sul posteriore, isteria, pisciate strategiche e aggressività generalizzata, Lena ha pensato bene di cedere il cane a una struttura per bestie aggressive: adesso, a detta sua, il cane ha finalmente smesso di bere la propria pipì e sta tornando quello di una volta. Ah, era anche imbottito di psicofarmaci, dal momento che i trattamenti del veterinario vegano agopunturista non erano abbastanza. Per supplire all’uscita di scena di Lamby, Lena ha reagito come tutti noi avremmo fatto, ossia comprando due barboncini rossi con la faccia perennemente incattivita.
Ci aveva provato, eh, a tenere Lamby, ma..
Lamby era stato traumatizzato dal proprietario precedente.
Lamby aveva subito maltrattamenti che ne avevano danneggiato la psiche in maniera irreversibile.
Lamby era irrecuperabile.
(sembrano i versi di una canzone di Povia)
Peccato che il canile da cui Lamby era stato adottato abbia poi messo in chiaro che la bestia in questione era uno tra i cani più tranquilli e mansueti del canile, e che, probabilmente, essere portato su set fotografici, in televisione e in altri luoghi ameni non abbia fatto benissimo a Lamby.
Vedremo ora quanto resisteranno le due barboncine prima che diventino le gemelle di Shining.
Mi sembrano entrambi motivi molto futili per far parlare di sé, ma, Lena says the best, when she says nothing at all, e infatti, ecco uno dei nudi di routine.
Speriamo che, entrando a far parte del cast di American Horror Story, si trovi finalmente nel suo elemento
