Apprendere con felicità: l’educazione positiva come approccio formativo

“Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica” Gianni Rodari

In questi ultimi anni pieni di incertezza e soprattutto di eventi tremendi, abbiamo bisogno di un’educazione che ci aiuti a focalizzare il nostro obiettivo primario: essere felici.

Il modo di educare i bambini sta cambiando, ultimamente si parla dell’educazione positiva come di un vero e proprio approccio formativo che si differenzia dai metodi scolastici tradizionali basato sulla felicità ed il benessere degli studenti.
 L’educazione positiva si basa sull’incoraggiamento e sulla fiducia, attraverso lodi per i successi ottenuti e la valorizzazione e la comprensione degli insuccessi. In questo modo gli studenti cominciano a credere maggiormente in se stessi e ad avere dei risultati migliori a scuola e nella vita.

Finalmente la felicità sta entrando sempre più a fare parte dell’educazione dei bambini in diverse scuole del mondo. Un esempio è l’Università di Harvard, una delle più rinomate in ambito internazionale, dal 2006 si insegna la felicità come corso di studi misurandone i livelli in relazione con i risultati ottenuti. In Australia, già nel 2007, il liceo Geelong ha sviluppato un intero programma di insegnamento per promuovere il benessere degli studenti ed aiutarli a vincere la depressione, il liceo Lerchenfeld di Amburgo, dove i professori hanno elaborato esercizi pratici per far sviluppare nei loro studenti il senso di appartenenza alla comunità, autostima, e consapevolezza delle proprie capacità.
 In Italia vi è il progetto «A scuola di felicità», nato nel 2014 di Marta Martinalli, psicologa, e Giorgia Marletta, docente di Scienze motorie, che oggi incontra i bambini nelle scuole o nella sede in mezzo al verde delle colline di San Colombano, in provincia di Milano.
 Per ogni gruppo viene studiato un percorso ad hoc: si lavora sulla gratitudine, sull’accogliersi, sull’accettarsi. Il progetto fornisce strumenti pratici, legati all’esperienza diretta, utili a risolvere situazioni di criticità: dal bullismo alla carenza di autostima, e altri aspetti che spesso interferiscono nei processi di apprendimento e di vita serena dei ragazzi. Gruppi di bambini (e in progetto anche di adolescenti) vengono coinvolti in laboratori in cui si utilizzano tecniche di meditazione, lavoro corporeo, role playing, disegno, musica, lavoro sulla metafora.

Se si prova a ripercorrere con la memoria il proprio vissuto da studenti, molti si ricorderanno le sensazioni di disagio, se non di vera repulsione, provate verso alcune materie scolastiche, a seconda dei nostri successi o insuccessi nelle diverse discipline.
 L’ansia è l’emozione maggiormente studiata in psicologia dell’educazione in quanto strettamente collegata con la performance e la motivazione degli studenti.
 Se impariamo con timore, tutte le volte che recuperiamo dalla nostra memoria ciò che abbiamo appreso, portiamo con noi anche l’emozione negativa provata in quel momento.

Alcuni recenti studi (Pekrun et al., 2007) hanno dimostrato che le emozioni a valenza negativa tendono ad aumentare d’intensità nel corso degli anni scolastici, mentre l’intensità di quelle a valenza positiva decresce.

Lo psicologo Ashcraft racconta di un episodio significativo. Una studentessa del college, durante una prova nella quale doveva eseguire delle sottrazioni a mente, ad es. dare il risultato di 34–19, si è agitata ed è scoppiata a piangere. L’assistente che eseguiva il test ha riportato che reazioni di sconforto, ansia e pianto avvenivano frequentemente ed erano spesso accompagnate da commenti sulla performance o sul loro nervosismo come: “Sono sempre stata stupida in matematica”.
 Se impariamo con paura, tutte le volte che riprendiamo dalla nostra memoria quello che abbiamo appreso riportiamo con noi la stessa angoscia.

Secondo le scienze cognitive, per fare in modo che i bambini imparino ottenendo il meglio da sé, occorre cambiare il nostro approccio e scegliere un paradigma educativo che abbia il sorriso e il benessere che ne può derivare, il suo strumento chiave.

Bisogna far apprendere con gioia.

Le nuove scoperte che derivano dalla ricerca neuropsicologica confermano le indicazioni che la Psicologia Positiva fornisce riguardo all’educazione. Il sorriso, e quindi le emozioni positive, rilasciano beta-endorfine e dopamina che favoriscono lo sviluppo neuronale e la formazione di nuovo tessuto nell’area orbito-frontale del cervello, responsabile di reagire ai segnali sociali. Il buon funzionamento di tale area determina la capacità dell’individuo di provare empatia. Inoltre il sorriso modifica non solo il nostro umore ma anche di chi ci circonda poiché ha la caratteristica di essere contagioso. Quando vediamo una persona sorridere si attiva nel cervello la zona deputata ai pensieri positivi. È come accedere un interruttore, o quasi.
 Sorridere è la modalità perfetta per apprendere al meglio.

Questo orientamento viene denominato Warm Cognition, ovvero apprendimento caldo, che può avvenire a scuola con le nostre emozioni migliori. L’educazione positiva è basata su questo tipo di apprendimento e può essere elaborata seguendo piccole ma importanti linee guida.
 Gli insegnanti devono incoraggiare buoni rapporti tra studenti e docenti, un aspetto essenziale per stimolare la motivazione. L’aspetto collaborativo è essenziale in questo approccio formativo: gli insegnanti tendono a costruire un rapporto stimolante e positivo con i ragazzi e, in particolare, propongono attività e lezioni, costruite su misura per gli studenti.
 E’ fondamentale rispettare i diversi talenti degli studenti e gli stili di apprendimento personali, così da poter aiutare tutti a studiare e imparare meglio nel modo giusto.
 La personalizzazione, inoltre, permette di valorizzare i talenti che ognuno di noi ha, anche tenendo conto dello stile di apprendimento di ciascuno e delle tempistiche dello stesso. In questo metodo, infatti, non è secondario l’aspetto di autogestione del tempo e delle risorse da parte di ogni studente.

Per promuovere l’educazione positiva in tutto il mondo è nato l’International Positive Education Network , punto di riferimento pensato per i genitori e gli insegnati interessati a questo tipo di approccio formativo.La loro mission è davvero semplice. Le persone progrediscono quando sperimentano un equilibrio di emozioni positive, delle buone relazioni con gli altri, un senso morale e la realizzazioni di obiettivi rilevanti.

L’educazione positiva dovrebbe essere un approccio intrinseco nella formazione degli studenti. Non si vuole insegnare la felicità ma credo sia opportuno modificare l’approccio formativo odierno e trasmettere senza quella tremenda angoscia che molti di noi ricordano del periodo scolastico.

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Originally published at annalisafalcone.me on August 29, 2016.

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