Molti si permettono di scrivere così

L’italiano che si parla oggi è diverso da quello che si parlava cinquanta anni fa. Allo stesso modo, noi, ex-adolescenti degli anni Novanta, ai tempi in cui imbrattavamo diari padroneggiavamo un italiano più grazioso e variegato di quello che impazza oggi sulla rete.
L’italiano dei social media, dei forum, del web 2.0 in generale, sta diventando una lingua con le sue peculiarità. Io credo di avere individuato almeno sei tendenze irresistibili, ovvero stili che vanno di moda, un po’ come gli occhiali da hipster con la montatura nera, i mocassini blu o i sandali alla schiava. E queste mode invadono i commenti e i post di tutti, grandi e piccini, uomini o donne, settentrionali, meridionali, centrali o isolani.
Tanto per cominciare, è doverosa una bella premessa.
Premetto che sono una donna, che sono di madrelingua italiana, che mi piace navigare in rete e spesso uso Facebook e leggo l’oroscopo di Brezsny.
Al giorno d’oggi, tutti sembrano sentire il bisogno di premettere. Come se la premessa fosse un bollino di autenticità di un discorso. Per cui si premette di tutto, anzi, non si fa altro che premettere, a partire dalle cose ovvie.
Ma andiamo avanti.
E a un bel momento, leggendo leggendo, ti accorgi che tutto quello che si scrive è in seconda persona singolare, e quindi capisci che in un certo senso è di te che si parla!
Facciamo finta che io sia te, che tu sia me, in una comunione e corrispondenza d’amorosi sensi. Alla lunga, però, un tono simile stanca. E potrebbe provocare serie crisi di identità negli altri utenti.
Però cerchiamo di perdere il filo del discorso.
Scrivere un post sull’italiano che vacilla, in un piovoso pomeriggio londinese, non ha prezzo. Oggi sembra una giornata autunnale, che spettacolo!
Se non ci si esprime in seconda persona singolare, l’alternativa è lasciare i verbi all’infinito. E curiosamente le frasi all’infinito vagheggiano sempre di fatti o di cose che non hanno prezzo (ma chi l’ha detto poi? Tutto ha un prezzo, a cominciare dalla connessione internet necessaria a postare queste becerate) o che sono uno spettacolo (che tipo di spettacolo? Opera? Piece teatrale? Circo? Drive in?).
In fondo, cosa mi aspetto da ciò che gli altri scrivono in rete? Forse un po’ di originalità, ma capisco che forse è chiedere troppo.
Fatti una domanda e datti una risposta, dice il signor Marzullo. In rete, le domande estemporanee, quelle che nessuno ha sollevato e che sono solo nella testa di chi scrive, di solito vengono usate dagli utenti passivi-aggressivi per provocare il senso di colpa di chi legge.
Tuttavia, se la maggior parte degli internauti scrive così, forse dovremmo farci qualche domanda.
Ecco un altro aspetto interessante. Ci sono quelli che dichiarano di sentirsi a pezzi, e per questo sanno che dovrebbero farsi qualche domanda. Ci sono quelli che continuano a sbagliare, e vengono invitati dagli altri amici-follower-utenti a farsi qualche domanda.
Non c’è che dire, il popolo di internet ha una tendenza incredibile all’introspezione. Domande su domande fioccano qui e lì, come pop corn che scoppiano in padella. Ma se le cose in generale non accennano a migliorare, prima o poi dovremo farci qualche domanda.
Il fatto è che l’Italiano dell’era pre-internet ha fatto un bel fagotto ed è scappato. Manca. Non solo, dispiace.
Anni fa avevamo il vizio di usare i pronomi. Amore, mi manchi. Mamma, ho preso quattro, mi dispiace. Ma adesso, pian piano quei piccoli mi, vi, ti, ci, stanno scomparendo. Troppo piccoli per rimanere a galla nel mare magnum di internet.
E così, a commento della foto della nostra amica che fa il bagno nuda a Formentera, scriviamo “Manchi.” Un nostro amico si trasferisce a New York, e non solo manca, ma dispiace.
Siete a conoscenza di altre brutture contemporanee? Cerchiamo di stanarle tutte, commentate!