La costruzione mediatica dell’abbandono

Come un paese diventa frazione e poi scompare

Castelluccio di Norcia 2015 — Claudio Mammucari

I paesi scompaiono. Ho individuato i limiti economici, politici, linguistici e culturali per capire cosa accade ad un centro abitato, prima che sia dichiarato abbandonato.

Genericamente definite aree interne. Sono aree territoriali che hanno subito più degli altri il fenomeno dell’urbanesimo, della migrazione, e che sono difficilmente raggiungibili. Che nonostante la ricchezza culturale e il patrimonio immateriale, il livello di conoscenza tecnologico rimane obsoleto. I ritmi del lavoro, sedimentati un tempo nella stagionalità, vengono sostituiti dai nuovi processi produttivi.

Il limite linguistico. Il danno maggiore che un luogo può ricevere, è essere considerato fantasma, abbandonato o morto. Spesso dietro queste diciture ci sono comunità che vivono, resistono e sopravvivono. Un borgo terremotato e spopolato, ma che ha ancora un pastore, una famiglia, una piccola comunità, di fatto lo abita. Se osserviamo perché alcuni posti non si sono spopolati a ridosso di una trasformazione è grazie a questi piccoli nuclei familiari o comunitari che hanno deciso di rimanere, di non convertire le baracche o le abitazioni provvisorie, in insediamenti stabili. Ma di ritornare e rimanere, magari nelle vicinanze e mettendo in sicurezza le abitazioni. Comunicare che un paese è fantasma, disabitato senza conoscerne la realtà crea un abbandono mediatico.

Il limite biologico. Un paese costituito per lo più da anziani, che invecchia, e con un processo di senilizzazione in corso, non può contare sulle sue forze. Non si riproduce e potrebbe contare sui nipoti, che ritornano uniti da un legame affettivo.

Il limite politico. Un paese o un borgo che non riesce ad avere lo statuto di paese viene assimilato e diventa frazione. Viene accorpato ad un altro paese. Gli effetti collaterali che lo pongono in svantaggio determineranno una serie di conseguenze che potrebbero aggravare la sua vita. Viene posto in svantaggio a causa di una discrezionalità amministrativa, non sempre con dolo, spesso per incuria o perché non si hanno le risorse. Non riesce ad essere rappresentato politicamente, ne diventa un appendice.

Gestire un paese non è semplice, figuriamoci occuparsi anche di un secondo borgo, che ha una storia sociale, economica e culturale diversa. Si attuano politiche scarsamente produttive senza che corrisponda una sua crescita e una sua autonomia. Si utilizzano luoghi pubblici, come ex scuole, ex asili, ex forni pubblici trasformandoli in depositi o magazzini. Si lascia nell’incuria e nell’autogestione dei locali la manutenzione del borgo. Vi è una crisi dei ruoli, dell’ identità locale e per ridefinire il nuovo orientamento vengono considerati resilienti.

Il limite economico. Sono luoghi spesso difficili da raggiungere, che non hanno saputo trasformare la propria economia locale e non riescono a rispondere alle esigenze del mercato. Alcune precise lavorazioni locali vengono abbandonate per essere meccanizzate, ciò comporta un esodo verso le aree produttive della regione. Il mercato discrimina queste aree, o non le conosce. Alcuni paesi, che godono di posizioni invidiabili per il contesto paeaggistico, faunistico e naturalistico vengono vendute o svendute per creare turismo di lusso o esclusivo.

Il limite culturale. Non si riconosce una storica locale, e non si fanno più interventi culturali. Tutto viene delegato all’organizzazione della festa patronale o di confraternite che investono privatamente.

Di fattori che intervengo o accelerano i processi di abbandono ce ne sono tanti, e meritano tutti un approfondimento, soprattutto mentre si valorizzano e si stilano liste sui borghi più belli d’Italia.