Paesologia
Le emergenze delle aree interne non sono festival.

ll lento cammino di decadenza economica e talvolta morale che attraversano le aree interne del sud Italia, mettono alla prova nuove e vecchie generazioni, che fanno i conti con i decentramenti e gli impoverimenti dei servizi essenziali.
L’esibizione della solitudine. La performance del paese e la sua capacità di stare al mondo, non si soppesa attraverso un festival. L’elogio del perenne shabbat — del giorno del non fare, e la solidarietà autentica tra paesi morituri, ci mette alle strette tra un senso di perdita e la nostra capacità di distrarci dalle vibrate prove di abbandono.
Collassi. Non si ha la percezione del borgo, del paese e della fragilità delle vite che appartengono tutte al Novecento. Si intende raccontare l’elogio della potenza negativa del non fare, attraverso festival che autocelebrano chi li organizza snaturando i luoghi e risignificandoli. Di lombrosiana memoria sono gli scatti che raccontano di un Sud che somiglia ancora ad Africo negli anni ‘50, mentre esiste una realtà di giovani e temerarie forze che organizzano e riqualificano aree difficili.
L’elogio della polvere. Una produzione dannunziana di eventi, in cui il suono delle parole è più importante della percezione della realtà. Un paese trasformato in sala d’aspetto è la cornice degli eventi in cui il programma prevede, bisbigli all’alba, teatro di percezioni intime, e tutta la terminologia diaristica della senilità: nostalgia, prossimità, silenzio, solitudine, mancanza, abbandono. I nuovi sepolcri. Palinsesti che sembrano lunghe veglie funebri, solenni e incensate. Itinerari spaesati dall’effetto deterministico. Il Sud come santo patrono.
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